Una dote di circa 150 miliardi di euro per sostenere la r in una fase segnata da instabilità geopolitica, ridefinizione delle catene globali del valore e crescente competizione internazionale. È questo il perimetro del nuovo Piano Strategico 2026-2028 di SACE, presentato oggi a Roma e destinato a guidare l’attività della società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze fino al traguardo del cinquantesimo anniversario della sua fondazione, previsto nel 2027.
L’Export Credit Agency italiana prevede di assumere nuovi impegni per circa 40 miliardi nel 2026, 51 miliardi nel 2027 e 58 miliardi nel 2028, mantenendo volumi complessivi in linea con il precedente ciclo di pianificazione ma modificando in modo significativo la composizione degli interventi. L’obiettivo dichiarato è infatti quello di orientare maggiormente le risorse verso operazioni caratterizzate da elevata addizionalità, impatto economico e rilevanza strategica per il Paese.
Export e mercato domestico
Il piano si sviluppa lungo due direttrici principali. Da un lato il rafforzamento del sostegno all’export e ai processi di internazionalizzazione delle imprese italiane, dall’altro una maggiore capacità di intervento sul mercato domestico attraverso iniziative infrastrutturali e progetti strategici in grado di generare effetti sistemici sull’economia nazionale.
In un contesto internazionale sempre più frammentato e caratterizzato da nuove barriere commerciali, SACE punta a consolidare il proprio ruolo di leva della politica industriale italiana, accompagnando le imprese nella diversificazione geografica dei mercati di sbocco e nel rafforzamento delle filiere produttive. La strategia individua alcune filiere prioritarie ad alta vocazione internazionale, tra cui automazione e meccanica strumentale, infrastrutture e costruzioni, economia blu e cantieristica, difesa e aerospazio. A queste si aggiungono comparti considerati strategici per il Made in Italy e per la competitività industriale del Paese, come digitale e microelettronica, automotive, agroalimentare, chimica, energia, siderurgia e metallurgia e tessile.
Garanzia Archimede
Accanto alla tradizionale missione di supporto all’export, il nuovo piano assegna un peso crescente alla Garanzia Archimede, destinata a diventare il principale strumento di impiego della garanzia statale per favorire investimenti domestici ad alto impatto. L’obiettivo è mobilitare capitale privato, coinvolgendo banche, investitori istituzionali e operatori finanziari in operazioni ritenute strategiche per la crescita del Paese.
La società prevede di ampliare il ricorso a strutture di portafoglio e strumenti di debito, rafforzando al contempo le sinergie con gli strumenti europei di garanzia e finanziamento. In particolare, il piano richiama la collaborazione con la Banca europea per gli investimenti e con il programma InvestEU, in coordinamento con Cassa Depositi e Prestiti e con gli altri attori istituzionali coinvolti nelle politiche di sviluppo.
Per sostenere questa evoluzione, SACE punta a trasformare progressivamente il proprio modello operativo, affiancando all’attività assicurativo-finanziaria una maggiore componente di advisory e ampliando la gamma di prodotti e servizi offerti alle imprese. Un ruolo centrale sarà attribuito inoltre alle partnership con il sistema pubblico e finanziario e alla valorizzazione delle sinergie all’interno del gruppo.
Sul fronte economico-finanziario, il piano prevede premi lordi cumulati per circa 5,7 miliardi di euro nel triennio, con una crescita media annua attesa del 22%. Il risultato lordo dovrebbe raggiungere circa 680 milioni di euro nel 2028, mentre la solidità patrimoniale rimarrà elevata lungo tutto l’orizzonte di piano, con un Solvency Ratio stabilmente superiore al 270%.
«Il Piano Strategico 2026-2028 accompagnerà SACE verso il suo cinquantesimo anniversario, valorizzando appieno la missione originaria della società a supporto dell’export e della proiezione internazionale delle imprese italiane», ha dichiarato il presidente Guglielmo Picchi, sottolineando come il rafforzamento della presenza del Made in Italy sui mercati esteri rappresenti un elemento essenziale per la crescita economica nazionale.
Per l’amministratore delegato Michele Pignotti il nuovo piano segna invece «un cambio di passo nel supporto pubblico alle imprese italiane», attraverso un modello basato su addizionalità, selettività e misurabilità dell’impatto, con l’obiettivo di concentrare le risorse pubbliche su mercati, filiere e progetti capaci di generare ricadute concrete sulla crescita e sulla competitività del sistema economico.
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