Il discorso tenuto da papa Leone XIV al mondo bancario italiano in udienza arriva in una fase in cui il sistema del credito continua a mostrare una sorprendente tenuta, nonostante un contesto internazionale ancora segnato da incertezze geopolitiche e rallentamento della crescita.
Gli ultimi dati dell’Abi confermano infatti una dinamica ancora positiva: ad aprile i prestiti al settore privato risultano in crescita del 2,7%, con una sequenza di sedici mesi consecutivi di aumento per i finanziamenti alle famiglie e dieci mesi per quelli alle imprese. Un trend che segnala come la trasmissione del credito all’economia reale continui a funzionare, pur in un quadro macroeconomico meno espansivo rispetto agli anni precedenti.
Qualità del credito in miglioramento e sistema più solido
Un altro elemento rilevante riguarda la qualità degli attivi bancari. Secondo il rapporto Abi, i crediti deteriorati lordi si attestano oggi a 26,9 miliardi di euro, un livello nettamente inferiore rispetto ai 196,3 miliardi raggiunti durante la crisi finanziaria. Un miglioramento strutturale che ha reso il sistema bancario italiano più resiliente e meglio attrezzato ad affrontare eventuali fasi di rallentamento economico.
Questa riduzione dell’esposizione ai crediti problematici ha rafforzato la capacità delle banche di sostenere il ciclo economico, riducendo al contempo la vulnerabilità rispetto a shock esterni.
Tassi, mutui e imprese: la fotografia della fase monetaria
Sul fronte dei tassi, il quadro riflette la normalizzazione della politica monetaria europea. Ad aprile il costo medio dei nuovi mutui per le famiglie si è attestato al 3,43%, in lieve aumento rispetto al mese precedente. Per le imprese il livello è salito al 3,62%, con un incremento più marcato.
Parallelamente, la remunerazione dei depositi vincolati ha raggiunto il 2,16%, in crescita rispetto al 2,13% del mese precedente e superiore alla media dell’area euro, ferma al 1,92% a marzo. Un dato che segnala come la trasmissione dei tassi stia interessando progressivamente anche la raccolta bancaria.
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Il messaggio del Papa: finanza come responsabilità sociale
In questo scenario si inserisce il discorso del Pontefice, che ha voluto sottolineare il ruolo storico e sociale del sistema bancario. Leone XIV ha ricordato come le banche siano «al centro di grandi processi di sviluppo economico e sociale», evidenziando al tempo stesso la responsabilità che deriva dalla gestione del risparmio, capace di generare benessere diffuso oppure, al contrario, «accumuli egoistici, fonte di sperequazione e miseria».
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle fondazioni bancarie e alla dimensione umana del credito. «In banca non entrano in prima analisi capitali, ma persone», ha affermato il Papa, richiamando l’attenzione sul legame diretto tra attività finanziaria e bisogni concreti delle famiglie.
Le banche cooperative e la tradizione della Rerum Novarum
Un ulteriore richiamo alla funzione sociale del credito arriva dal mondo della cooperazione bancaria. Il presidente di Federcasse Augusto Dell’Erba ha sottolineato come l’esperienza delle Casse Rurali e delle Banche di Credito Cooperativo affondi le proprie radici nella tradizione della Rerum Novarum, che ha segnato l’avvio della dottrina sociale moderna.
Il credito, secondo questa visione, non è soltanto strumento finanziario, ma leva di sviluppo territoriale e coesione sociale, capace di trasformare il risparmio in sostegno concreto a famiglie, imprese e comunità locali.
Utili e filantropia: il nesso strutturale del sistema
La redditività del sistema bancario, pertanto, assume un significato che va oltre la dimensione puramente finanziaria. Maggiori utili significano maggiori risorse per le Fondazioni bancarie e, quindi, una più ampia capacità di intervento filantropico e sociale nei territori.
La solidità dei bilanci, dunque, non riguarda soltanto gli azionisti o la stabilità del sistema, ma anche la quantità di risorse che vengono reimmesse nell’economia attraverso i progetti culturali, sociali e di welfare.
Il senso della libera impresa
In questa prospettiva si colloca anche una riflessione più ampia sul ruolo dell’economia di mercato. Come ricordava Milton Friedman, «finora non è stato scoperto alcun modo alternativo di migliorare le condizioni della gente comune che possa reggere il confronto con le attività produttive scatenate dal sistema della libera impresa».
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