Considerarlo un mero passaggio burocratico per soli addetti ai lavori sarebbe un errore madornale. In gioco ci sono infatti il futuro digitale dell’Italia, le logiche di investimento, la competitività e l’innovazione del Paese. Nel 2029 scadranno le licenze per l’uso del 73% delle frequenze complessivamente destinate in Italia alla telefonia mobile e l’appuntamento è tutt’altro che marginale: le modalità di riassegnazione, difatti, incideranno direttamente sul nostro futuro industriale e tecnologico almeno fino al 2040. In un momento storico in cui il settore delle telecomunicazioni sta affrontando un contesto economico a dir poco complesso, i possibili approcci sono sostanzialmente due. Il primo è tattico: consiste In un momento storico in cui il settore delle telecomunicazioni sta affrontando un contesto economico a dir poco complesso, i possibili approcci sono sostanzialmente due. Il primo è tattico: consiste nell’individuare la soluzione più adatta all’assetto attuale del comparto tlc e alle esigenze immediate del Paese. Il secondo è strategico e si traduce nella definizione di quale infrastruttura mobile servirà all’Italia nei prossimi dieci e più anni.
Mentre i vari operatori del settore dibattono sulle traiettorie da imboccare, in attesa che le autorità definiscano il quadro regolatorio, Iliad ha avanzato una propria proposta di sistema: un piano che tenta di cambiare l’approccio metodologico con l’obiettivo di trasformare la gestione dello spettro delle frequenze e le condizioni di sviluppo delle reti mobili in una leva di crescita per il Paese. La strategia di Più Veloci, presentata di recente dall’amministratore delegato di Iliad, Benedetto Levi, si articola di quattro punti fondamentali: l’aumento delle frequenze destinate agli operatori mobili, l’adeguamento dei limiti elettromagnetici agli standard europei per una maggiore potenza del segnale, la promozione di maggiori investimenti ad impatto pubblico a carico degli operatori e una distribuzione dello spettro che favorisca la concorrenza sulla qualità e non sul prezzo.
«Le scelte che saranno prese oggi avranno un impatto sulle reti dei prossimi quindici anni e più. Iliad vuole fare la sua parte e contribuire concretamente ad allargare la portata della riflessione in corso sulla scadenza delle frequenze nel 2029, guardando avanti, interpretando quali saranno le esigenze del Sistema Paese negli anni a venire, prendendo decisioni di policy utili a creare reti a prova di futuro», ha dichiarato lo stesso Levi. Come primo tema, dal piano emerge chiara la necessità di rafforzare la dotazione frequenziale del Paese in modo coerente con i fabbisogni industriali e tecnologici del prossimo decennio: «L’Italia ha 400mila aziende manifatturiere, distribuite su tutto il territorio: per noi la connettività mobile non è un servizio consumer, è un’infrastruttura produttiva» ha osservato al riguardo Davide Dattoli, Founder di Talent Garden. «Le frequenze in scadenza nel 2029 vanno trattate per quello che sono: una scelta sul tipo di Paese che vogliamo essere nel prossimo decennio».
Da qui, l’idea di Iliad di suggerire una ricognizione complessiva delle frequenze che potranno essere rese disponibili al settore e valutare l’utilizzo di porzioni di spettro ancora sottoutilizzate. Il secondo pilastro del piano prevede un contestuale allineamento dei limiti elettromagnetici agli standard europei, fissati a 61 V/m. Infatti, senza un adeguamento in tal senso, larghissima parte del valore industriale, tecnologico e sociale delle nuove frequenze rischia di essere vanificato. Secondo Nicola Pasquino, professore di Misure per la Compatibilità Elettromagnetica presso l’Università Federico II di Napoli, l’allineamento ai valori europei sarebbe una condizione necessaria affinché l’Italia possa implementare pienamente il 5G e affrontare la transizione verso il 6G in posizione competitiva. In tema di innovazione e sviluppo infrastrutturale, il piano punta inoltre a collegare parte del valore delle frequenze a investimenti ad impatto pubblico, addizionali e pienamente misurabili.
Secondo Cesare Pozzi, professore ordinario di Economia Industriale presso la LUISS Guido Carli, e Davide Quaglione, Professore ordinario di Economia Industriale presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara «Il valore dello spettro si misura nella capacità di tradurre – lungo l’intera durata della licenza – il relativo diritto d’uso in infrastrutture effettivamente dispiegate e funzionali alla generazione di valore per le imprese e le famiglie». Ecco perché tra le prime priorità indicate da Iliad, c’è l’accelerazione del 5G Standalone (5G SA). L’obiettivo è quello di coprire il 99% della popolazione italiana entro sei anni dall’assegnazione delle frequenze, a partire da un’attivazione progressiva che prevede la copertura di tutti i capoluoghi di regione entro due anni e di tutti i capoluoghi di provincia entro tre anni e mezzo.
Infine, uno dei punti più strategici della proposta Più Veloci in vista del 2029 è quella di garantire agli operatori parità di condizioni, per abilitare una concorrenza basata sulla capacità di innovazione, qualità delle reti e sviluppo dei servizi.
Infatti, in un contesto italiano in cui vi è l’asimmetria spettrale più alta d’Europa tra operatori nazionali, «lo spettro non può essere soltanto una risorsa tecnica da assegnare né un semplice attivo da massimizzare fiscalmente: è una scelta di architettura del mercato», ha osservato in un report CarloAlberto Carnevale Maffè, professore in Strategy and Entrepreneurship alla Sda Bocconi School of Management. Per questo, Iliad avanza una proposta di riallocazione delle frequenze che prevede una nuova distribuzione delle bande 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz tra i quattro operatori mobili. Una proposta aperta ad essere discussa, che di fatto prevede un incremento della dotazione frequenziale dei tre operatori storici (incumbent) che accederebbero alla banda 2,3 GHz a fronte di un rilascio di parte dello spettro nelle bande sopra citate (900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz).
Il tema si inserisce in un dibattito ancora aperto, destinato nei prossimi mesi a entrare sempre più nel merito. A restare sintonizzati, è proprio il caso di dirlo, saranno in molti.
© Riproduzione riservata