La fragilità in Italia è sempre più multidimensionale: non si spiega più solo con il reddito, ma con un intreccio di fattori economici, demografici, occupazionali e sociali. Un cambio di paradigma svelato dal “Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze”, un nuovo progetto di ricerca nato dalla collaborazione tra Intesa Sanpaolo per il Sociale, la struttura della banca guidata da Carlo Messina dedicata ai programmi di contrasto delle disuguaglianze e a favore dell’inclusione sociale, l’Aiccon Research Center, il centro di ricerca di Intesa Sanpaolo Srm – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno e il Research Department di Intesa Sanpaolo.
La base dati
Il Monitor analizza in modo sistemico le dinamiche territoriali italiane a livello provinciale, attraverso una base informativa articolata in circa 150 indicatori, organizzati in 11 domini e 37 dimensioni, che spaziano dal lavoro al reddito, dalla salute all’istruzione, dall’inclusione sociale alla qualità dei servizi, fino alle componenti ambientali e produttive.
Il ruolo del capitale umano
Dallo studio emerge la rilevanza del capitale umano come il maggiore amplificatore in termini di crescita territoriale. Dove lavoro, imprese, redditi e servizi crescono insieme emergono circuiti virtuosi di sviluppo e coesione. Al contrario, elevati livelli di disoccupazione giovanile si associano a una minore partecipazione democratica, mentre i territori con una maggiore incidenza di giovani Neet risultano meno attrattivi e dinamici sotto il profilo economico e sociale.
La relazione positiva tra occupazione e benessere non è necessariamente lineare. Tuttavia, in territori a bassa densità abitativa e con popolazione più anziana, la presenza di lavoro non si traduce automaticamente in una migliore qualità della vita. La dispersione territoriale, le difficoltà di accesso ai servizi e livelli più bassi di prevenzione limitano l’impatto positivo dell’occupazione, anche in territori considerati tradizionalmente virtuosi.
Al contrario, in contesti più strutturati, la sinergia tra lavoro, servizi sanitari, prevenzione e dinamiche demografiche contribuisce a rafforzare il benessere complessivo. Inoltre, legalità e sicurezza non evolvono automaticamente con lo sviluppo economico.
Nord e Sud
A livello territoriale, pur confermandosi il divario noto tra Nord e Sud, emerge una realtà articolata, nella quale convivono dati positivi in territori periferici o depressi e aree di vulnerabilità all’interno delle province economicamente più sviluppate rilevando che le traiettorie di sviluppo non sono statiche e che anche interventi mirati possono contribuire a ridurre i divari esistenti.
Servizi squilibrati
Tra gli aspetti più innovativi dello studio è lo squilibrio tra bisogni dei territori e capacità di risposta dei servizi: sistemi sanitari non sempre coerenti con le esigenze delle comunità locali, carenza di servizi per l’infanzia che limitano l’occupazione femminile e l’insufficienza dell’offerta socioassistenziale destinata alla popolazione anziana.
Particolarmente innovativa è la lettura “per differenziale”, che mette in relazione i bisogni dei territori con le risorse disponibili. Questa analisi evidenzia squilibri tra domanda e offerta di servizi in ambiti chiave come la sanità, i servizi per l’infanzia, l’inclusione educativa e l’assistenza agli anziani. Tali squilibri interessano anche territori considerati tradizionalmente virtuosi, indicando una “geografia delle fragilità” più complessa e meno prevedibile.
Fenomeni complessi
Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Il Monitor conferma quanto le disuguaglianze siano fenomeni complessi e non lineari, capaci di manifestarsi in modo diverso da territorio a territorio. In questa prospettiva, Intesa Sanpaolo, con la sua capacità di coniugare la dimensione economica e sociale, vuole svolgere un ruolo abilitante nella costruzione di risposte mirate ai bisogni reali delle comunità e delle persone. Le analisi del Monitor saranno utili a orientare l’azione della Banca. Con una vocazione evolutiva e aperta, Intesa Sanpaolo lo mette a disposizione di istituzioni, imprese e attori sociali del Terzo settore per contribuire a creare valore sociale e favorire un impatto sempre più significativo”.
Cruciale la variabile demografica
Gregorio De felice, Chief Economist e Responsabile Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, ha invece dichiarato: “L’aspetto peculiare di questo strumento è che unisce diverse variabili: quella economica, quelle sociali, la demografia e il progresso tecnologico. Le fragilità sociali sono strettamente legate a questi fattori. In teoria, una maggiore crescita economica può ridurre le disuguaglianze, ma non è detto che vada sempre così: una crescita molto forte e ‘selvaggia’ potrebbe creare, nel mondo capitalistico, disuguaglianze ancora maggiori. Un’altra variabile cruciale è la demografia: una popolazione che invecchia accentua le disuguaglianze perché le persone più mature spenderanno meno per i beni intermedi e di più per la sanità o altri servizi, richiedendo maggiori risorse pubbliche per le pensioni e l’assistenza. A tutto questo si aggiunge il progresso tecnologico, in particolare l’intelligenza artificiale, che può dare un grande contributo in termini di crescita; anche in questo caso, però, è fondamentale che l’IA sia pervasiva e accessibile a tutti, altrimenti rischia di diventare un ulteriore fattore di disuguaglianza”.
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