Si avvicina l’incontro fra Donald Trump e Xi Jinping, in programma il 14 e 15 maggio a Pechino. Al centro i dazi e il nodo chip e terre rare. Ma cosa si aspettano e come reagiranno i mercati?
Secondo un commento di Michael Strobaek, Global Chief Investment Officer di Lombard Odier, “se l’incontro tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino del 14-15 maggio dovesse effettivamente svolgersi, preservare lo status quo potrebbe essere il massimo risultato ottenibile. Ritengo che, nel contesto delle incertezze sul cessate il fuoco in Medio Oriente, questo potrebbe bastare per il momento. I mercati, sostenuti da solidi utili societari, reagirebbero positivamente”.
Aspettative modeste
Le aspettative, secondo l’analista di Lombard Odier, sarebbero modeste: “Si è visto poco del lavoro preparatorio che normalmente sostiene i grandi accordi diplomatici. Senza queste basi, i leader tendono a privilegiare il simbolismo rispetto alla sostanza. Tuttavia, ritengo che anche il simbolismo abbia importanza quando i rapporti tra le due maggiori economie mondiali sono fragili“.
In particolare, anche se la guerra in Medio Oriente pare aver rafforzato l’economia cinese, Pechino si trova in una situazione instabile: “La Cina resta il principale partner commerciale dell’Iran, ma allo stesso tempo presta attenzione a non inimicarsi gli Stati del Golfo. Per la Cina si tratta di un delicato esercizio di equilibrio; ha scarso interesse a destabilizzare i rapporti con entità iraniane sanzionate dagli Stati Uniti e, diversamente dagli Stati Uniti, sta gestendo con attenzione le proprie relazioni commerciali”.
Interdipendenza
Michael Strobaek sottolinea: “Nessuna delle due parti può permettersi uno scontro economico totale. Il dominio della Cina sulle terre rare le conferisce una leva fondamentale mentre la trasformazione tecnologica accelera in tutti i settori. Gli sforzi degli Stati Uniti per ridurre i rischi e approvvigionarsi di terre rare attraverso altri Paesi richiederanno più tempo, proprio mentre gli Stati Uniti hanno bisogno di riarmarsi.
Sul fronte tecnologico, gli Stati Uniti mantengono ancora la leadership nei semiconduttori più sofisticati. Sebbene l’intelligenza artificiale statunitense e quella cinese si stiano sviluppando lungo percorsi differenti, la catena del valore resta collegata. Le discussioni su una “hotline” dedicata all’intelligenza artificiale tra i leader in caso di crisi tecnologica rappresentano un segnale piccolo ma costruttivo”.
Energia
La Cina, secondo Michael Strobaek, “dispone anche di un altro vantaggio chiave: la resilienza energetica. Il Paese produce già circa il doppio dell’elettricità rispetto agli Stati Uniti e avrebbe addirittura ridotto le importazioni di petrolio dall’inizio del conflitto”. Di conseguenza, “questo rafforza la nostra visione macroeconomica costruttiva. Prevediamo che la Cina crescerà del 4,2% quest’anno e riteniamo che vi sia spazio affinché il Paese consenta un rafforzamento dello yuan per riequilibrare la propria economia domestica”.
I consigli degli investitori
“A mio avviso – sottolinea Michael Strobaek – la chiave di lettura corretta per gli investitori è quella di una “competizione gestita”. La rivalità con gli Stati Uniti persisterà, ma la prosecuzione della tregua commerciale sarebbe positiva. Manteniamo una posizione overweight sulle azioni emergenti, con la Cina tra i mercati preferiti, grazie alla sua resilienza energetica e al potenziale recupero del sentiment. La sovraperformance dei mercati emergenti probabilmente si estenderà ulteriormente — oltre Corea del Sud e Taiwan — una volta risolto il conflitto”.
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