Cina e, con numeri in crescita, anche India. Si trova in Asia il nuovo centro gravitazionale della produzione di droghe sintetiche. A cominciare dal fentanyl, il farmaco fino a 100 volte più potente della morfina, molto richiesto per il suo uso illegale e alla base della crisi degli oppioidi negli Stati Uniti che sta causando migliaia di morti. Nei Paesi asiatici, infatti, si trovano le aziende farmaceutiche in cui si producono i cosiddetti «precursori», sostanze chimiche non necessariamente illegali da cui si ricavano molti prodotti dell’industria cosmetica e farmaceutica. Che però arrivano in Sud America, in particolare in Messico, per essere sintetizzate in una droga o sostanza da immettere in un mercato illegale, come quello del fentanyl. Un commercio multimilionario gestito da mafie e narcotrafficanti.
«Determinare il valore economico del mercato illecito dei precursori chimici del fentanyl in Cina e in India non è semplice», spiega Vincenzo Musacchio, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al Riacs di Newark. «Si tratta di un settore clandestino, basato in gran parte su sostanze chimiche utilizzate in ambito farmaceutico ma reindirizzate per scopi illegali. Di conseguenza, le agenzie di intelligence e gli organismi internazionali non sono in grado di quantificare con precisione una cifra complessiva; tuttavia, è possibile formulare stime a partire dai flussi finanziari e dai volumi di produzione. Dalla compravendita dei precursori in Asia (Cina e India) fino al collocamento e al riciclaggio dei proventi da parte di organizzazioni criminali messicane nel mercato, le attività illecite monitorate muovono circa 2,5 miliardi di dollari all’anno in transazioni, considerando il solo circuito formale o para-formale».
Il report
Secondo il sito Affari internazionali, che cita un report di Insightcrime.org, vi sarebbero «188 aziende chimiche cinesi che producono e commerciano precursori, concentrate per il 63% nelle province di Hebei e Hubei, a cui si uniscono Guangdong e Zhejiang». Nei laboratori viene prodotto ad esempio il precursore 4-anilino-N-fenetilpiperidina, noto come “Anpp”, la cui detenzione e produzione, nonché commercio e importazione, è severamente regolamentata, anche con l’uso di licenze specifiche, a livello internazionale per prevenirne l’utilizzo nella filiera degli stupefacenti illeciti. Un altro precursore prodotto nei laboratori è il N-fenetil-4-piperidone (Npp). Sono poi i cartelli della droga internazionali, in particolare quelli messicani come Sinaloa e Jalisco, a fare il resto. Dopo avere acquistato legalmente o semi-legalmente composti chimici sfusi provenienti dalle fabbriche cinesi, li impiegano per sintetizzare il fentanyl in laboratori clandestini, spesso situati fuori dalla Cina. Si trovano in Messico, India, Stati Uniti, Canada e in Europa. Segnala l’esperto: «Alcuni Paesi con una forte tradizione nella chimica illegale – come Paesi Bassi e Belgio, noti per laboratori legati a ecstasy e metanfetamine – nonché diversi territori dell’Europa orientale, inclusa l’Estonia che ha già affrontato una grave crisi da fentanyl, hanno registrato casi di sintesi o di taglio di oppioidi sintetici».
Anonimato
Il modo in cui questi composti chimici vengono importati dall’Asia si avvale dell’aiuto di pagamenti in criptovaluta e piattaforme di e-commerce e transazioni digitali nel dark web. «La ragione principale – osserva ancora Musacchio – è nota: tali strumenti offrono anonimato, rapidità e assenza di barriere geografiche. In questo modo, le organizzazioni criminali possono riciclare denaro sporco, trasferire grandi capitali illeciti oltre frontiera in pochi passaggi, riducendo la capacità di controllo dei sistemi bancari tradizionali. Possono acquistare, inoltre, merce illegale e regolare partite connesse al traffico di droga o a servizi illeciti tramite i mercati del dark web. Lo stesso ecosistema digitale consente di aggirare i sequestri: i proventi sono spesso occultati in digital wallet decentralizzati, inclusi sistemi riconducibili all’area DeFi (finanza decentralizzata)».
Sistemi che consentono agli investigatori di individuare, spesso, la transazione, ma mai l’autore del pagamento. Anche l’intelligenza artificiale viene impiegata dalle organizzazioni su scala globale. «Sia l’Ia che modelli generativi vengono usati per ottimizzare, modificare e sintetizzare sostanze stupefacenti. L’allarme è stato segnalato ufficialmente da varie agenzie internazionali per la sicurezza, tra cui l’Eu Drugs Agency (Euda), che ha evidenziato come queste tecnologie stiano alterando in profondità il mercato degli stupefacenti. Secondo le ricostruzioni disponibili, l’intelligenza artificiale è impiegata per individuare o sviluppare nuove sostanze psicoattive, nuovi precursori chimici e per migliorare l’impiego delle componenti, con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza e la resa produttiva».
Nei giorni scorsi è stata aperta un’inchiesta sul furto di fiale di fentanyl all’ospedale Israelitico di Roma. «Il rischio di una diffusione del fentanyl in Europa è reale e monitorato con attenzione dalle autorità sanitarie e dalle agenzie antidroga, come l’Euda. La situazione attuale presenta differenze significative rispetto agli Stati Uniti, in cui il fentanyl rappresenta da anni una vera emergenza sanitaria. In Europa il fenomeno risulta ancora più circoscritto, sebbene emergano segnali preoccupanti di crescita in specifiche aree».
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