Ammontano a 15,2 miliardi i ricavi generati dal settore tech italiano, con un impatto sul Pil del paese di quasi l’1% (per la precisione lo 0,8%). Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla terza edizione dell’Italian Tech Landscape, lo studio sul settore tecnologico italiano, che dal 2024 mappa, classifica e valorizza l’eccellenza software nazionale.
Il tech italiano in numeri
L’ambito più remunerativo risulta essere quello dell’intelligenza artificiale con un giro d’affari di 4 miliardi. Seguono il Gestionale (3,1 miliardi); Risorse umane (1,3 miliardi); InsuranceTech (1,3 miliardi) e Servizi (1 miliardo). La robotica c’è, ma ancora in misura minore con 297 milioni.
La classifica per regioni vede invece in testa la Lombardia con 7,3 miliardi di ricavi generati, seguita da Piemonte (3,7 miliardi), Marche ed Emilia Romagna (1,1 miliardi). Arrivano poi Toscana (597 milioni), Veneto (178 milioni), Lazio (176 milioni), Friuli Venezia Giulia (137 milioni), Campania (96 milioni), Puglia (43 milioni).
Complessivamente, i dipendenti nel settore sono quasi 71mila, impiegati principalmente tra Lombardia (oltre 24mila) e Piemonte (19mila).
“Quella del settore tech italiano è un’eccellenza che merita di entrare a pieno diritto nella narrazione del nostro sistema economico e produttivo. Non si tratta più di parlare di una promessa da mantenere, ma di un ecosistema capace di generare valore reale, occupazione stabile e attrattività internazionale. Prendere consapevolezza di questa realtà significa prendere consapevolezza del valore che questa stessa realtà può dare al sistema Paese”, afferma Max Brigida, fondatore di La Tech Made in Italy.
Un dato che dimostra chiaramente la crescita di questo settore è quello delle soluzioni tech italiane censite, più che raddoppiate: si è passati da 456 a oltre 1.000 in un anno di analisi, distribuite su più di 20 categorie, con l’ingresso di nuovi segmenti ad alto valore come quello degli unicorni, ossia startup con un valore che supera il miliardo di euro.
Chi sono gli unicorni tech dell’Italia
Il rapporto ha rivelato anche i loro nomi. Sono infatti 9 gli unicorni italiani (tra le quali 2 si sono andate ad aggiungere solo nell’ultimo anno), con una valutazione complessiva di 28,8 miliardi di euro. I ricavi complessivi generati da queste realtà ammontano a 5,67 miliardi di euro, con una media di 630 milioni a testa.
I 9 unicorni italiani sono, in ordine di valutazione:
- Bending Spoons: 11 miliardi di euro (fatturato 1,1 miliardi)
- Technoprobe: 7,9 miliardi di euro (fatturato 756 milioni)
- Reply: 2,4 miliardi di euro (fatturato 2,6 miliardi)
- Domyn: 1,7 miliardi di euro (fatturato 5,6 milioni)
- Satispay: 1,6 miliardi di euro (fatturato 46 milioni)
- Namirial: 1,1 miliardi di euro (fatturato 74 milioni)
- Scalapay: 1,1 miliardi di euro (fatturato 57 milioni)
- Facile.it: 1 miliardo di euro (fatturato 140 milioni)
- Prima: 1 miliardo di euro (fatturato 1,3 miliardi)
In Italia queste aziende impiegano oltre 23mila persone e ben sei sono basate a Milano. Sul fronte degli investimenti, il 2025 ha visto confluire 545 milioni di euro nel mercato tech italiano da parte di fondi e venture capital, a cui si sommano ulteriori 39 milioni provenienti dal community funding.
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