La fuga dei giovani qualificati dall’Italia continua ad alimentarsi tra stipendi considerati insufficienti e una diffusa sensazione di scarso riconoscimento del merito. Per molti neolaureati, infatti, il problema non riguarda soltanto le opportunità di lavoro, ma anche la difficoltà di vedere valorizzate competenze, percorso di studi e prospettive di crescita professionale all’interno del mercato italiano. Secondo una ricerca realizzata da ING Italia in collaborazione con YouGov, sette neolaureati su dieci (il 70%) ritengono che nel Paese il talento non venga valorizzato in modo adeguato. A pesare sono soprattutto le difficoltà legate alle prospettive economiche e professionali offerte dal mercato del lavoro italiano.
Per oltre la metà degli intervistati, per la precisione il 56%, il riconoscimento del merito passa prima di tutto da una retribuzione considerata congrua rispetto alle competenze e al percorso di studi. Subito dopo, per il 53%, vengono indicate le opportunità di crescita professionale e la possibilità di mantenere un equilibrio sostenibile tra vita privata e lavoro, anche attraverso formule di flessibilità e smart working (per il 48%). Elementi che, secondo molti giovani, risultano ancora poco diffusi o non sufficientemente strutturati nelle aziende italiane.
Stage, non sempre pagati adeguatamente
La ricerca evidenzia inoltre come l’esperienza dello stage continui a rappresentare una tappa quasi obbligata all’ingresso nel mondo del lavoro. Circa la metà dei partecipanti al sondaggio ha svolto almeno un tirocinio negli ultimi tre anni, ma il tema delle retribuzioni resta centrale. Non tutti gli stage risultano infatti adeguatamente remunerati: poco più della metà degli stagisti (6 su 10) dichiara di aver ricevuto un compenso, con una media mensile superiore ai 600 euro. Solo una quota limitata supera gli 800 euro al mese.
Nella scelta di uno stage, i giovani attribuiscono maggiore importanza alle opportunità formative e alla possibilità di essere assunti successivamente. Anche il rimborso economico, però, ha un peso rilevante: quasi la metà dei neolaureati afferma di aver rinunciato almeno una volta a uno stage, spesso proprio a causa di un compenso ritenuto insufficiente (il 36%).
Restare in Italia? Decide lo stipendio
Quando il confronto si sposta sulla decisione di costruire il proprio futuro in Italia oppure all’estero, il fattore economico diventa ancora più determinante. Per oltre sei giovani su dieci lo stipendio rappresenta l’elemento principale nella scelta di restare nel Paese. Seguono le prospettive di assunzione stabile e le possibilità di formazione continua. Tra chi ha già avuto esperienze lavorative o di stage emergono inoltre aspettative sempre più forti rispetto alla flessibilità degli orari e alla possibilità di lavorare da remoto.
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