Nuova impennata del mercato del lavoro Usa. A maggio i posti di lavoro non agricoli sono aumentati di 172.000 unità, più del doppio rispetto agli 80.000 delle stime di consensus. I posti di lavoro nel settore privato sono aumentati di 120.000 unità rispetto alle 89.000 attese, mentre quelli nel settore pubblico sono cresciuti di 52.000 unità.
Il tasso di disoccupazione è rimasto invece stabile rispetto ad aprile, al 4,3%, in linea con le aspettative. La retribuzione oraria media è invece salita dello 0,3% su base mensile e del 3,4% nell’ultimo anno.
I dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics mostrano come l’impatto dell’intelligenza artificiale, con diverse società tech che hanno annunciato tagli degli organici, non stia ancora pesando sul mercato del lavoro nel suo complesso.
L’analisi dettagliata mostra che sono i soliti tre settori del tempo libero e dell’ospitalità (+70.000), della pubblica amministrazione (+52.000) e dei servizi privati di istruzione e sanità (+40.000) a generare gli incrementi occupazionali. Tutti gli altri settori degli Stati Uniti hanno aggiunto in totale solo 10.000 posti di lavoro.
“È possibile che i dati eccezionalmente positivi del settore tempo libero e ospitalità siano stati influenzati dai Mondiali di calcio che iniziano la prossima settimana, ma sembra ancora un po’ prematuro”, rimarcano gli esperti di Ing.
Fed nella morsa tra boom occupazione e alta inflazione
Un mercato del lavoro robusto che aggiunge un altro elemento per una politica monetaria statunitense guardinga. Il mercato sconta un rialzo dei tassi a dicembre. “Ciò è comprensibile – rimarcano da Ing – dato il cambio di rotta più restrittivo della Fed e i dati sull’inflazione elevati degli ultimi mesi. La convinzione potrebbe rafforzarsi ulteriormente con la pubblicazione dei dati sull’inflazione (CPI) di mercoledì, che dovrebbero mostrare un aumento dell’inflazione complessiva al 4,2% dal 3,8% e un aumento dell’inflazione di base al 2,9% dal 2,8%”.
“Sarà un inizio difficile per Kevin Warsh (nuovo presidente della Fed, Ndr) – asserisce Stephen Coltman, responsabile macroeconomico di 21shares – Con i dati sull’inflazione e sull’occupazione ai livelli attuali, il dibattito si sta rapidamente spostando da ‘quando la Fed potrà tagliare i tassi’ a ‘perché la Fed non li aumenta?”.
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