Pazza Affari schiacciasassi. Al giro di boa dell’anno la Borsa milanese svetta rubando decisamente la scena agli altri maggiori listini del Vecchio continente. Milano risulta infatti in testa per rendimenti nell’azionario Europa con il Ftse Mib protagonista di un rally di circa il 15% nella prima metà dell’anno, viaggiando a velocità doppia rispetto all’indice Stoxx Europe 600, benchmark dell’azionario europeo; ancora più marcata è la sovraperformance rispetto alle Borse della due maggiori economie continentali, Francoforte e Parigi, che hanno chiuso il semestre con bilanci più che magri (rispettivamente a +2 e +3 per cento) e fa meglio anche della Spagna (+12% l’Ibex 35). Anche a dodici mesi non c’è confronto con Milano che segna un rotondo +30%, Parigi +10% Parigi, Francoforte +8%. E l’Italia fa la voce grossa anche nel confronto sui tre anni, con un rendimento total return cumulato (considerando quindi i dividendi distribuiti, ndr) del 150%, davanti alla Spagna (121%) ed esattamente il doppio della Germania (+75%) e triplo della Francia (+51%).
L’exploit italiano non è quindi sporadico e la marcia in più si denota anche a livello di medie capitalizzazioni, notoriamente motore dell’economia italiana. Sicuramente il risiko bancario italiano ha avuto un suo ruolo, ma il repricing di Piazza Affari va ben oltre il solo settore finanziario con le ragioni dell’entusiasmo verso l’Italia da ricercare in diversi fattori. «C’è verosimilmente una spinta propulsiva dagli investimenti finanziati dal Pnrr di cui ha beneficiato il settore industriale legato alle infrastrutture», osserva Bruno Salvatore, head of Active Management di Generali Asset Management, che vede il tema infrastrutturale agire da volano per una parte del comparto energetico.
L’Italia ha guadagnato terreno nelle preferenze degli investitori forte anche della maggiore solidità dei fondamentali economici, ancora più significativi se confrontati con i problemi in cui versano diversi Paesi dell’Ue. I mercati evolvono e gli elementi trainanti cambiano. E così la Germania si è trasformata da locomotiva a zavorra d’Europa. «Il modello tedesco di sviluppo fondato su scelte specifiche, come la forte dipendenza dalla Cina, è messo in discussione e il paese tracolla, basta guardare alla crescita economica nulla o spesso negativa degli ultimi anni», asserisce Marco Vailati, responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda. Per la Francia invece la principale zavorra è la crisi politica e sociale, a cui si sommano le difficoltà di settori quali il lusso che pesa non poco sulla Borsa di Parigi.
Stabilità
L’Italia dal canto suo viene da un lustro di stabilità politica e di disciplina fiscale, una vera e propria «perla bianca nell’ambito europeo», asserisce Vailati che a sua volta cita il Pnrr come ulteriore elemento trainante per l’economia tricolore e il conseguente sentiment positivo degli investitori. Tutto questo si è tradotto in una sovraperformance in Borsa e anche dei titoli di Stato italiani, come testimoniato dalla dinamica dello spread verso il Bund tedesco, sceso dal picco di 250 punti base di ottobre 2022, all’insediamento del governo Meloni, agli attuali 72 punti base.
Negli ultimi 12 mesi, il differenziale di rendimento ha testimoniato una solidità costante della fiducia verso l’Italia, mantenendosi ampiamente sotto quota 100, con minimi intorno a 60 punti base, anche nei momenti di difficoltà nelle prime fasi della crisi in Iran. «La buona performance dei tassi italiani è verosimilmente imputabile a due elementi – asserisce Bruno Salvatore – ossia il rigore nei conti in termini di contenimento del deficit primario e il deterioramento relativo dei conti degli altri paesi europei e degli Stati Uniti».
Tornando alla prova di forza di Piazza Affari, l’andamento dell’ultimo anno si spiega con «una combinazione di utili resilienti, composizione settoriale favorevole, valutazioni ancora interessanti e con molte società hanno continuato a mostrare disciplina finanziaria, forte generazione di cassa e capacità di remunerare gli azionisti», rimarca Fabio Caldato, portfolio manager di AcomeA Sgr. In aggiunta, il listino italiano è fortemente esposto a comparti come finanziari, industriali ed energia, che hanno beneficiato di un contesto macro più favorevole del previsto. Ad oggi l’Italia condivide con la Spagna quattro delle prime cinque posizioni nella classifica delle banche più grandi in Europa per capitalizzazione, con la transalpina BNP Paribas unica “intrusa” che però ha visto sfumare il podio rispetto a un anno fa.
Prospettive
Nonostante la sovraperformance di questi anni, a detta degli esperti di mercato le valutazioni del mercato italiano lasciano ancora spazio di crescita relativa, anche se una parte del gap rispetto agli altri indici europei è stato colmato. In prospettiva, anche se il re-rating dell’azionario Italia sia già stato significativo in questi anni, i Piazza Affari continua a trattare a sconto rispetto ai principali mercati europei. «I multipli restano inferiori a quelli di Francia e Germania, pur in presenza di aziende spesso leader globali in nicchie ad alto valore aggiunto, con elevata esposizione all’export e fondamentali solidi», aggiunge Caldato, che denota come la stabilità politica, insieme allo spread ridotto, lasciano spazio a un’ulteriore riduzione dello sconto. Tra i singoli settori e titoli l’esperto di AcomeA Sgr indica valore nel settore healthcare (Diasorin, Garofalo), infrastrutture (Trevi finanziaria), difesa (Fincantieri e Avio) e anche sui petroliferi dopo il forte calo dell’ultimo periodo. Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik High Growth, punta i riflettori invece sulle infrastrutture, trainate dagli investimenti pianificati dalla Germania con l’azione Danieli Risparmio osservata speciale. Gli altri titoli indicati da Scauri sono Stm, Nexi (per rendimento da dividendo molto alto), Diasorin (livello d’ingresso interessante) e il duo Tim/Poste sulla scia del solido caso di investimento.
Senza limiti
Guardando avanti non vanno sottovalutati i rischi da evitare, a partire dalla necessità di non fare come la Germania nel caso Commerzbank. «Bisogna attuare le indicazioni di Draghi e ragionare a livello mondiale creando dei campioni continentali, avere quindi un’ottica aperta oltre i nostri contini e creare infrastrutture il più possibile funzionali», argomenta Vailati, che caldeggia anche un abbraccio convinto dell’intelligenza artificiale. «L’IA, anche se poco rappresentata in termini settoriali nel nostro listino, è fondamentale e il suo sviluppo coinvolge tutti. Gli investimenti da fare per sviluppare l’IA sono consistenti e tradurli in redditività non è così scontato; sono tante le realtà che possono beneficiarne in termini indiretti come, ad esempio, le utility per quanto riguarda la produzione di elettricità per i data center».
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