L’Italia ha il potenziale di tornare nel radar dei grandi investitori internazionali. Ma per trasformare questa attenzione in crescita servono strumenti finanziari adeguati, energia meno cara e una politica industriale capace di ridurre l’incertezza. È il messaggio emerso oggi all’apertura del Salone del Risparmio 2026. L’evento, giunto alla sedicesima edizione, riunisce oltre 300 relatori e più di 100 conferenze tra incontri, formazione e networking per operatori del settore.
Ad aprire il confronto è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto in collegamento video. “L’Italia oggi è un Paese appetibile per i grandi investitori e di questo dobbiamo essere consapevoli e anche orgogliosi”, ha detto il titolare del Mef. Secondo Giorgetti, i grandi fondi globali guardano sempre più al nostro Paese “come mercato primo di allocazione”. I fondamentali, ha aggiunto, non mancano. Il punto, semmai, è costruire un’offerta più ampia di strumenti attraverso cui incanalare questi capitali.
È qui che il tema del risparmio privato incontra quello della crescita. La sfida cruciale è infatti quella di spostare una parte della ricchezza finanziaria degli italiani da forme liquide e prudenti verso investimenti produttivi, capaci di sostenere imprese, infrastrutture e innovazione. “Se le condizioni lo richiederanno siamo pronti a intervenire per proteggere i redditi delle famiglie e la liquidità delle imprese, sarebbe irresponsabile non farlo perché i danni sarebbero ingiusti e inaccettabili” ha aggiunto Giorgetti. “Mi auguro che su questo ci sia condivisione a livello europeo e il governo sta lavorando a Bruxelles in questa direzione”, ha aggiunto. Ma l’attrattività finanziaria non basta, se il sistema produttivo resta frenato dai costi. Lo ha ricordato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo alla tavola rotonda di apertura. “Essere competitivi oggi significa parlare di costo dell’energia, su cui non eravamo messi bene neanche prima”, ha detto. Per Orsini, l’Italia può muoversi su più fronti: avviare le sperimentazioni sul nucleare, pur sapendo che si tratta di una strada lunga, “di almeno 10-11 anni”, e soprattutto accelerare subito sulle rinnovabili.
Il nodo, secondo il presidente degli industriali, è l’attuazione. In Italia ci sono “4mila” concessioni per impianti rinnovabili ancora non messe a terra. Serve inoltre definire le aree idonee per i nuovi impianti. Senza energia a basso costo, ha avvertito Orsini, il Paese continuerà a soffrire sul piano della competitività. Il messaggio è chiaro: gli investitori possono guardare all’Italia con interesse, ma la capacità di trattenere capitali dipende anche dalla qualità delle condizioni industriali.
Nel ragionamento di Orsini c’è anche una dimensione europea. “Io sono europeista convinto, un mercato unico europeo dell’energia sarebbe fondamentale”, ha dichiarato. Anche l’acquisto di energia dalla Spagna, ha aggiunto, potrebbe essere utile nella fase attuale. La questione non riguarda solo le imprese energivore. Tocca l’intera catena produttiva, dai margini industriali ai prezzi finali, fino alla capacità delle aziende italiane di restare agganciate alle filiere internazionali. Sullo sfondo resta il peso della geopolitica. “Come imprenditori non possiamo che essere fiduciosi della qualità dei nostri prodotti e della nostra resilienza, ma la verità è che quanto sta succedendo intorno a noi è un contesto in cui l’incertezza è sovrana”, ha detto Orsini. Nei suoi scenari, ha aggiunto, esiste anche “rischio di recessione se la guerra proseguirà fino a fine anno”.
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