Italia mai cosi dolce. La raccolta di miele sale a 31 milioni di chili nel 2025, il massimo degli ultimi 10 anni, +42% rispetto all’anno precedente. Un risultato storico ma anche un segnale importante per la natura considerato che le api sono responsabili del 70% della riproduzione di tutte le specie vegetali e sono quindi un indicatore dello stato di salute dell’ambiente. Infatti tre colture alimentari su quattro dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri e i meloni, secondo la Fao.
Una stagione con condizioni meteorologiche più favorevoli e una maggiore continuità delle fioriture hanno portato a una produzione record. Secondo l’Osservatorio nazionale miele a contribuire maggiormente al raccolto sono stati nell’ordine il Piemonte con il 18,1%, la Lombardia con il 13%, l’Emilia-Romagna con il 10,1%, la Calabria con il 7,6%, la Sicilia con il 6,6% la Toscana con il 6,2%, la Campania con il 5,5%, il Veneto con il 5,1%, il Lazio con il 4,4% e le Marche con il 3,4%, che si classificano nella top ten dei maggiori produttori. Sono poco più di 78 mila gli apicoltori italiani (27% aziende familiari) con oltre un milione e mezzo di alveari (16% familiari) collocati prevalentemente in Piemonte, Calabria, Sicilia, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Flessibilità
Il risultato positivo è stato “salutato” dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo numero 207 del 30 dicembre 2025, che ha recepito la direttiva Ue 2024/1438, nota come “direttiva Breakfast” che disciplina i prodotti simbolo della prima colazione come appunto il miele ma anche succhi di frutta, marmellate, confetture e latte.
Norme che «migliorano la trasparenza e rafforzano il contrasto alle frodi alimentari», secondo la presidenza del Consiglio, in un settore come quello del miele che è stato spesso oggetto di frodi. Le nuove disposizioni, che entreranno in vigore il 14 giugno, hanno l’obiettivo di uniformare le regole della concorrenza nel mercato unico europeo, intervenendo su composizione, denominazione e etichettatura dei prodotti.
Una vera rivoluzione riguarda il miele dove la dicitura generica “miscela di mieli Ue e non Ue” risultava poco chiara sull’origine. La nuova norma impone invece l’obbligo di indicare: i singoli Paesi di origine e la percentuale di ciascuna quota nelle miscele. L’Ue ha concesso una clausola di flessibilità: se una miscela proviene da più di quattro Paesi, è possibile indicare la percentuale solo delle quattro quote principali.
L’Italia applica questa deroga: se le prime quattro quote superano il 60% della miscela, solo queste devono riportare la percentuale. «L’aumento delle importazioni impone, a garanzia dei consumatori e degli apicoltori, un maggiore impegno degli organi di controllo sulle partite di miele in transito ai punti di ingresso doganale» commenta Raffaele Cirone, presidente della Federazione Apicoltori Italiani (Fai).

Il dolce cibo degli dei ha infatti un retrogusto amaro ed è quello dell’import. Si stima che nel 2025 in Italia siano stati importati più di 25 milioni di chili, in aumento rispetto all’anno precedente. Tra i principali Paesi fornitori figurano l’Ungheria, la Romania e anche la Cina. Quasi 1/3 delle importazioni è infatti di provenienza extra Ue, spesso di bassa qualità.
«Per sostenere un settore che coinvolge molti giovani e garantire il fondamentale lavoro delle api nelle nostre campagne è importante scegliere miele di origine nazionale», sottolinea Veronica Barbati, presidente dell’Associazione apicoltori della Coldiretti. Anche se nel 2025 gli acquisti di miele sono cresciuti sia in volume (+2,3%) che in valore (+2,4%), il consumo degli italiani si attesta a circa mezzo chilo pro capite all’anno, un dato inferiore alla media europea di 600 grammi e ben lontano dai 1.500 grammi della Germania, come evidenziato dal centro studi Divulga. L’Italia eccelle però in biodiversità, con oltre 60 varietà di miele, tra cui quelle che hanno avuto il riconoscimento Dop come il miele della Lunigiana, delle Dolomiti Bellunesi e Varesino. Oltre una quarantina i monoflora, ai quali si aggiunge una vastità di millefiori.
Il Mercosur
Una preoccupazione arriva dall’accordo di libero scambio siglato dall’Unione Europea con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) che prevede quote a dazio zero pure per il miele, per il quale gli agricoltori europei devono rispettare standard più rigorosi in materia di pesticidi, tutela ambientale e benessere animale.
«Una evidente disparità di trattamento che non potrà che aggravare l’annoso problema dei cosiddetti doppi standard», afferma Slow Food. «In Europa si producono 270 mila tonnellate di miele e se ne importano all’incirca 170 mila. In virtù degli ultimi accordi di libero scambio, con l’Ucraina, il Messico e il Mercosur, verrà istituita una quota di importazioni di miele a dazio zero pari complessivamente a 115 mila tonnellate.
Di fronte a questa prospettiva che impensierisce i nostri produttori, diventa strategico rispondere con un approccio di sistema che punti su una migliore identificazione e tutela del nostro prodotto, attraverso una normativa chiara che disciplini e rafforzi non solo i controlli di ingresso ma che garantisca la tracciabilità nei vari percorsi lungo la filiera e fino ai punti distributivi», ha affermato il presidente di Confcooperative Fedagripesca, Raffale Drei.
A sostegno del made in Italy è stato annunciato che, nel 2026, 8 tonnellate di miele d’acacia bio saranno distribuite negli oltre 800 ristoranti McDonald’s sul territorio nazionale. Il progetto, presentato insieme a Fondazione Qualivita e Fai-Federazione Apicoltori Italiani, prevede la distribuzione da parte di McDonald’s di 2 milioni di bustine. Promuovere un prodotto sano e di alta qualità sostiene la filiera e aiuta a tutelare le api. Questa iniziativa ha dunque un doppio valore, è un’opportunità concreta per i nostri apicoltori ed è anche un investimento culturale rivolto alle giovani generazioni, secondo il ministro dell’Agricoltura e Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida.
«Con questa alleanza – ha sottolineato Giorgia Favaro, ceo di McDonald’s Italia- vogliamo raggiungere un duplice obiettivo: sensibilizzare i nostri 1,2 milioni di clienti giornalieri sul valore del miele italiano e della tutela delle api, e sostenere concretamente una filiera fatta di piccole realtà che custodiscono saperi e tradizione».
Ma il miele è anche salute. L’85% degli italiani ritiene che faccia bene all’umore e sia un comfort food, alleato del benessere che unisce proprietà funzionali a un valore emotivo. Secondo i dati diffusi dai confezionatori di miele di Unione Italiana Food oltre il 65% dei consumatori sceglie il miele per sedare la tosse e calmare il mal di gola, il 55,1% lo sceglie per le sue proprietà antibatteriche naturali, il 51% lo preferisce perché naturale e privo di additivi. Se il 91,4% lo considera un integratore naturale, l’89,9% lo definisce un vero e proprio elisir di salute, grazie ai benefici che apporta e l’89,5% lo riconosce come antiossidante naturale, contro il 78,1% che ne sottolinea le proprietà antimicrobiche e antisettiche.
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