Il principale responsabile è il petrolio. Con i prezzi dell’oro nero in tensione, crescono le aspettative di ripresa dell’inflazione e di conseguenza si allontana la possibilità di un taglio dei tassi. In questo quadro gli investitori sono chiamati ad adeguare i propri portafogli. Come? Abbandonando i titoli caratterizzati da un trend di crescita a lungo termine e privilegiando invece, per esempio, da un lato quelli a reddito fisso indicizzati, dall’altro le azioni delle banche, delle utility e delle materie prime, che solitamente anticipano l’aumento generalizzato dei prezzi. Ed è proprio su queste ultime che si focalizzano in questa fase le attenzioni degli esperti. Ecco, di seguito, una selezione di blue chip da tenere sotto osservazione.
Bper
Quotata nell’indice Ftse Mib, la banca è presente in tutte le regioni italiane, mentre all’estero ha uffici di rappresentanza a Hong Kong e Shanghai, oltre a partecipare ad accordi di partenariato con gruppi bancari, istituzioni e studi di consulenza. A metà settimana il titolo valeva poco più di 11 euro, in crescita di quasi il 50% rispetto a un anno fa. In attesa dell’assemblea annuale di bilancio del 23 aprile, le più recenti valutazioni risalgono al 6 febbraio. Morgan Stanley ha alzato il target price a 14,6 euro, seguita da Barclays, Equita Sim e Ubs, che lo hanno a loro volta migliorato, portandolo rispettivamente a 14, 14,3 e 13,5 euro.
Banco Bpm
È la terza banca italiana per dimensioni, con 1.400 sportelli e 19 mila dipendenti. Il titolo, scambiato a metà settimana poco al di sopra dei 12 euro, si è rivalutato del 24% nell’ultimo anno, mentre negli ultimi sei mesi la performance è negativa di poco più del 6%. Contrastanti i giudizi. Lo scorso 27 marzo Goldman Sachs ha abbassato sia la valutazione (a neutral), sia il target price, fissato a 14,3 euro. In precedenza (10 febbraio) Intesa Sanpaolo aveva invece confermato la raccomandazione «buy» (comprare) e alzato a 14,5 euro (dai 14,2 euro del 5 febbraio) l’obiettivo di prezzo. Conferma, nel report del 6 febbraio scorso, dell’indicazione «hold» (mantenere) di Equita Sim, con un target di prezzo di 15 euro (in crescita), mentre il 22 gennaio Ubs aveva confermato il giudizio «neutral» e alzato a 12,8 euro il target price.
Intesa Sanpaolo
Il titolo, appartenente al paniere del Ftse-Mib (che comprende le blue chip di Piazza Affari), valeva a metà settimana 5,137 euro, con una performance positiva del 6,5% rispetto a un anno fa. Tutti positivi i più recenti giudizi degli analisti. Lo scorso 27 marzo Goldman Sachs aveva alzato a «buy» (comprare) la propria raccomandazione, aumentando anche il target price a 6,9 euro. Identico il giudizio di Deutsche Bank datato 4 febbraio, accompagnato da un prezzo obiettivo di 6,8 euro.
Unicredit
Tra i primi gruppi bancari europei, a fine 2025 gestiva 535,4 miliardi di euro di depositi e 433,5 miliardi di crediti. La commercializzazione dei prodotti e servizi è garantita da una rete di 3.075 agenzie, di cui 1,941 in Italia. Il 31 marzo il titolo valeva 60,86 euro, con una performance positiva del 14,4% rispetto a un anno fa. Nel 2005 l’istituto ha concluso con successo un’offerta pubblica sul gruppo tedesco HypoVereinsbank. Quest’ultima operazione ha permesso a Unicredit di estendere i propri confini operativi in altri Paesi come Austria, Polonia e Croazia, oltre che in Germania. Scambiato a 62 euro il 2 aprile, il titolo è stato giudicato «buy» (da acquistare) da Goldman Sachs, con un prezzo obiettivo di 91,7 euro, mentre Deutsche Bank ha recentemente alzato l’obiettivo a 77 euro.
Finecobank
L’istituto ha oltre 1,6 milioni di clienti e dispone di una delle maggiori reti di consulenza in Italia, con oltre 3 mila consulenti. Il titolo valeva martedì scorso 18,94 euro, con una leggera performance positiva (+3% circa) rispetto a un anno fa. Tutti ottimisti i giudizi degli analisti. Lo scorso 6 marzo Berenberg e Intesa Sanpaolo avevano confermato entrambe la raccomandazione «buy», con target di prezzo pari rispettivamente a 26,5 euro e 24,5 euro.
Italgas
La società è attiva nei settori della distribuzione del gas, dei servizi idrici e dell’efficienza energetica. Quotata a Piazza Affari, valeva lo scorso 31 marzo poco più di 10 euro, in crescita del 61,7% rispetto a un anno fa e del 30% negli ultimi sei mesi. Positivi i più recenti giudizi degli analisti. Il 26 marzo scorso Intesa Sanpaolo aveva confermato la valutazione «neutral», accompagnata però da un aumento a 10,7 euro del target price, mentre Equita Sim lo scorso 5 marzo aveva ribadito il «buy» e alzato a 11,2 euro il prezzo obiettivo.
Ferrari
Holding che controlla l’omonima casa automobilistica, è oggi una società di diritto olandese, ma è quotata anche a Piazza Affari, scambiata il 31 marzo scorso a 289 euro, -28% rispetto a un anno fa. Cauti i giudizi. Lo scorso 20 marzo Hsbc aveva confermato la raccomandazione «hold» (mantenere in portafoglio), ma ridotto il target price a 330 euro. In precedenza (10 marzo) Barclays aveva a sua volta ribadito il precedente giudizio «overweight» (sovrappesare) e tagliato il prezzo obiettivo a 360 euro.
Generali
È la più grande compagnia italiana di assicurazioni e la terza europea per fatturato, dopo Allianz ed Axa. Quotato a Piazza Affari, il titolo ha chiuso il 31 marzo a 34,51 euro,+5,76% rispetto a un anno fa. Tutti positivi i giudizi più recenti emessi dagli analisti. Il 23 marzo scorso Barclays ha confermato la raccomandazione «underweight» (sottopesare) e alzato il target price a 28,5 euro, mentre il 16 marzo Deutsche Bank lo aveva portato a 38 euro. Il 13 marzo si sono espresse Equita Sim e Ubs. La prima aveva confermato il giudizio «hold» (mantenere in portafoglio), con un obiettivo di prezzo di 36 euro; la seconda aveva ribadito il «buy» e alzato a 41,2 euro il target di prezzo.
Prysmian
La società è specializzata nella produzione di cavi per applicazioni nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni e di fibre ottiche. Prysmian è presente in Nord America con 23 stabilimenti, mentre sono 48 le sedi in Europa. Il titolo in settimana si è spinto sopra i 104 euro, a valori raddoppiati rispetto alla quotazione di un anno fa. Analisti e osservatori sono in massima parte ottimisti sul titolo. Hsbc ha confermato il «buy» e alzato il target price a 115 euro, mentre in precedenza (11 marzo) Intesa Sanpaolo lo aveva portato a 115,5 euro.
Unipol
Opera nei settori assicurativo, bancario, immobiliare e alberghiero. Le azioni ordinarie sono quotate a Piazza Affari dal 1990 e presenti nel paniere Ftse Mib. Il titolo valeva martedì scorso 19,845 euro, il 34,7% in più rispetto a un anno fa. Lo scorso 23 marzo gli analisti di Barclays avevano confermato il giudizio «overweight» e alzato il target price a 22 euro, mentre il 23 febbraio si erano espressi Equita Sim e Berenberg, confermando entrambi la raccomandazione «buy» con prezzi obiettivo rispettivamente di 23,3 euro e 25,7 euro.
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