Tenere sotto controllo la temperatura può rivelarsi un affare. Anche per gli investitori. Lo dimostra il percorso di crescita di Carel Industries, azienda veneta quotata a Piazza Affari e specializzata nello sviluppo di hardware e software che rendono più efficienti gli impianti di climatizzazione, riscaldamento, refrigerazione e gestione dell’umidità. La società continua a crescere a doppia cifra, beneficiando di megatrend strutturali come l’efficienza energetica, la digitalizzazione e la sostenibilità, e convince anche gli analisti, che non solo ne raccomandano l’acquisto ma vedono anche un ulteriore potenziale di rialzo di oltre il 15% rispetto alle quotazioni attuali.
Il cuore del business di Carel è sviluppare la tecnologia che rende più efficienti gli impianti di climatizzazione, refrigerazione e riscaldamento. In pratica, l’azienda opera come il “cervello” elettronico di questi sistemi, massimizzando l’efficienza energetica e riducendo l’impatto ambientale. Fondata nel 1973 a Brugine, in provincia di Padova, la sua presenza si è consolidata a livello internazionale. Circa l’80% del fatturato arriva dall’estero e il gruppo è presente con 47 filiali, 15 stabilimenti produttivi e una rete commerciale che copre circa 80 paesi, oltre ai distributori presenti in altri 75 mercati. Una diversificazione geografica che riduce la dipendenza da un singolo mercato.
In un settore dove l’efficienza energetica e il controllo digitale degli impianti è in continua evoluzione, anche la capacità di innovare non è da sottovalutare. E Carel lo sa bene: ogni anno oltre il 5% del fatturato viene investito in ricerca e sviluppo, mentre circa il 13% dei suoi oltre 2.500 dipendenti lavora proprio nell’area R&D. I numeri confermano e riflettono la traiettoria di crescita.
Il 2025 si è chiuso con ricavi per 629 milioni di euro, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente, mentre l’utile netto è salito del 17,6% a 73,6 milioni. Una performance che ha permesso di distribuire agli azionisti un dividendo di 0,195 euro per azione e che sta proseguendo anche quest’anno. Nei primi tre mesi del 2026 il gruppo ha registrato ricavi superiori a 170 milioni di euro (+16%), mettendo a segno il quarto trimestre consecutivo di crescita organica a doppia cifra con una espansione in tutte le principali divisioni e in tutti i mercati nei quali opera il gruppo. Per il secondo trimestre il management prevede ricavi compresi tra 180 e 190 milioni di euro, che implicherebbero un’espansione compresa tra il 13% e il 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La spinta nei prossimi mesi potrebbe arrivare anche dalle recenti acquisizioni. Carel ha infatti annunciato nei giorni scorsi l’acquisizione del 100% della società danese Cotes, specializzata nelle tecnologie per la deumidificazione. La società acquisita dovrebbe generare nel 2026 ricavi per circa 31,5 milioni di euro e un Ebitda di circa 6,5 milioni. Ma al di là dei numeri, l’acquisizione permetterebbe di ampliare il portafoglio tecnologico del gruppo e creare importanti sinergie sia commerciali sia industriali. Gli analisti ritengono anche che l’integrazione possa accelerare l’innovazione di prodotto e migliorare l’efficienza operativa.
Dal debutto sul segmento Star di Borsa Italiana nel 2018 il percorso del titolo è stato positivo. Dall’Ipo, avvenuta poco sopra gli 8 euro, Carel quota oggi oltre i 28 euro, dopo aver sfiorato i 33 euro nei mesi scorsi. Negli ultimi sei mesi ha guadagnato circa il 19%, mentre nell’arco degli ultimi dodici mesi il rialzo è di oltre il 23%. A quanto pare, però, il titolo non avrebbe ancora esaurito la spinta. Le raccomandazioni sono prevalentemente orientate all’acquisto, con sei giudizi “buy” e un solo “hold” (tenere in portafoglio). Il prezzo obiettivo medio si colloca a 32,71 euro, lasciando un potenziale di rialzo intorno al 15%. Ancora più ottimista è Intermonte, che assegna un target price di 35 euro e un rating “outperform”, ipotizzando un upside vicino al 23%. L’investment bank milanese sottolinea come, grazie alla sua solida posizione finanziaria, la società possa in futuro coniugare una crescita organica sostenuta dall’andamento positivo del mercato con una crescita per linee esterne facendo leva sulla capacità del management di espandere il business.
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