“L’intelligenza artificiale non potrà mai soppiantare il contributo umano laddove occorrono quelle competenze, quelle funzioni, quelle qualità che solo l’uomo e non una macchina, per quanto intelligente e potente digitalmente, può avere”. Lo ha sottolineato il presidente dell’Ocf, l’organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari, Mauro Maria Marino, nell’illustrare la relazione sull’attività del 2025. Il dato più rilevante è che aumentano gli iscritti all’albo dei consulenti finanziari mentre il tasso di delinquency del settore resta basso. Al 31 dicembre 2025 risultano iscritti 851 consulenti finanziari autonomi e 103 società di consulenza finanziaria, in aumento quindi rispetto al 2024 (in cui erano rispettivamente 741 e 89).
Si conferma il trend 2026
Nei primi mesi del 2026, i dati dell’albo confermano i trend del 2025, superando quota 55.000. In particolare, i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede risultano ad aprile complessivamente 55.704, pari al 4,8% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Rispetto alle misure di natura cautelare, sono state adottate in via d’urgenza delibere di sospensione cautelare dall’esercizio dell’attività per un periodo massimo di 180 giorni. L’Organismo ha avviato poi 8 casi delibere di sospensione cautelare dall’esercizio dell’attività per un periodo massimo di un anno e nei restanti 5 casi la non adozione delle misure. Sono state poi adottate sanzioni amministrative nei confronti di 118 soggetti vigilati con 41 radiazioni dall’albo, 43 sospensioni dall’albo per periodi da un minimo di uno a un massimo di quattro mesi, 26 sanzioni pecuniarie, 7 richiami scritti e una archiviazione.
Il monito
La relazione di Ocf è stata anche l’occasione per ribadire un monito: oggi, ha infatti sottolineato Marino, “uno dei profili di maggiore criticità per il risparmiatore, soprattutto retail, è rappresentato da un atteggiamento di overconfidence” rispetto alle proprie capacità che lo porta a operare “senza alcun supporto da parte di un professionista” e questo comportamento “potrebbe acuirsi proprio nell’era dell’intelligenza artificiale, considerato che l’accesso alla stessa, in forme più o meno complesse, è in crescente sviluppo. Quel cittadino poco alfabetizzato da un punto di vista finanziario potrebbe dunque cedere alla tentazione di ricorrere alle risposte di un qualsiasi chatbot per orientarsi nel mondo finanziario o, peggio ancora, assumere talune decisioni di investimento”.
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