Cielo sereno o poco nuvoloso. Anzi no, bombe d’acqua in arrivo. Poi ampie schiarite, ma con mari molto mossi. Ondate di caldo soffocante, clima instabile su tutta la Penisola. Che confusione. Ai tempi del mitico colonnello Edmondo Bernacca, icona della meteorologia italiana negli anni Novanta, le previsioni erano assai più lineari, quasi didascaliche: sole o pioggia, caldo o freddo. Il bollettino arrivava alla solita ora, annunciato con rigore scientifico. Un rituale quotidiano e rassicurante per milioni di italiani.
Allerta continua
Oggi, invece, ogni minima perturbazione atmosferica diventa una notizia o addirittura un’emergenza preannunciata: siti specializzati, app e notifiche istantanee forniscono aggiornamenti più costanti e dettagliati, talvolta amplificando però la reale misura dei fenomeni. Così, un semplice acquazzone rischia di trasformarsi nel presagio di una catastrofe e pure un fine settimana di maltempo diventa un motivo d’allerta. Più che l’ombrello, servirebbe il buon senso: la questione, infatti, non è soltanto meteorologica ma è anche e soprattutto economica. Secondo dati Unioncamere-Isnart, il 75% delle imprese turistiche italiane segnala gli effetti diretti del clima (vero o preannunciato) sulle prenotazioni e il 28,5% rileva che i periodi di maggiore afflusso stanno cambiando per lo stesso motivo. Quasi quattro italiani su dieci (il 38%) dichiarano di rinunciare a un viaggio o a una gita fuori porta a causa delle previsioni negative. Basta un preavviso di maltempo a far crollare prenotazioni e presenze, anche se il sole poi torna a splendere.
Contraccolpi
Sì, perché il punto è proprio questo: hotel, ristoranti e attività commerciali da tempo lamentano i contraccolpi negativi causati da previsioni meteo allarmistiche o addirittura sbagliate. A fronte di bollettini eccessivamente preoccupanti, Federalberghi aveva in passato parlato di «meteo-terrorismo». Un weekend di “allarme pioggia” può infatti tradursi in un calo delle presenze fino al 30%, con perdite immediate che possono arrivare a centinaia di migliaia di euro per singola destinazione. Questo, ovviamente, vale ancora di più per le località balneari o di montagna. Il frangente più temuto dagli operatori turistici è la soglia del giovedì sera: secondo gli stessi addetti ai lavori, se in quel momento le app del meteo prevedono pioggia o minacciano condizioni avverse per il fine settimana, il flusso di prenotazioni si blocca di colpo. Altrettanto insidiosa è l’ansia della nuvoletta in agguato il venerdì pomeriggio, quando in genere partono le disdette telefoniche.

In un Paese in cui il turismo vale oltre il 13% del Pil, si comprende non solo la portata del fenomeno ma anche la responsabilità che i novelli Bernacca, spesso meno giudiziosi dell’originale, hanno tra le mani. Del resto, anche Coldiretti ha evidenziato come le previsioni (soprattutto se errate o allarmistiche) siano il primo fattore di condizionamento per le partenze last minute. Secondo le analisi sul tema, circa il 75% degli italiani consulta le app meteo prima di decidere se partire.
Attendibilità
Accadrà anche con le imminenti festività pasquali: saranno oltre 9 milioni gli italiani in movimento (dato in lieve calo rispetto allo scorso anno), in base a stime di Confturismo e Confcommercio che andranno a definirsi proprio in base alle previsioni meteo dell’ultima ora. D’altra parte, l’attendibilità delle predizioni cresce con l’avvicinarsi dell’evento: fino a tre giorni prima, il meteo ha un’accuratezza del 93-95%, mentre a cinque giorni scende all’89-91% e oltre i dieci giorni cala al 50-60 per cento. A fronte di professionisti che operano con assoluta serietà, non mancano tuttavia colleghi che, anche sotto data, cedono a una narrazione enfatica e caricaturale. Il conto lo pagano quasi sempre gli esercenti, mentre a ingrossarsi è un mercato – quello dei servizi di previsione meteo – che su scala globale è stimato intorno a 3 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo vicino all’8% e una prospettiva di incremento oltre quota 5 miliardi entro il 2034.
In futuro sarà sempre più netta la distinzione tra la meteorologia scientifica e quella commerciale: la seconda tende a sovrastimare i fenomeni negativi per “eccesso di prudenza” o forse solo per attirare traffico. Per un motivo o per l’altro, conviene aprire l’ombrello e ripararsi dalla pioggia di previsioni sballate.
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