Dimenticate i lupi di Wall Street, i derivati e i miliardi di dollari creati dal nulla. Dimenticate i grattacieli simbolo di ricchezza e potenza. E aprite gli occhi su Nuova Avana, la nuova Mecca dell’islamo-socialismo. Nonostante Zohran Mamdani sia il primo sindaco musulmano della città, la sua ricetta, più che ispirarsi alle leggi del Corano, sembra strizzare l’occhio ai libretti rossi di Urss e Cina. Si tratta di sogni per lo più irrealizzabili che, tradotti in misure concrete, rischiano di pesare sulle casse pubbliche e sull’intera comunità.
100 giorni da sindaco
Qualche giorno fa Mamdani ha festeggiato i suoi primi cento giorni da sindaco. E mentre lui festeggia è tempo di tentare una prima analisi del “Vaste programme” socialista. Se è vero che a tre mesi dall’investitura è difficile dare un giudizio sull’operato di qualunque politico, la tendenza del mandato inizia già a delinearsi e diverse promesse, almeno per il momento, devono restare nel cassetto.
Il primo punto riguarda l’esodo, silenzioso ma continuo, dei contribuenti più facoltosi da Manhattan. «Purtroppo, il sindaco sta distruggendo la città – ha commentato Donald Trump nei giorni scorsi – Le politiche basate su tasse, tasse e ancora tasse sono sbagliate. La gente sta fuggendo».
Mamdani si muove in un terreno delicato. Negli ultimi anni nella Grande Mela si è registrato un progressivo calo dei residenti più facoltosi. Secondo un dossier del Citizens Budget Commission (Cbc) dello scorso agosto, tra il 2010 e il 2022 la quota sui milionari totali degli Usa tra la città e il resto dello Stato è scesa dal 12,7% al 8,7% in favore del Sun Belt.
Milionari in fuga
Nel periodo successivo alla pandemia, tra il 2022 e 2024 quasi 6 mila nuclei familiari milionari hanno lasciato la città. Nel 2024 c’è stata una ripresa, ma nel 2025 l’esodo è ricominciato. Esodo diretto dove ci sono meno tasse, come Texas e Florida. Giusto per avere un’idea negli ultimi 5 anni 125 mila tra ricchi e super ricchi hanno lasciato New York per il Sunshine State portando con sé 14 miliardi di dollari di reddito imponibile.
Le entrate fiscali
L’esodo ha ovvie ricadute sul piano delle entrate fiscali e potrebbe accelerare con le proposte di Mamdani. Secondo il Nyc Comptroller e del New York State Division of the Budget nell’anno fiscale 2025-26 le entrate fiscali complessive diminuiranno di quasi 3 punti percentuali. Un colpo pesante, legato alla riduzione del totale imponibile. L’1% dei contribuenti di New York paga oltre il 40% di tutte le tasse statali sul reddito.
La scorsa settimana il sindaco ha annunciato una sovrattassa sulle seconde case, i cosiddetti pied-à-terre, dei non residenti. Un provvedimento in accordo con la governatrice dem dello Stato Kathy Hochul. «Quando mi sono candidato a sindaco, ho detto che sarei andato alla tassa sui ricchi – ha detto il sindaco nel lanciare il nuovo balzello – bene, oggi stiamo tassando i ricchi». Il suo obiettivo è raccogliere tra i 500 e 650 milioni di dollari.
Come a Cuba
La mossa di Mamdani indica il nuovo corso di Nuova Avana, ma rivela anche l’amara realtà dei conti. La mossa serve soprattutto come “stabilizzatore fiscale”. New York si trova a gestire un deficit di bilancio di 5,4 miliardi di dollari. Un passaggio delicato che ha addirittura costretto Mamdani a scelte dolorose, come il rinvio di una legge che impone limiti alle classi pollaio e soprattutto lo stop all’ampliamento dei CityFheps, i buoni affitto che aveva promesso di ampliare.

Le speranze per Mamdani sarebbero altre ma la realtà è molto più dura dei reel social. È il caso degli autobus gratis per i newyorchesi. Colonna portante del programma elettorale, la misura è stata rimandata a data da destinarsi. Rendere gratuite le 340 linee che percorrono la città è proibitivo. Per l’ufficio del sindaco la spesa sarebbe tra i 600 e 800 milioni di dollari. Ma una stima della Mta, l’authority che gestisce il trasporto, parla di oltre un miliardo. Per averlo servirebbe una tassa aggiuntiva sui grandi patrimoni ma su questo la Hochul è molto più fredda. E intanto Mamdani ragiona su un progetto pilota da attuare durante i Mondiali di calcio, ma i dubbi su costi e benefici restano.
Gli affitti
Questione più delicata quella del congelamento degli affitti. A febbraio 2026, il 34enne socialista ha nominato 6 nuovi membri nel Rent Guidelines Board (Rgb), l’ente che gestisce i prezzi degli affitti per circa 1 milione di appartamenti regolamentati. Il voto decisivo dovrebbe arrivare a giugno, ma i mal di pancia non mancano. I piccoli proprietari immobiliari dicono che le proposte di Mamdani li manderanno a gambe all’aria. Il timore è di non poter reggere il mix di congelamento degli affitti e aumento del 9,5% delle tasse sulla proprietà perché renderebbe i margini tra costi e ricavi praticamente inesistenti, uno scenario che li spingerebbe a vendere ai grandi fondi immobiliari, col paradosso che un’amministrazione socialista finirebbe per avvantaggiare i grandi gruppi che giura di combattere.
I nidi
Dove Mamdani ha incassato i primi successi è la scuola. Grazie all’aiuto (di nuovo) della Hochul è partito il progetto di rendere gli asili nido gratuiti. Lo Stato ha messo sul piatto 4,5 miliardi di dollari e il Comune 1,2 per un programma ambizioso: accesso universale ai nidi per i bambini fino ai 2 anni, che a marzo ha iniziato a essere dispiegato nelle prime quattro aree cittadine. Nei prossimi anni l’obiettivo è quello di estendere il programma, ma su questo pesano i complessi equilibri di bilancio.
Appuntamento al 2027 anche per un’altra iniziativa: i supermercati controllati dal Comune con prezzi calmierati. Al momento il progetto ha una dotazione di 70 milioni e prevede di aprire cinque grandi centri. Il primo dovrebbe aprire i battenti alla fine del 2027, mentre gli altri negli anni successivi, con un mega centro previsto a Harlem per il 2028. Ammesso che per allora il bilancio del Comune non peggiori ulteriormente.
Però, se non altro, a Mandami una cosa è riuscita (peraltro una delle tante che, a Milano, ha fatto difetto a Beppe Sala): la lotta alle buche. Nei primi cento giorni l’amministrazione del sindaco di NY ne ha chiuse oltre 102 mila. Avrà riempito le voragini con il dissenso dei milionari in fuga.
Leggi anche:
Milano come New York qui il mattone è di lusso
New York esorcizza il fantasma crisi. Da Picasso a Burriecco i big all’asta
© Riproduzione riservata