Dalla corte di re Luigi XVI alle moderne sale giochi, la pallina non ha mai smesso di rimbalzare. Un tempo lanciata con abilità su un piano inclinato, oggi sparata a tutta forza su vorticose rampe illuminate, fra magneti, ingranaggi in miniatura e botole. Giù il gettone, si gioca. Con la sua combinazione di infiniti rimbalzi e di sequenze adrenaliniche, il flipper ha attraversato il tempo e conquistato intere generazioni di appassionati, al punto da superare il perimetro del semplice passatempo per entrare in quello del collezionismo. Il “biliardino elettrico”, nelle sue forme più sofisticate, è infatti una macchina del divertimento unica nel suo genere, che unisce la tecnologia al design con risultati di considerevole pregio economico e culturale. Ogni epoca, con le proprie innovazioni e i propri miti, ha difatti aggiunto elementi distintivi a questo «teatro» meccanico, che nei decenni non ha mai smesso di evolversi.

Elettromeccanica
«Tra i giochi a gettone, il flipper è senza dubbio il più collezionato e riconosciuto. Il mercato è molto vivo, soprattutto in riferimento agli esemplari di fine anni Ottanta, caratterizzati dal rivoluzionario avvento dell’elettronica. Ma i veri intenditori apprezzano pure i flipper elettromeccanici della generazione precedente, in particolare degli anni Trenta, come il mitico Baffle Ball della Gottlieb.
Basato su un piano inclinato con buche e ostacoli, il gioco traeva ispirazione dall’antica bagatella, passatempo dei saloni francesi ai tempi di Luigi XVI», racconta a Moneta Roberto Marai, uno dei principali collezionisti del settore, nonché riconosciuto imprenditore nel panorama italiano dell’intrattenimento per le sale giochi.
Nelle compravendite, oggi i collezionisti rincorrono le macchine vintage realizzate da storiche case produttrici come la statunitense Williams, che ha messo a punto flipper celebri quali Teatro Magico, Medieval Madness, Attacco da Marte e la Famiglia Addams. «Si tratta apparecchi di grande qualità, molto complessi per meccanismo e combinazioni», annota l’esperto.

Tra gli evergreen a stelle e strisce, anche i flipper firmati Bally e Stern Pinball, fondata nel 1986 e ancora oggi una delle aziende più prolifiche del settore. Per questi macchinari da gioco, i prezzi possono arrivare a decine di migliaia di euro. Un esempio per tutti: il modello The Beatles Diamond Edition realizzato dalla Stern in sole cento unità può sfiorare attualmente quota 30mila euro. Ricercatissimi e altrettanto quotati anche la Famiglia Addams, il già citato Indiana Jones dell’azienda Williams, Iron Man e Cirqus Voltaire del 1997. «Sono tutti giochi molto coinvolgenti.
Cromature e suoni
A fare il valore sono l’estetica, il piano di gioco, l’ambientazione, le complicazioni, i meccanismi interni e finanche i suoni, spesso vincolati da una licenza e dunque esclusivi», sottolinea Marai, ponendo l’attenzione anche su un altro fattore da non sottovalutare: il restauro. A differenza di quanto accade con altri oggetti da collezione, infatti, in questo caso una riparazione a regola d’arte può aumentare il pregio e le quotazioni. «Alcuni lavori certosini, con cromature minuziose e manutenzioni maniacali, rendono il flipper preferibile rispetto alla sua versione originale».

Sul mercato, rimarca l’esperto, in genere esistono tre fasce progressive di riferimento, soprattutto rintracciabili negli apparecchi Stern: la professional, destinata generalmente ai locali pubblici, la premium, apprezzata dai collezionisti, e la limited edition, con pezzi numerati per veri intenditori dalla grande capacità di spesa. «Cambiano i disegni sul cassone, le caratteristiche tecniche, gli elementi scenografici, ma anche gli effetti luminosi e le modalità di interazione».
Così, mentre la pallina corre e rimbalza sul piano inclinato, ogni colpo secco disegna traiettorie che nascondono anche un considerevole valore economico. Conviene investirci? Dipende: se c’è di mezzo una passione amarcord, difficile che l’affare vada in tilt.
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