L’auto elettrica salverà il mondo: da anni questo è uno dei cavalli di battaglia della sinistra. E i sindaci sono dem così scesi in campo per aiutare la diffusione delle macchine green, offrendo sconti ed esenzioni a chi optava per una vettura elettrica o ibrida. Ma chi ha scelto di fidarsi contando di poter godere di vantaggi a lungo termine in molti casi si è ritrovato cornuto e mazziato. Le amministrazioni dem infatti hanno iniziato a fare marcia indietro e a chiedere anche ai “graziati” di pagare la sosta e balzelli vari.
Roma
L’ultimo caso è quello del Comune di Roma: dal 1° luglio, i 75 mila veicoli 100% elettrici e a idrogeno che prima potevano circolare nella zona a traffico limitato del centro storico devono pagare un super ticket che va da 500 a 1.000 euro l’anno. Esentati solo i taxi, i veicoli di noleggio con conducente, i mezzi comunali, di soccorso e delle Forze dell’ordine. Categorie a cui si aggiungono i titolari di contrassegni per disabili, le flotte di car sharing e le moto. Non potendo giustificare la misura con le emissioni, il Comune guidato da Roberto Gualtieri ha parlato della necessità di ridurre il traffico ed evitare congestioni. «La misura – aveva detto l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè – deriva dal forte aumento dei veicoli elettrici in circolazione e, di conseguenza, dal numero sempre più elevato di permessi per l’accesso alle Ztl». In sintesi, se non è zuppa è pan bagnato pur di incassare.
Centrodestra in rivolta
A circa 20 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento sono stati chiesti appena pass 2.154, un flop che ha dato ancora più vigore alle proteste dell’opposizione che in autunno chiederà il ritiro della misura. Rachele Mussolini, capogruppo di Forza Italia, ha attaccato: «Siamo di fronte a un paradosso totale e a un ingiustificato aggravio economico per i cittadini. Chi ha investito cifre importanti per acquistare un mezzo a zero emissioni, fidandosi delle promesse sulla mobilità sostenibile, oggi si ritrova beffato e costretto a pagare un dazio per entrare in centro. C’è una totale incoerenza tra le campagne di sensibilizzazione ambientale e la realtà della politica fiscale di questa amministrazione».
La Lega ha lanciato una petizione, Fdi ha denunciato «l’ennesimo provvedimento punitivo che colpisce famiglie, lavoratori e imprese». Confcommercio ha lanciato l’allarme, ricordando le difficoltà dei piccoli negozianti e il processo di desertificazione commerciale già in corso in tutte le città italiane.
Firenze
Ma quello di Roma non è un caso isolato: in un certo senso, il successo delle misure pro auto green si è trasformato in un boomerang: anche le vetture sostenibili sembrano destinate a diventare un bancomat per sindaci a caccia di fondi, proprio come quelle a diesel e benzina. Prendiamo il caso di Firenze, dove a inizio 2025 è scattata la stretta contro le auto ibride, che sono passate dall’esenzione dal pagamento dei ticket per parcheggiare sulle strisce blu all’obbligo di saldare la tariffa ordinaria. Il nuovo corso è stato inaugurato da Sara Funaro, primo sindaco donna della città eletta dalla cordata formata da Pd, +Europa, Azione e Alleanza Verdi e Sinistra. Per ora invece almeno le auto elettriche si sono salvate dalle scure e continuano a godere del parcheggio gratis.
Bologna
Stessa storia nella città rossa per eccellenza: a Bologna il 1° gennaio, per festeggiare l’anno nuovo, è scattato il divieto di entrare nella Ztl per le auto ibride intestate a non residenti o ad aziende con sede in altri Comuni. I residenti a Bologna possono continuare ad accedere, però pagando il parcheggio che prima era gratuito. Resta invece tutto libero per le auto elettriche. Anche in questo caso la svolta voluta da Matteo Lepore, l’inventore della aree a 30 all’ora, è stata giustificata con le stesse ragioni addotte nella Capitale: «Lo stop ai veicoli ibridi dei non residenti si è reso necessario per tutelare gli accessi e la sosta residenziale, come già previsto dal Pgtu 2019, a fronte di un aumento esponenziale dei veicoli ibridi in circolazione nel Comune di Bologna. Infatti questo tipo di veicoli nel 2019 contava meno di 18 mila permessi, che nel 2023 sono saliti a circa 30 mila, con un aumento di oltre il 66%. In particolare i veicoli che non potranno più accedere al centro storico (quelli dei non residenti a Bologna) sono 10.259, mentre quelli dei residenti, che potranno continuare ad accedere ma pagando la sosta, sono 19.530». La stangata è servita.
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