Giorgia Meloni chiede all’Ue di cambiare rotta per rispondere alla crisi energetica in corso legata alla guerra in Iran: la premier ha scritto a Ursula von der Leyen per chiedere che la deroga al Patto di stabilità prevista per la difesa venga estesa anche alle spese per la crisi energetica. In caso contrario, l’attivazione del programma Safe da parte dell’Italia è a rischio.
La National Escape Clause
Con la crisi iraniana e i prezzi dell’energia costantemente alle stelle, per il governo italiano “sarebbe molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe”. A meno che la National Escape Clause – ovvero la deroga al Patto – concordata da Bruxelles per la difesa non sia estesa anche a una crisi che, rimarca Giorgia Meloni, oggi è una priorità per l’intero continente.
Autonomia strategica a rischio
La lettera mette per la prima volta per iscritto che l’Italia rischia seriamente di non attivare il programma Safe, che per la Commissione è un passaggio cruciale nella costruzione dell’autonomia strategica dell’Ue. Il rischio è quello di uno scontro aperto con l’esecutivo europeo.
“Sono certa che la Commissione saprà comprendere la portata e l’urgenza di questa richiesta”, scrive la premier alla numero uno di Palazzo Berlaymont. Assicurando, da un lato la responsabilità dell’Italia sugli impegni per la difesa ma chiedendo allo stesso tempo a von der Leyen “il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea”.
La risposta di Bruxelles
“La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni”, spiega un portavoce della Commissione. All’iniziale richiesta dell’Italia – prevedere un National Escape Clause ad hoc per l’energia – la Commissione ha sempre risposto con un netto rifiuto. Lo spiraglio, in teoria, potrebbe aprirsi però sull’estensione alle stesse condizioni di una deroga che già esiste, quella per il Safe.
La partita è difficile anche per la posizione contraria dei Paesi frugali, Germania in primis. Mentre Francia e Grecia chiedono di fare nuovo debito comune per affrontare gli effetti della crisi energetica. Da qui a giugno, quando i 27 leader torneranno a riunirsi a Bruxelles, l’Italia dovrà cercare un asse per portare avanti la sua richiesta.
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