Matteo Salvini, intervistato dal direttore del Giornale Tommaso Cerno durante l’evento Ferrovie, ponti e strade: oltre i confini organizzato da Moneta e Il Giornale, ha colto l’occasione per chiedere all’Europa il cambio di marcia sulle politiche green, anche alla luce della crisi innescata dalla guerra in Iran.
“Mi aspetterei da ieri la sospensione del Green deal e del Patto di stabilità. Non è un momento storico durante il quale possiamo permetterci bizzarrie e capricci ideologici sul tema energia, tasse, lavoro e pensioni. Va sospeso istantaneamente il Green Deal e altrettanto istantaneamente il Patto di stabilità, altrimenti si mette male non per l’Italia, per Salvini e per il governo, ma per centinaia di migliaia di uomini e di donne”, ha detto il ministro a Infrastrutture e Trasporti.
La Germania
“Mi chiedo perché Bruxelles non allenti quei vincoli burocratici che già non hanno senso in momenti normali, men che meno con due guerre in corso, a meno che qualcuno non abbia convenienza a mettere in difficoltà il sistema produttivo italiano. La Germania ci ha portati nel baratro del tutto green e tutto elettrico, tranne rendersi contro tardi che aveva guidato l’intero continente in un vicolo cieco, e visto che ora sta riconvertendo una parte delle aziende automotive a rischio fallimento in industrie di produzione di armamenti adesso deve anche avere qualcuno a cui venderli. Non spero e non voglio che l’industria bellica sia quella su cui i nostri figli possano contare per un avvenire sereno”.
I cantieri
“Noi oggi abbiamo circa 200 miliardi di euro di cantieri aperti o di prossima apertura. In questo lunedì mattina di sole di fine marzo abbiamo operai, mega talpe, ingegneri, che stanno lavorando per la Torino – Lione sotto le Alpi, conclusione lavori ipotizzata dai tecnici fra il 2032 e il 2033 per unire col treno velocità di Francia”, ha spiegato il ministro Salvini.
Le Olimpiadi
Sul lascito dei Giochi Milano-Cortina, il ministro ha sottolineato: “Abbiamo sistemato dieci stazioni, la Lecco-Bergamo, il ponte Manzoni, la variante di Tirano, lo studentato convenzionato più grande d’Italia che sorgerà al posto del Villaggio olimpico”. Per il ministro, il vero problema è sconfiggere la mentalità secondo la quale non bisogna fare nulla a causa del rischio infiltrazioni mafiose: “Non avremmo dovuto fare l’Expo, non avremmo dovuto fare le Olimpiadi, nostri nonni non avrebbero dovuto fare l’Autostrada del Sole in otto anni e non si dovrebbe fare il Ponte sullo Stretto. Io penso invece che le infrastrutture siano il più grande piano antimafia. È complicato perché ci sono i comitati del “no” per ogni cosa, ci sono disagi, di cui mi scuso, ma se non facessimo questo lavoro tra pochi anni saremo a piedi”, ha aggiunto il ministro.
Il nucleare
Sui Giochi Salvini ha sottolineato: “Tanti gufi, tanti dubbi, tanti menagramo fino alla cerimonia inaugurale e poi a Olimpiadi concluse tanti complimenti da tutti. Abbiamo dimostrato che sappiamo fare almeno come gli altri, i nostri ingegneri sono fra i migliori al mondo, stanno realizzando anche impianti nucleari e noi non abbiamo messo ancora il piede sull’acceleratore su questo: non possiamo rimanere, tra i grandi Paesi occidentali, gli unici senza. Dobbiamo correre, domani è già tardi: bisogna chiudere la legislatura con il nucleare già avviato”.
La necessità di spingere sulle alternative ai carburanti fossili è stata messa in luce ancora una volta dalla guerra, a causa della quale non aumenta solo il petrolio, ma anche “bitume, asfalto, e fra un po’ rischia di mancare la materia prima. Essere autosufficienti è fondamentale”.
Il Ponte sullo Stretto
“Un ponte unisce, solo in Italia un ponte divide perché lo fa Salvini”, ha aggiunto il ministro, che ha rinominato il ponte sullo Stretto “Ponte della Pace”.
“I siciliani mi dicono che sono 80 anni che si sentono dire: prima di fare il Ponte sullo stretto bisogna occuparsi dell’acqua, delle strade, delle ferrovie, del dissesto e da 80 anni non hanno né l’uno né l’altro. Il Ponte accelererà gli investimenti”.
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