Le tensioni geopolitiche e l’aumento dell’oro fanno male al settore orafo italiano: le principali difficoltà sono legate ai costi, in primis della materia prima (indicata dal 68%), insieme al peggioramento della domanda interna (60%) e alle tensioni geopolitiche (53%).
Queste difficoltà risultano ulteriormente acuite dal conflitto in Iran che secondo le imprese del settore ha determinato una riduzione del consumo di gioielli (68%), un aumento del costo delle materie prime (43%) e un rallentamento della domanda internazionale (33%).

A fare il punto OroArezzo l’appuntamento, organizzato dal Club degli Orafi Italia in collaborazione con Intesa Sanpaolo. L’evento è stato moderato da Laura Biason, Direttore Generale del Club degli Orafi Italia. Gli approfondimenti sono stati presentati da Daniela Corsini, Senior Economist responsabile della ricerca sulle commodity del Research Department di Intesa Sanpaolo, Stefania Trenti, Responsabile Industry Research del Research Department di Intesa Sanpaolo che ha presentato i dati
sul settore orafo italiano, e Sara Giusti, Economista del Research Department di Intesa Sanpaolo.
Infine, il quadro è stato commentato in un dibattito con la testimonianza di Giordana Giordini, Imprenditrice, Socia di Giordini Srl, Presidente di Confindustria Toscana Sud.
L’aumento dell’oro
Condizionata dall’evoluzione dei prezzi della materia prima (per l’oro +44% nel 2025, con continui massimi storici e una quotazione media che nel primo trimestre 2026 si è attestata a 4.877 dollari oncia), la domanda mondiale di gioielli in oro ha mostrato un calo delle quantità del -18% nel 2025 e a-24% nel primo trimestre 2026 con punte del -44% negli Stati Uniti.

Dopo la rilevante crescita registrata negli ultimi anni (+19% nel 2022, +6% nel 2023 e +4 nel 2024), nel 2025 si osserva un calo del fatturato del -5,0%; i primi due mesi del 2026 mostrano un andamento ancora più severo e pari -10% per il fatturato e del -29% per la produzione.
Export in calo
Nel 2025 l’export italiano di gioielli in oro si riduce a 10,8 miliardi (-21%), penalizzato dal mercato turco al netto del quale avrebbe segnato una crescita del 7,6% con performance significative verso Svizzera (+27,0%), Hong Kong (+9,7%) e Canada (+111,0%). In crescita (+13%) anche l’export verso gli Emirati Arabi Uniti che con un peso pari al 12% rappresentano un hub importante per l’oreficeria.
Prospettive caute
Rispetto all’edizione di dicembre, si osserva una maggior cautela nelle attese sull’evoluzione del fatturato: la quota di chi prevede un calo è infatti raddoppiata ed è passata dal 34% all’attuale 63%.

Non cambiano invece in modo rilevante, invece, le attese sulla propensione a investire che sono sostanzialmente confermate con il 23% delle imprese che dichiara di aumentare il livello degli investimenti rispetto al 2025.
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