Battuta d’arresto per le big del tech Meta e Google sul terreno, sempre più delicato, della responsabilità delle piattaforme digitali. A poche ore da una decisione sfavorevole in New Mexico su un caso analogo legato alla sicurezza dei minori, una giuria californiana ha riconosciuto il ruolo dei social media nel deterioramento della salute mentale di una giovane donna, Kaley.
Il verdetto prevede un risarcimento iniziale di 3 milioni di dollari, di cui il 70% a carico di Meta, con la possibilità che la cifra aumenti nelle prossime fasi del procedimento. Il caso, discusso presso la Corte Superiore della Contea di Los Angeles, si concentra sull’impatto di piattaforme come Instagram e YouTube durante l’adolescenza della querelante, oggi ventenne.
Secondo l’accusa, l’esposizione prolungata ai contenuti e alle dinamiche delle piattaforme avrebbe contribuito allo sviluppo di disturbi come ansia, depressione e dismorfofobia. Una ricostruzione respinta dalla difesa di Meta, che ha attribuito le difficoltà della giovane a fattori personali, tra cui una situazione familiare complessa e il divorzio dei genitori. La giuria ha però ritenuto convincenti le prove che indicavano come l’azienda fosse consapevole della natura potenzialmente “addictive“, cioè in grado di provocare dipendenza, dei propri servizi, in particolare tra gli adolescenti, e che avesse studiato tali meccanismi anche per rafforzare il coinvolgimento degli utenti più giovani.
Il procedimento si inserisce in un contenzioso più ampio: prima dell’avvio del processo, anche TikTok e Snap, inizialmente coinvolte, avevano scelto la via dell’accordo con la querelante. Sul piano giuridico, la decisione potrebbe segnare un passaggio rilevante, contribuendo a consolidare un orientamento che riconosce una responsabilità diretta delle piattaforme sia per l’insufficienza delle misure di tutela sia per il funzionamento degli algoritmi di raccomandazione. Un precedente che rischia di alimentare ulteriori azioni legali negli Stati Uniti. Meta sia Google si preparano a impugnare il verdetto. Il gruppo di Menlo Park, in particolare, ha già annunciato di non condividere l’esito e di stare valutando le opzioni a disposizione.
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