Nata nel 1929 a Vicenza come laboratorio artigianale di oreficeria, Fope si avvicina al traguardo dei cento anni di attività con una performance a dir poco brillante. Fuori e dentro la Borsa. La società, che produce gioielli di alta gamma, mostra conti in ordine, una strategia credibile e un rialzo consistente a Piazza Affari rispetto al suo debutto, avvenuto dieci anni fa. Gli analisti non hanno dubbi e ne raccomandano l’acquisto, vedendo un interessante potenziale ancora inespresso.
Una tradizione secolare
Fope prende il nome dall’acronimo di Fabbrica Oreficeria Preziosi Esportazione. Quattro parole che racchiudono l’essenza del brand: la radice manifatturiera, l’ambito d’azione, l’internazionalità. La sua storia infatti affonda le radici nella tradizione orafa di Vicenza, uno dei principali distretti della gioielleria europea. Fu Umberto Cazzola ad aprire nel 1929 il laboratorio artigianale nel centro della città e oggi il gruppo conta oltre 100 dipendenti e realizza circa l’85% del proprio fatturato all’estero. La presenza commerciale si estende attraverso una rete selezionata di oltre 700 punti vendita distribuiti nei principali mercati mondiali, dagli Stati Uniti all’Europa, fino al Giappone e al Sud-Est asiatico. L’espansione è stata accompagnata dallo sviluppo di partnership dirette con gioiellerie di alto livello, ma anche dall’apertura di negozi monomarca, tra cui quello in Piazza San Marco a Venezia e la boutique di Londra nella prestigiosa Old Bond Street. A breve si aggiungerà anche Milano, nel cuore del Quadrilatero della Moda.
Ciò che contraddistingue Fope nel mercato della gioielleria è la sua capacità di coniugare tradizione e innovazione. L’intero processo produttivo viene infatti gestito internamente nella sede vicentina: dalla progettazione alla prototipazione, dalla lavorazione fino alla spedizione del prodotto finito. L’artigianalità però è affiancata da tecnologie avanzate proprietarie che permettono design innovativi oltre che una produzione più efficiente e scalabile. L’esempio più evidente è Flex’it, un sistema brevettato di minuscole molle in oro nascoste all’interno delle maglie, che rendono bracciali e anelli più flessibili e facilmente adattabili. È proprio questa combinazione di design riconoscibile, innovazione e qualità Made in Italy ad aver permesso all’azienda di ritagliarsi una nicchia all’interno del mercato mondiale della gioielleria di alta gamma.
Conti e prospettive cinesi
Fope ha archiviato il 2025 con ricavi in crescita del 27% a 93,6 milioni di euro, nonostante i dazi degli Stati Uniti. A trainare l’espansione sono stati soprattutto i mercati di Europa e Asia. Ancora più significativa però è stata la crescita della redditività. L’Ebitda è salito da 14,8 a 20,5 milioni, mentre l’utile netto ha raggiunto gli 11,4 milioni rispetto agli 8,4 milioni dell’anno prima. Anche la situazione finanziaria appare solida con una posizione finanziaria netta positiva per circa 10 milioni. Risultati che hanno permesso al gruppo di distribuire un dividendo di 1,10 euro per azione, che non è così frequente tra le piccole e medie società quotate.
Quest’anno, per la prima volta nella sua storia, il management ha fornito al mercato anche obiettivi di medio periodo. Il traguardo è fissato al 2029, anno del centenario della fondazione. L’obiettivo è raggiungere ricavi compresi tra 145 e 150 milioni di euro e un Ebitda tra 33 e 35 milioni. Una crescita che sarà guidata dall’espansione geografica nei mercati ancora poco penetrati e dal rafforzamento della presenza diretta nelle aree strategiche. Ed è proprio qui che si inserirebbe una delle novità più rilevanti, ovvero il progetto di ingresso nel mercato cinese, il più importante al mondo per il settore dell’oro e del lusso. Se l’operazione dovesse avere successo, potrebbe rappresentare uno dei principali motori di crescita del prossimo decennio.
La performance a Piazza Affari
Fope è quotata sul listino Euronext Growth Milan (ex Aim), il segmento delle società più piccole, che storicamente soffre di bassa liquidità e di scarsità di scambi. Eppure, dal debutto in Borsa nel novembre 2016 a 2,90 euro per azione, il titolo oggi scambia in area 42 euro, registrando un rialzo poderoso di circa 1.348%. Una performance da capogiro. E il suo valore sembra tutt’altro che esaurito. Almeno secondo gli analisti che ribadiscono un chiaro “buy”, cioè “acquisto”. Le valutazioni indicano un potenziale rialzo che oscilla intorno al 20-30% rispetto ai livelli attuali: Banca Akros indica un target price di 55 euro, Integrae Sim assegna un prezzo obiettivo di 50 euro, mentre Pmi Capital Research vede il titolo a 49 euro.
La fiducia degli analisti si basa sulla combinazione di diversi fattori: un marchio forte e riconoscibile, una nicchia di mercato difendibile, una presenza internazionale consolidata ma con opportunità ancora significative di espansione, una crescita profittevole e una struttura patrimoniale sana. Inoltre, il contesto di settore resta favorevole, nonostante tutto. Secondo le stime di Altagamma e Bain, il mercato mondiale della gioielleria dovrebbe continuare a crescere anche nel 2026, confermando una dinamica più resiliente rispetto ad altri comparti del lusso.
Naturalmente non mancano i rischi. Le tensioni geopolitiche e l’incertezza economica globale possono influenzare i consumi di beni discrezionali, mentre l’aumento del prezzo dell’oro e delle pietre preziose rappresenta una variabile da monitorare attentamente, considerando che incidono per circa il 58% sui costi aziendali di questa società.
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