Un anello passato di madre in figlia, una spilla comprata con il primo stipendio del nonno, un orologio ricevuto per una laurea. Nei cassetti e nei caveau degli italiani riposano milioni di preziosi che brillano non solo per il loro valore, ma anche perché custodiscono frammenti di memoria familiare. Oggetti che attraversano generazioni, caricandosi di storie, affetti e simboli, fino a diventare quasi intoccabili. Eppure, dietro questa dimensione emotiva, esiste anche un patrimonio economico immenso e spesso invisibile. Una ricchezza dormiente stimata in 150 miliardi di euro in Italia. Di questa cifra, solo il 30% raggiunge i canali professionali.
Gioielli, pietre preziose e orologi di lusso restano spesso chiusi in cassette di sicurezza, caveau o semplicemente nei cassetti di casa, e raramente entrano nel circuito finanziario, pur rappresentando una riserva di valore significativa per le famiglie. Guardare a questi beni anche nella loro dimensione economica è fondamentale. Innanzitutto, per ottenere valutazioni corrette ed evitare coperture assicurative sproporzionate, ma anche per comprendere il reale potenziale di un patrimonio che potrebbe essere impiegato diversamente.
«Succede più spesso di quanto si immagini – racconta Auctentic, società internazionale specializzata nella consulenza per preziosi di alta gamma. – Un nostro cliente aveva ereditato una prestigiosa collezione di gioielli di famiglia, rimasta per anni inutilizzata in cassaforte. Quando ha deciso di far valutare l’anello di diamanti appartenuto alla nonna per aiutare la figlia ad acquistare la sua prima casa, pensava potesse valere circa 30mila euro. Le analisi gemmologiche hanno invece rivelato caratteristiche uniche che ne hanno più che raddoppiato il valore di mercato».
Ma il passaggio più importante, spiegano dalla società, non è stato solo quello di una vendita riuscita. «Il vero cambiamento è stato nella prospettiva e cioè capire che lasciare quei gioielli chiusi in cassaforte non onorava la memoria della sua famiglia; utilizzarli per costruire il futuro, invece, dava a quell’eredità un significato concreto e ancora più profondo».
Gestire gioielli di grande valore o cimeli di famiglia è spesso un passaggio delicato. Non è soltanto il legame affettivo, ma anche il timore di muoversi in un mercato percepito come poco trasparente, dove il rischio di svalutazioni, pratiche ingannevoli o transazioni poco sicure è ancora elevato. Nel mercato secondario dei preziosi, infatti, il rapporto tra operatori professionali e privati è fortemente sbilanciato, perché i primi dispongono di competenze tecniche e maggiore forza contrattuale, mentre chi vende occasionalmente si trova spesso senza strumenti adeguati per orientarsi.
Per questo motivo affidarsi a un intermediario qualificato diventa fondamentale, sia per ottenere una valutazione attendibile sia per individuare i potenziali acquirenti attraverso canali sicuri e trasparenti. La scelta dell’intermediario dovrebbe partire dalla verifica della professionalità e delle certificazioni dei gemmologi coinvolti. Nel caso delle pietre preziose, ad esempio, i riferimenti internazionali restano il Gemological Institute of America (GIA) e l’Istituto Gemmologico Italiano (IGI).
Anche i tempi di risposta rappresentano un indicatore importante dell’efficienza dell’intermediario. Realtà specializzate come Auctentic, ad esempio, dichiarano di riuscire a fornire valutazioni e identificare potenziali offerte entro 24-48 ore, grazie a una rete internazionale di compratori professionali. Più ampia è la rete, maggiori sono le possibilità di ottenere offerte competitive e coerenti con il reale valore di mercato del bene.
È inoltre essenziale che il venditore non sia vincolato ad accettare immediatamente la prima proposta ricevuta e che i contratti siano chiari, leggibili e privi di clausole poco trasparenti. La prima regola, spiegano gli esperti, è non farsi prendere dalla fretta. La seconda è non vincolarsi alla vendita.
Per una valutazione accurata è importante conservare tutta la documentazione disponibile: certificati gemmologici, fatture originali e, nel caso degli orologi di lusso, scatola e garanzia originale, il cosiddetto “full set”. Elementi che possono aumentare sensibilmente il valore finale dell’orologio, anche tra il 15% e il 30%, perché attestano autenticità, provenienza e tracciabilità del pezzo, aspetti particolarmente apprezzati dai collezionisti internazionali. Anche gli interventi di manutenzione effettuati presso rivenditori autorizzati contribuiscono a rafforzarne il valore.
Alla fine, la valutazione è il primo passo per capire quale sia la scelta più adatta alle proprie esigenze: vendere, conservare o assicurare il patrimonio.
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