È il 1976 quando Carlo De Benedetti, grazie all’appoggio dell’ex compagno di scuola Umberto Agnelli, viene nominato amministratore delegato della Fiat, portando in dote il 60% delle azioni Gilardini in cambio del 5% del Lingotto. Ma solo dopo tre mesi De Benedetti si dimette. E, chiusa la parentesi a quattro ruote, nel dicembre di quello stesso anno rileva dai conti Bocca le Concerie Industriali Riunite, che trasforma in breve in una holding industriale ribattezzandola Cir. Gli investimenti della compagnia si diversificano rapidamente, già nel 1977 la Cir acquista Sasib, leader ai tempi nel settore delle macchine automatiche per tabacco, poi entra in Olivetti, compra Sogefi, destinata a diventare un protagonista della componentistica auto; rileva il gruppo Buitoni-Perugina (verrà ceduto nel 1988 a Nestlé) e fa il suo ingresso nei media con La Repubblica, a seguito del lodo Mondadori del 1990. Ma un paio d’anni prima, nel 1988, si registra il più clamoroso fallimento della storia manageriale di De Benedetti: la scalata finita nel ridicolo alla Société Générale de Belgique (Sgb), il più importante gruppo finanziario-industriale belga.
Passano gli anni e l’Ingegnere – così veniva definito dalle cronache finanziarie – è ormai stanco e si arriva al gennaio 2009 quando decide di cedere al primogenito Rodolfo tutte le cariche operative all’interno di Cir, tranne la presidenza del gruppo editoriale L’Espresso, che trattiene per sé fino all’incorporazione, nel marzo 2017, di Itedi (società editrice dei quotidiani La Stampa e Il Secolo XIX, in mano agli Agnelli), assicurando alla Cir il controllo della società risultante dalla fusione, rinominata Gruppo Editoriale (Gedi). Nel giugno 2017 De Benedetti assegna al secondogenito, Marco, la presidenza di Gedi, assumendo per sé la presidenza onoraria. A metà ottobre 2019 propone di rilevare il 29,9% di Gedi per circa 40 milioni ma la proposta, non concordata, viene rifiutata con uno strascico di polemiche tra il padre, che lascia la presidenza onoraria, e i figli Rodolfo e Marco. Il 23 aprile 2020 la Exor di John Elkann acquista la totalità delle azioni in mano a Cir tramite la Giano Holding, divenendo azionista di maggioranza del gruppo Gedi che sarà poi venduto, proprio in questi giorni, dagli Elkann ai greci di Antenna.
Siamo partiti dalla storia per raccontare come la holding Concerie Industriali Riunite, ribattezzata Cir, si sia lentamente svuotata. I tre eredi di carlo, Rodolfo, Marco e Edoardo, «ormai governano sui resti di quello che avrebbe potuto essere un impero, e invece si è rivelato soltanto una promessa mancata», ha scritto Mario Giordano nel suo libro Dynasty. La Cir, quotata a Piazza Affari e controllata con il 43,7% del capitale (60,9% dei diritti di voto) dalla Fratelli De Benedetti spa, negli ultimi dieci anni ha perso i giornali e anche Sorgenia, che era il pezzo più importante per fatturato (nel marzo 2014 è stata ceduta alle banche, con cui era arrivata a cumulare un debito complessivo di 1,8 miliardi). Sono rimaste solo le cliniche sanitarie di Kos (la ex holding Sanità e Servizi nata nel 2002) e la Sogefi, l’azienda di componentistica per auto, o quel che ne resta dopo la cessione avvenuta due anni fa della divisione Filtrazione per 331 milioni. Tanto che dal 1° gennaio 2024 la finanziaria che fa capo alla famiglia De Benedetti è classificata come Pmi con un declassamento scattato a seguito della discesa della capitalizzazione di Borsa al di sotto dei 500 milioni.
Quindici anni fa era un gruppo da oltre 4 miliardi di fatturato. Gli ultimi conti del 2025 si sono chiusi con ricavi per 1,8 miliardi, in leggero calo rispetto al 2024. I fatturati di Kos sono saliti del 2,2% e del 4,8% a perimetro equivalente, mentre il fatturato di Sogefi è sceso del 3,7% a tassi di cambio correnti. L’utile netto consolidato delle attività in continuità è di 29,2 milioni, rispetto ai 39 milioni del 2024. A fine 2025 la holding, oggi guidata dall’ad Monica Mondardini (ex ad Gedi) ha annunciato l’acquisto dal fondo F2i del 40,23% di Kos salendo così al 100% del capitale con un esborso di 220 milioni. Ma la società di componentistica
Sogefi nel medio termine potrebbe essere venduta (tra gli acquirenti interessati il gruppo Brembo). Un’ipotesi su cui in Piazza Affari sono in molti a puntare tanto che, dopo l’annuncio dell’ascesa al 100% del capitale di Kos, in Borsa non è salita solo Cir ma anche Sogefi. Considerato che attualmente il peso di Sogefi sul Nav di Cir è del 27%, l’eventuale uscita dal settore della componentistica è destinata a far salire – fino quasi a coincidere – il peso di Kos in Cir. Se e quando ciò accadrà, le valutazioni della ormai ex holding dovrebbero beneficiarne poiché verrà meno il tradizionale “sconto” applicato alle holding e i multipli della nuova Cir “mono-business” dovrebbero tendere verso quelli del settore healthcare. Di certo, oggi Cir capitalizza circa 610 milioni, che è meno del valore del 100% di Kos.
Lo scorso 9 marzo, oltre ad approvare il bilancio, il cda ha deciso di non distribuire un dividendo in considerazione della promozione di un’Opa volontaria su 50 milioni di azioni proprie per un controvalore di 34 milioni (pari al 5,45% del capitale). In altri termini, la priorità non sembra essere la crescita, ma l’ottimizzazione e la razionalizzazione delle risorse. Nel frattempo, a gennaio Borsa Italiana ha registrato sette operazioni di internal dealing a opera dei tre figli dell’Ingegnere. In particolare, fra lo scorso 9 dicembre e il 12 gennaio la F.lli De Benedetti ha ceduto sul mercato in più riprese oltre 477 mila titoli Cir incassando un totale di oltre 344 mila euro. La cessione più consistente è avvenuta il 15 dicembre 2025 quando sono state vendute 216 mila azioni. Il prossimo appuntamento societario in agenda è segnato per il 27 aprile quando si riunirà l’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio e il rinnovo del cda, momento che potrà chiarire le strategie future. Si dovrà infatti capire se in futuro la famiglia deciderà di continuare, e come, l’avventura avviata dall’Ingegnere, o se prevarranno logiche liquidatorie.
Rodolfo, nel 2014 ha fondato Decalia, una società finanziaria pura, dedicata alla gestione dei patrimoni, che ormai assorbe buona parte del suo tempo e del suo impegno. Il secondogenito, Marco ha scelto lo stesso mestiere del padre, ma con lui si è scontrato fin dall’inizio, e così ha deciso di proseguire la sua attività per lo più al di fuori dei confini dell’impero (è presidente per l’Italia del fondo Carlyle). Il terzo, Edoardo, è medico in pensione dopo essere stato un luminare della cardiologia interventistica. Nella società c’è anche la loro madre, la prima moglie di Carlo, Margherita Crosetti detta Mita, con cui hanno stipulato un patto parasociale che scadrà nel 2027. Per ora dei sette nipoti di Carlo, solo la seconda figlia di Rodolfo lavora nell’azienda di famiglia, o in quel che ne rimane, lasciando interrogativi anche sul ricambio generazionale. Quanto all’Ingegnere, ha fatto anche un passo indietro dal suo Domani, ultimo presidio diretto nel mondo dell’informazione, cedendone la proprietà all’omonima fondazione editoriale. Nelle cronache di “ieri” resta l’aneddoto di quando Steve Jobs gli chiese di partecipare all’avventura di Apple e De Benedetti rispose di no perché era convinto che Apple non avesse futuro.
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