Miti e riti della cultura di massa. Totem commerciali su carta. Oltre la grafica e gli slogan, che da soli raccontano di una genialità creativa d’altri tempi, i manifesti pubblicitari vintage sono tracce vive di un approccio effervescente all’acquisto e di un desiderio di benessere. Oggi come ieri, questi poster d’artista smuovono passioni condivise e accendono così la scintilla di un collezionismo internazionale che macina numeri impressionanti. Il mercato globale dei manifesti retrò vale infatti oltre 2 miliardi di dollari, con proiezioni di crescita oltre 3 miliardi entro il 2031. La buona notizia è che l’Italia, per tradizione, rappresenta uno dei centri di gravità più apprezzati dagli appassionati del settore.
«Il mercato è estremamente variegato e la richiesta è eterogenea per pubblico e filoni tematici. Questo accade perché il manifesto è per definizione un’arte democratica, che nasce sulla strada e interpella tutti, senza distinzioni di età o provenienza. Difatti gli acquirenti sono pressoché di tutte le nazionalità», racconta a Moneta Alessandro Bellenda, super collezionista di manifesti nonché titolare della storica galleria L’Image, che ad Alassio (Savona) custodisce oltre 2mila pezzi originali e pregiatissimi.

Impatto decorativo
Per i cercatori di “pepite” vintage, il periodo d’oro è quello compreso tra fine Ottocento e primi del Novecento, con il periodo Belle Epoque e Liberty. Oggi – spiega però l’esperto – il gusto del pubblico si è spostato progressivamente verso le grafiche più moderne degli anni Trenta e del Dopoguerra. «La grafica Art Déco e quella degli anni Sessanta e Settanta piacciono molto per i loro colori, per lo stile e l’impatto decorativo. I manifesti di questo periodo si integrano molto bene a qualsiasi spazio domestico o pubblico e sono infatti apprezzati come elementi di arredo».

I collezionisti orientano poi la bussola del gradimento seguendo particolari filoni, soprattutto legati ai consumi alimentari e alle bevande, ma anche al turismo nelle più prestigiose località della villeggiatura d’élite. «Ci sono manifesti molto belli legati anche alla moda, alle automobili, ai mezzi di trasporto aereo e ferroviario, ai prodotti di lusso», racconta ancora Bellenda, ponendo poi l’attenzione sulle tecniche esecutive più diffuse per qualità e resa: la litografia, l’offset (stampa su rullo, ndr) e successivamente il fotomontaggio.

Per queste opere d’arte da parete, i prezzi possono variare da poche centinaia ad alcune migliaia di euro. I poster pubblicitari vintage originali di brand quali Coca-Cola, Martini e Carpano (solo per citarne alcuni) superano senza fatica quota 2mila euro. E poi ci sono i fuori categoria: un manifesto anni Sessanta realizzato dal grafico statunitense David Klein trent’anni fa valeva circa un milione di lire, oggi invece è stato rivenduto per 25mila dollari. Quasi 50 volte il prezzo iniziale. «Alcuni manifesti rappresentano un investimento vero e proprio, perché sono oggetti che mantengono e accrescono il loro valore nel tempo, in più offrono un appagamento estetico», annota Bellenda.
Prestigio
I prezzi – argomenta ancora – sono dati dal prestigio dell’immagine raffigurata, dalla tematica, dal contenuto grafico-stilistico. «Combinando questi fattori, il mercato da decenni ha codificato valori accettati a livello internazionale». E poi conta moltissimo la firma d’autore. Il pittore francese Henri de Toulouse-Lautrec, pur realizzando solo 20 soggetti, è ritenuto il padre pioniere del manifesto moderno e l’italiano Leonetto Cappiello è altresì annoverato tra i maestri assoluti della grafica pubblicitaria, in virtù della grande popolarità ottenuta a Parigi. Particolarmente noti agli intenditori sono anche Cassandre, che negli anni Venti e Trenta modernizzò il manifesto con grafiche futur-cubiste di grande avanguardia stilistica, Bernard Villemot e Raymond Savignac.
«Francia, Italia e Svizzera sono i Paesi che più hanno eccelso in questa arte, della quale oggi siamo custodi. Promuovere questo patrimonio significa anche preservarlo ed esaltarlo con cornici di volta in volta adeguate al soggetto», chiosa l’esperto. Appeso alla parete o custodito come opera d’arte, il poster pubblicitario vintage continua a far brillare gli occhi e il portafoglio: ogni slogan visivo comunica qualcosa, ogni sineddoche grafica racconta una suggestione. Il valore artistico ed economico, è proprio il caso di dirlo, è “manifesto”.

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