La Svizzera “congela” i Patriot americani e guarda all’Europa per adottare il sistema italo-francese Samp/T per difendere i propri cieli. Una giravolta storica per il Paese della neutralità che, per la prima volta, si schiererebbe così con Roma e Parigi pur di dare certezze alla propria sicurezza. Il fidato alleato americano ha infatti più di un problema produttivo, strozzato dalla domanda mondiale e dall’incapacità fisica di sfornare armamenti in tempi rapidi, i ritardi nelle consegne non si contano più e sono incompatibili con la precisione di Berna. «Non stiamo dicendo di voler cambiare cavallo, ma se un cavallo non è abbastanza veloce… cerchiamo un secondo cavallo», ha detto Markus Mäder, segretario di Stato per la Politica di sicurezza.
Berna ha messo gli occhi sul sistema di difesa antiaerea prodotto dal consorzio europeo Mbda insieme a Thales e all’italiana Leonardo che rappresenta oggi la principale vera alternativa ai Patriot americani. In questo modo, tra l’altro, verrebbe stimolata la produzione in due Stati confinanti, con possibile miglioramento dei rapporti, anche di collaborazione militare, nell’area. Acquistare oggi il sistema Samp/T significherebbe per la Svizzera dare un voto di fiducia all’Europa, superando le inefficienze di un’industria Usa che, pur rimanendo vitale, sta dimostrando dei limiti.
Gli ostacoli di politica interna
Tuttavia, questo avvicinamento all’Europa deve superare l’ostacolo della politica interna. La storica neutralità svizzera, che a settembre sarà oggetto di un voto popolare per inserirne un’interpretazione più rigida nella Costituzione, frena gli slanci del governo. Già in passato, la legge sul materiale bellico ha bloccato l’esportazione di munizioni svizzere verso l’Ucraina. Vanno dunque sciolte ancora molte resistenze anche se appare chiaro ormai che Berna abbia più che mai compreso come l’isolamento non sempre garantisca sicurezza. Soprattutto quando lo scambio di informazioni riguarda l’ambito aereo o spaziale che condivide con i vicini europei.
Il flop dello Scaf
Un assist in un momento difficile per la difesa di una certa Europa con il fallimento dello Scaf, il caccia di Francia e Germania che non vedrà mai la luce per disaccordi tra le parti. E anche una buona notizia per l’Italia che non solo ora potrebbe diventare fornitore della Svizzera, ma ha in mano l’unico progetto di caccia di sesta generazione (il Gcap). Un asso vincente che Roma non si farà sfuggire, grazie all’alleanza con Regno Unito e Giappone, lasciando alla porta la Germania. Il nuovo ad di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha senza troppi giri di parole escluso di far salire a bordo Berlino, pena un rallentamento del progetto troppo significativo che, come ci insegnano gli svizzeri, va evitato a tutti i costi.
Leggi anche:
Il super caccia costa troppo. Partner cercasi
Perché energia e difesa sono collegate
© Riproduzione riservata