C’è un freno invisibile che sta mettendo in pausa i sogni e i progetti degli italiani: la paura di perdere il lavoro. In un panorama geopolitico ed economico sempre più instabile, l’ansia per il proprio futuro professionale ha smesso di essere solo una preoccupazione legata all’ufficio, trasformandosi in una vera e propria paralisi decisionale che colpisce al cuore i progetti di vita, come l’acquisto di una casa o l’avvio di nuovi investimenti. A tracciare i contorni di questo fenomeno sono le recenti ricerche condotte da INTOO, società di Gi Group Holding specializzata in sviluppo e transizione di carriera. I dati rivelano una profonda sensazione di fragilità percepita dai lavoratori:
Il 37% degli italiani teme di essere coinvolto in riduzioni del personale entro il prossimo anno. In caso di licenziamento improvviso, il 31% dei lavoratori stima di avere un’autonomia finanziaria sufficiente per mantenersi solo per tre mesi. A peggiorare il quadro c’è la scarsa fiducia nel mercato, con il 24% convinto che per trovare un nuovo impiego servirebbe più di un anno.
Non sorprende, in questo scenario, che vi sia una forte richiesta di supporto: l’87% dei responsabili HR e l’84% dei dipendenti ritengono che le aziende dovrebbero sempre offrire servizi di outplacement in caso di esuberi, considerandoli la prova concreta di una reale attenzione verso le proprie persone. L’insicurezza occupazionale si riversa direttamente sulle grandi scelte economiche. Secondo un’indagine, la prospettiva di accendere un mutuo o chiedere un finanziamento genera ansia e preoccupazione nel 78% degli intervistati (con picchi tra donne e under 35).
La miccia che innesca questa ansia, per 9 persone su 10, è proprio lo spettro della disoccupazione. Le conseguenze sull’economia reale sono pesanti: L’81% ammette di aver già rinviato o abbandonato decisioni importanti. Il 46% (quasi un italiano su due) ha messo in stand-by o rinunciato definitivamente alla sottoscrizione di un prestito.
Come uscire da questa fase di stallo? Il mercato offre strumenti mirati, come le polizze CPI (Credit Protection Insurance), che vanno oltre il semplice “paracadute” economico e includono servizi attivi di supporto alla ricollocazione professionale.
L’interesse per queste tutele è altissimo: l’86% delle persone dichiara che si sentirebbe molto più sereno e sarebbe più propenso ad accendere un mutuo se potesse contare su un’assicurazione contro la perdita del lavoro.
Il servizio pratico di outplacement all’interno della polizza è ritenuto utile dal 79% del campione. Il vero ostacolo è il vuoto informativo. Oltre due terzi dei lavoratori (68%) ha una conoscenza ridotta o nulla delle assicurazioni abbinabili ai mutui. Questo dato schizza addirittura al 92% se si parla della possibilità di integrare servizi di outplacement nel pacchetto assicurativo. Gli italiani chiedono sicurezza per tornare a progettare il futuro: gli strumenti ci sono, manca solo la consapevolezza per sfruttarli.
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