Con l’acquisizione della divisione hearing di Gn Store Nord, Gn Hearing, per circa 2,3 miliardi di euro, Amplifon ha deciso di compiere il passo più audace della sua storia: passare da retailer puro a produttore industriale di apparecchi acustici. Dietro questa scelta c’è la visione del suo amministratore delegato, Enrico Vita, entrato come vicepresidente esecutivo della divisione Emea (Europa, Middle East e Africa) e poi diventato ceo mettendo a segno 2 miliardi di euro di acquisizioni in dieci anni, al netto dell’ultimo colpo in Danimarca.
Evoluzione
Quando Vita arriva in Amplifon nel 2014, l’azienda è già una società globale. La sua forza è la distribuzione: una rete di negozi e centri acustici che si estende in decine di Paesi e che le permette di avere una relazione diretta con milioni di pazienti. È un vantaggio competitivo notevole, ma anche una struttura che dipende fortemente dai produttori di dispositivi. Nel frattempo, il settore sta cambiando rapidamente. Gli apparecchi acustici stanno diventando dispositivi digitali sofisticati, sempre più integrati con smartphone, software e piattaforme di dati. L’innovazione tecnologica si sposta verso monte nella catena del valore, mentre i distributori rischiano di diventare semplici canali commerciali.
Per un gruppo costruito sul retail, la domanda diventa inevitabile: continuare a essere il miglior distributore possibile oppure cercare di controllare una parte più ampia della filiera? La risposta arriva con l’integrazione di Gn Hearing e l’obiettivo di combinare ricerca, produzione e distribuzione, un modello più vicino a quello dei grandi player industriali del settore.
Non sorprende che il mercato abbia reagito con cautela. Il giorno dell’annuncio il titolo Amplifon ha registrato un forte calo in Borsa, segno che molti investitori considerano l’operazione costosa e rischiosa. Non è raro che succeda quando un’azienda leader decide di cambiare il proprio modello di business: il mercato tende a premiare la stabilità, mentre le trasformazioni strategiche richiedono tempo prima di dimostrare il loro valore. Eppure, la scelta di Vita appare coerente con il suo percorso professionale.
Carriera
Marchigiano, laureato in ingegneria meccanica, si è fatto strada come un Merloni’s boy, perché ha iniziato la sua carriera nel 1995 in Indesit (ai tempi, Merloni Elettrodomestici) in un momento in cui l’azienda aveva ricominciato a crescere in maniera importante e soprattutto l’imprenditore Vittorio Merloni aveva di fatto scelto di puntare tantissimo sui giovani talenti. Lì trascorre quasi vent’anni ricoprendo ruoli di crescente responsabilità in Italia e all’estero: a 29 anni viene catapultato a dirigere uno stabilimento da solo in Turchia, a 31 anni gestisce tutti gli acquisti per quanto riguarda il gruppo e come responsabile di un budget di oltre 2 miliardi di euro. In quell’ambiente ha imparato quanto sia importante controllare l’intera catena del valore, dalla progettazione alla distribuzione, soprattutto in settori dove tecnologia e produzione giocano un ruolo decisivo.

Poi arriva il passaggio a Amplifon, viene attirato dall’assetto dell’azienda: familiare, e quindi con tutti quelli che sono gli elementi positivi di avere un azionista di lungo periodo, ma comunque aperta al mercato, perché quotata in Borsa e dunque sottoposta al confronto con gli investitori. Quando ne prende il timone, nel 2015, il suo primo obiettivo è rafforzare la presenza globale dell’azienda. Negli anni successivi il gruppo cresce soprattutto negli Stati Uniti e consolida la propria leadership in Europa, attraverso una combinazione di acquisizioni mirate e sviluppo organico. Il fatturato supera i 2 miliardi di euro e Amplifon diventa sempre più chiaramente il punto di riferimento mondiale nel retail dell’hearing care. Un settore erroneamente considerato “per vecchi”, quando in realtà è super innovativo: l’integrazione di intelligenza artificiale, connettività e sensori sta trasformando gli apparecchi acustici in veri dispositivi digitali con funzioni di personalizzazione, streaming audio e monitoraggio sanitario.
Il 16 marzo scorso, con l’operazione Gn Hearing, è stato annunciato il passo successivo: non più soltanto una rete commerciale globale, ma una piattaforma integrata della salute uditiva proprio mentre il mercato di riferimento sta evolvendo con il passaggio da semplici produttori di dispositivi a piattaforme di servizi sanitari, integrando diagnostica, telemedicina e assistenza post-vendita. Il nuovo gruppo potrà contare su circa 3,3 miliardi di euro di ricavi aggregati, circa 830 milioni di Ebitda adjusted pro-forma aggregato, oltre 20 mila dipendenti, più di 700 professionisti in ricerca e sviluppo, oltre 2.800 brevetti e attività in più di 100 Paesi. Se la strategia funzionerà, Amplifon si troverà in una posizione unica: controllare sia la tecnologia sia la relazione diretta con il paziente, una combinazione che pochi concorrenti possono replicare.
Scommessa
La scommessa si inserisce in un contesto demografico che gioca a favore del settore. L’invecchiamento della popolazione mondiale renderà sempre più diffusi i problemi di udito e aumenterà la domanda di soluzioni tecnologiche e servizi specialistici. È probabilmente questa prospettiva di lungo periodo a guidare la decisione di Vita. Chi lo conosce lo descrive come un manager abituato a prendere decisioni sulla base di trend strutturali più che delle oscillazioni di breve periodo dei mercati finanziari. Come spesso accade nelle grandi trasformazioni industriali, la risposta non arriverà subito. Ma è proprio questo il punto delle scelte strategiche: si fanno guardando molto più avanti del prossimo trimestre. Soprattutto se si opera in un business dal potere straordinario, che è quello di migliorare la vita delle persone.
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