Il conto alla rovescia è partito. Nella notte tra sabato e domenica prossimi le lancette si sposteranno in avanti di un’ora, segnando l’inizio dell’ora legale. Ma questa potrebbe essere una delle ultime volte in cui gli italiani saranno chiamati a regolare manualmente orologi e abitudini. In Parlamento, infatti, si è aperta una finestra concreta sulla possibilità di rendere l’ora legale permanente.
Alla Camera è stato avviato l’iter per un’indagine conoscitiva che punta a valutare costi e benefici di un sistema senza più cambi stagionali. La commissione Attività Produttive ha dato il via libera all’approfondimento “sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale”, promosso su impulso della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), dell’associazione Consumerismo No profit e del deputato della Lega Andrea Barabotti. Il calendario è già fissato: conclusione entro fine giugno, con la possibilità, tutt’altro che teorica, di avviare una fase sperimentale. Il dossier italiano si inserisce in una discussione europea mai davvero chiusa. Nel 2018 una consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea raccolse 4,6 milioni di risposte: l’84% dei cittadini si disse favorevole all’abolizione del cambio d’ora. L’anno successivo il Parlamento europeo approvò una proposta per lasciare agli Stati membri la scelta tra ora legale o solare permanente. Poi lo stallo, complice la pandemia e le divisioni tra Paesi.
Oggi il tema torna sul tavolo con numeri che rafforzano la spinta al cambiamento. Secondo i dati di Terna, tra il 2004 e il 2025 l’adozione dell’ora legale ha prodotto in Italia un risparmio di oltre 12 miliardi di chilowattora, traducendosi in circa 2,3 miliardi di euro in meno spesi dai cittadini. Sul piano ambientale, le stime della Sima indicano una riduzione annua delle emissioni di CO₂ compresa tra 160mila e 200mila tonnellate: un impatto equivalente alla piantumazione di milioni di alberi.
Numeri che alimentano una domanda politica sempre più esplicita: conviene eliminare il cambio d’ora? La risposta, almeno per ora, resta sospesa tra benefici energetici e incognite sociali. Proprio per questo l’indagine conoscitiva si propone di costruire un quadro il più possibile oggettivo, coinvolgendo istituzioni, autorità indipendenti, rappresentanti europei, associazioni di categoria e consumatori, oltre al mondo accademico. Al centro dell’analisi ci sarà il confronto tra modelli: mantenere l’alternanza tra ora legale e solare o adottare un sistema unico per tutto l’anno. Sul tavolo, oltre al risparmio energetico, finiranno anche le ricadute sulla produttività, sui ritmi di vita e sulla competitività economica. Le audizioni partiranno nelle prossime settimane. L’obiettivo è chiudere il lavoro entro il 30 giugno.
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