La prevenzione sanitaria parte dalla tavola. Un italiano su due consuma abitualmente prodotti ultra-processati come snack salati, merendine, energy drink e barrette proteiche, con una diffusione che arriva al 61% tra bambini e adolescenti. Un fenomeno che contribuisce alla crescita delle patologie croniche legate agli stili alimentari e che, secondo le stime sui costi dell’obesità, arriva a pesare per oltre 12 miliardi di euro l’anno sul sistema Paese. Da questa emergenza nasce il nuovo patto tra agricoltura e sanità promosso da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia, con i mercati contadini portati contemporaneamente in oltre 70 ospedali italiani. Per la prima volta i luoghi della cura diventano anche luoghi di educazione alimentare, con l’obiettivo di riportare al centro della prevenzione i prodotti freschi, locali, stagionali e tracciati della Dieta Mediterranea.
Il rapporto
L’Instant Report Coldiretti-Censis Mangiare bene per vivere meglio fotografa un cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani: il 45% consuma almeno una volta alla settimana snack salati arrivando a 61% tra i giovani, il 34% dolciumi e caramelle, il 31% merendine, il 20% barrette proteiche e il 16% energy drink.
Additivi e sale
Un modello alimentare sempre più distante dalla tradizione italiana, caratterizzato da prodotti ricchi di zuccheri, grassi, sale, additivi e ingredienti industriali, che rischia di sostituire progressivamente il consumo di alimenti freschi e sani.
La ricerca scientifica sta evidenziando un legame sempre più stretto tra qualità dell’alimentazione e funzionamento del corpo umano. Al centro dell’attenzione c’è il microbiota intestinale, l’insieme dei microrganismi che vivono nell’intestino e che contribuiscono alla regolazione del sistema immunitario, del metabolismo e dei processi infiammatori. Quando questo equilibrio viene compromesso da una dieta povera di alimenti freschi e ricca di prodotti ultra-processati aumenta il rischio di sviluppare una condizione di infiammazione cronica associata a diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e altre patologie. Mangiare bene rappresenta quindi anche un investimento economico e sociale: la prevenzione attraverso corretti stili alimentari consente di ridurre nel tempo il peso delle malattie croniche, limitando ricoveri, consumo di farmaci, ricorso alle prestazioni specialistiche e perdita di produttività. A questi si aggiungono i costi indiretti sostenuti dalle famiglie.
Denatalità
Tra gli effetti meno conosciuti di una cattiva alimentazione c’è anche quello sulla salute riproduttiva. Diverse ricerche internazionali hanno evidenziato un’associazione tra un elevato consumo di alimenti ultra-processati e il peggioramento di alcuni parametri della qualità del liquido seminale nei giovani uomini, mentre altri studi hanno analizzato il possibile legame tra junk food e alcuni aspetti dello sviluppo embrionale nelle prime fasi della gravidanza. In un Paese che registra un progressivo invecchiamento della popolazione, la fertilità assume un valore ancora più rilevante. Secondo i dati Istat, nel 2024 in Italia sono nati circa 370 mila bambini, toccando un nuovo minimo storico. Un quadro che mette sotto pressione il sistema previdenziale, il welfare e il mercato del lavoro.
Gli energy drink
Tra i prodotti più discussi ci sono anche gli energy drink, il cui consumo è in crescita soprattutto tra adolescenti e giovani adulti. Bevande spesso associate a energia e performance, ma che possono contenere elevate quantità di caffeina, zuccheri e altre sostanze capaci di incidere sul sonno, sulla pressione arteriosa e sull’equilibrio metabolico. Secondo il rapporto Coldiretti-Censis, un genitore su due ritiene che il consumo sia legato soprattutto alla moda tra coetanei, mentre oltre la metà segnala un utilizzo maggiore nei periodi di studio intenso. Anche le barrette proteiche e gli snack industriali, ricchi di zuccheri aggiunti e additivi, contribuiscono alla diffusione di un modello alimentare basato più sulla praticità che sulla qualità nutrizionale.
Filiera trasparente
Per Coldiretti la sfida riguarda anche la trasparenza della filiera: conoscere l’origine degli alimenti e scegliere prodotti di qualità significa tutelare i consumatori e il lavoro degli agricoltori italiani, contrastando frodi alimentari e pratiche produttive non consentite in Italia, come il trattamento del grano con glifosato in preraccolta in alcuni Paesi extra europei, oppure le manipolazioni dell’olio extravergine di oliva.
Leggi anche:
Schizza pure il gasolio per i trattori: esposto di Coldiretti
Coldiretti lancia il progetto Nazionale vini italiana
© Riproduzione riservata