Pensioni, Germania pronta a una stretta: la commissione per la riforma del sistema pensionistico tedesco ha presentato il proprio rapporto finale, contenente 33 raccomandazioni per una revisione strutturale del sistema previdenziale. Il pacchetto di proposte deve essere considerato come un insieme coerente e non come una serie di misure selezionabili singolarmente. L’obiettivo è la stabilizzazione di lungo periodo del sistema pensionistico tedesco attraverso un innalzamento dell’età lavorativa, una componente di capitalizzazione e un allargamento della base contributiva.
Le misure principali
Tra le misure principali figura il collegamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Il documento prevede che dal 2032 l’età di pensionamento venga aumentata gradualmente e che dal 2041 salga ogni dieci anni di sei mesi, con una proiezione che porta a 67,5 anni nel 2041, a 68 anni nel 2051 e fino a circa 70 anni dal 2090. La commissione propone inoltre l’abolizione della cosiddetta Rente mit 63, la possibilità di uscita anticipata senza penalizzazioni dopo 45 anni di contributi, ritenuta troppo costosa e poco compatibile con le esigenze del mercato del lavoro.
Tutele per i fragili
Sono previste tuttavia nuove tutele per i cosiddetti casi di difficoltà, con meccanismi di eccezione per lavoratori con carriere particolarmente gravose o condizioni di salute compromesse. Il rapporto introduce anche una riforma strutturale del sistema, con una componente obbligatoria di capitalizzazione sul modello svedese. Tutti i lavoratori contribuirebbero con un versamento pari al 2% del salario lordo, diviso equamente tra lavoratori e datori di lavoro, destinato a un fondo gestito dallo Stato. Le risorse sarebbero investite in un fondo pubblico di investimento, con un contributo statale transitorio per garantire la stabilità del livello pensionistico nelle fasi iniziali, fino alla piena capacità di rendimento del sistema.
Cosa cambia per gli autonomi
Tra le altre proposte figura l‘inclusione obbligatoria nel sistema pensionistico di lavoratori autonomi e parlamentari, per rafforzare la sostenibilità della cassa previdenziale nel breve e medio termine. In prospettiva viene inoltre suggerita una maggiore integrazione dei dipendenti pubblici, accompagnata da una riduzione delle nuove assunzioni in regime di pubblico impiego, limitate alle sole funzioni sovrane.
Il fattore di sostenibilità
La commissione propone anche il ripristino del cosiddetto fattore di sostenibilità, per adeguare automaticamente le pensioni al rapporto tra contribuenti e pensionati. Infine, viene proposta una restrizione dei mini-job esenti da contributi, che dovrebbero essere mantenuti solo per studenti e scolari. Il rapporto sarà presentato domani alla Cancelleria federale.
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