L’accordo di libero scambio tra Ue e Australia siglato in questi giorni porterà vantaggi anche all’Italia, grazie all’eliminazione dei dazi. Anche se i prodotti made in Italy più esportati in Australia sono alimentari e bevande, un peso importante lo hanno anche i macchinari industriali, il tabacco, la moda e i mezzi di trasporto. L’Italia è il secondo Paese europeo in termini di interscambio con Canberra e per quanto riguarda le società quotate a Piazza Affari i riflettori sono puntati su Ferrari, Fincantieri, Leonardo, EssilorLuxottica e Pirelli. Società che potranno beneficiare delle intese raggiunte tra Ursula von der Leyen e il premier australiano Anthony Albanese, grazie soprattutto all’azzeramento di tariffe per oltre un miliardo di euro all’anno sull’export Ue.
Ferrari
Nella graduatoria per numero di veicoli venduti in Australia – che vede ai primi tre posti Toyota, Mazda e Mitsubishi – Ferrari non figura tra i primi marchi italiani presenti nell’isola. Risulta infatti preceduta nell’ordine da Fiat, Alfa Romeo, Maserati e Lamborghini. Il titolo è quotato alla Borsa di New York dall’ottobre 2015 e a Piazza Affari dal gennaio 2016. Dopo il record storico (di 492,8 euro) raggiunto a febbraio 2025, il titolo è sceso con decisione e scambia in area 276 euro, -31% circa rispetto a un anno fa, nonostante l’annuncio di un dividendo 2026, relativo all’esercizio 2025 pari a 3,615 euro (il 21% in più rispetto all’anno precedente).
Tendono al pessimismo anche le più recenti valutazioni degli analisti: Hsbc ha tagliato il target price a 330 euro, mentre Barclays lo ha ridotto a 360 euro, confermando rispettivamente i giudizi «hold» (mantenere in portafoglio) e «overweight» (sovrappesare). In precedenza (3 marzo) JP Morgan aveva alzato il prezzo obiettivo a 380 euro, confermando anche in questo caso la raccomandazione «overweight».
Fincantieri
Azienda pubblica italiana operante nel settore della cantieristica navale, è il più importante gruppo navale d’Europa e il quarto a livello internazionale. Controllata dall’Iri fin dalla sua fondazione, la maggioranza assoluta del capitale (71,3%) è oggi detenuta da Cdp Industria, finanziaria di Cdp. Ha 24 mila dipendenti ed è guidata dal ceo Pierroberto Folgiero. Mercoledì scorso il titolo valeva circa 13 euro, +21,6% rispetto a un anno fa, ma in calo del 38,8% se il confronto viene fatto con la quotazione di sei mesi fa. Mercoledì 25 marzo il cda ha approvato il bilancio.
Il 27 febbraio scorso Deutsche Bank aveva confermato la raccomandazione «buy» (comprare) tagliando però il target price a 18,5 euro. Due giorni prima Intesa Sanpaolo aveva da parte sua ribadito il giudizo «neutral» e ridotto a 16,3 euro l’obiettivo di prezzo. Più indietro nel tempo si erano pronunciati Banca Akros (20 febbraio), Equita Sim (19 febbraio) e Mediobanca (17 febbraio), giudicando il titolo rispettivamente «buy», «hold» e «neutral» e obiettivi di prezzo di 18,7 euro, 18,1 euro e 20 euro.
Leonardo
Società per azioni italiana a controllo pubblico, opera nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Se si considera anche il periodo con la precedente denominazione di Finmeccanica, le azioni Leonardo sono quotate a Piazza Affari dal 1993. Il suo maggiore azionista è il Mef, che possiede il 30,2% delle azioni. Il 58,8% è in mano a investitori istituzionali e il resto è flottante sul mercato. Un consistente pacchetto di azioni, pari allo 0,6% del capitale, è rappresentato da azioni proprie possedute dalla stessa società. A metà settimana il titolo veniva scambiato a 58,7 euro, poco meno del 31% in più rispetto a un anno fa.
Gli analisti sono concordi nel pronosticare per il titolo nuovi rialzi. Lo scorso 17 marzo Goldman Sachs ha confermato il giudizio «neutral», accompagnato però da un target price di 63 euro, in aumento rispetto alla precedente valutazione. «Overweight» (sovrappesare in portafoglio) è invece la valutazione di Barclays del giorno precedente, con un prezzo obiettivo di 71 euro, mentre il 13 marzo si erano pronunciate JP Morgan ed Equita Sim: la prima con la conferma del giudizio «overweight» e la seconda della raccomandazione «buy», rispettivamente con un target di prezzo di 71 e 77 euro.
EssilorLuxottica
Multinazionale italo-francese verticalmente integrata, con sede a Parigi e fondata il 1º ottobre 2018 in seguito della fusione tra l’italiana Luxottica e la francese Essilor. Leader globale nella progettazione, produzione e distribuzione di lenti oftalmiche, montature e occhiali da sole. Costituita nel 2018, l’azienda, che oggi ha 156 mila dipendenti, riunisce le competenze complementari di due pionieri del settore per stabilire nuovi standard industriali per la cura della vista e l’esperienza del consumatore. Fanno parte della famiglia EssilorLuxottica marchi prestigiosi di occhiali, tra cui Ray-Ban e Oakley; marchi di tecnologia delle lenti, tra cui Varilux e Transitions, e marchi di vendita al dettaglio di livello mondiale, come Sunglass Hut e LensCrafters. A metà settimana il titolo veniva scambiato a Piazza Affari intorno ai 194 euro, circa il 28% in meno rispetto alla quotazione di un anno fa.
Il consensus degli analisti sul titolo è tuttavia prevalentemente positivo, con un ricorrente rating «buy» (comprare). Il target price medio a 12 mesi è stimato intorno ai 316-330 euro, molto più alto dell’attuale quotazione, indicativo di un significativo potenziale di rialzo. Nonostante le sfide sui margini a breve termine dovute ai nuovi investimenti deliberati dal cda, il mercato guarda con fiducia alla crescita a lungo termine. Lo scorso 25 marzo Barclays ha confermato il giudizio «buy» sul titolo, con un prezzo obiettivo di 355 euro. Lunedì 23 marzo anche Rbc aveva ribadito lo stesso giudizio «buy», con target price leggermente inferiore, invariato a 320 euro.
Pirelli
Multinazionale con sede in Italia, opera nel settore auto come produttore di pneumatici oltre che per le macchine anche per moto e bici. L’azionariato di Pirelli & C. S.p.A. è attualmente caratterizzato dalla presenza di un nucleo stabile con Sinochem (via Marco Polo International Italy) come azionista di maggioranza (37% circa) e Camfin/Mtp (Marco Tronchetti Provera) come partner strategico con circa il 25-26%. A metà settimana il titolo veniva trattato a Piazza Affari intorno ai 5,9 euro per azione, più o meno sugli stessi livelli di un anno fa.
La più recente valutazione da parte degli analisti risale al 26 febbraio scorso, con Mediobanca che ha confermato il giudizio «neutral» e alzato il target price a 7,1 euro. In precedenza (30 gennaio) si erano espressi Intesa Sanpaolo, Beremberg e Bank of America. In tutti e tre i casi è stata confermata la raccomandazione «buy», ma con i prezzi obiettivo indicati rispettivamente a 7,1 euro, 7,6 euro e 7,8 euro. In precedenza (20 gennaio) Mediobanca aveva indicato in 7 euro il prezzo obiettivo. Quanto all’analisi tecnica, secondo Teleborsa «la tendenza di medio periodo dell’azienda milanese si conferma negativa. Al contrario, nel breve termine, si evidenzia un miglioramento della fase positiva che raggiunge la resistenza più immediata vista a quota 5,834 euro». Il supporto è invece stimato a 5,618 euro. «Tecnicamente – conclude l’agenzia di rating – propendiamo a beneficio di un nuovo spunto rialzista stimato in area 6,05 euro».
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