Le vecchie tavole in legno di balsa e poliuretano continuano a cavalcare l’onda: un tempo sfrecciavano in mare, oggi sgusciano tra le correnti di un collezionismo che spinge al largo. Come fa un vento offshore. Più pesanti e meno indulgenti rispetto ai modelli moderni in materiali compositi, quei pezzi di antiquariato sportivo appartengono a un’epoca in cui il surf richiedeva tecnica e forse più coraggio. Se non sapevi muoverti, “frullavi” giù. Oggi, restaurati e ammantati di uno speciale fascino vintage, gli stessi pezzi sono diventati oggetti da collezione pronti a dominare ben altre onde: quelle delle aste internazionali e delle quotazioni di mercato.
A ridare velocità alle vecchie tavole da surf è una nicchia interessata alle caratteristiche estetiche, sportive e storiche di alcuni modelli, che nelle compravendite possono raggiungere valutazioni superiori a 40 mila euro, con punte ancora più elevate per gli esemplari legati ai grandi protagonisti della disciplina o a momenti simbolici della sua evoluzione.
Come accade con altri beni da collezione, a determinarne il valore sono soprattutto rarità, provenienza, stato di conservazione e nome dello shaper, ovvero l’artigiano che ha dato forma alla tavola. Una firma nascosta sotto la resina può trasformare un oggetto sportivo in un pezzo da collezione, proprio come la sigla di un artista sulla tela. Anche il legame con una particolare epoca o tecnica costruttiva può fare la differenza tra una semplice tavola usata e un autentico cimelio storico.
Il vero Santo Graal per gli appassionati restano le tavole in balsa degli anni Quaranta e Cinquanta. Prima dell’arrivo del poliuretano venivano costruite con legni come sequoia e koa, ma la balsa, molto più leggera, rivoluzionò il surf rendendo le tavole più maneggevoli. La sua stagione durò poco: tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta poliuretano e vetroresina trasformarono la produzione, rendendo le tavole più economiche e favorendone la diffusione di massa. Proprio quella breve parentesi ha reso i modelli in balsa i più ricercati dai collezionisti. Un esemplare originale degli anni Cinquanta firmato da Dale Velzy, Greg Noll, Matt Kivlin o Joe Quigg può superare i 20 mila dollari nelle aste specializzate.
Cicatrici
Nel mondo del surf da collezione, però, le cicatrici non sono sempre un difetto. Graffi, riparazioni d’epoca e segni dell’utilizzo raccontano la storia della tavola e possono aumentarne il fascino, purché non derivino da restauri invasivi che ne compromettano l’autenticità. Tra i pezzi più ricercati figurano le Waimea Gun, progettate per affrontare le grandi mareggiate hawaiane. Oggi sono tra i modelli più ambiti: un raro esemplare Balsa Rhino Chaser è stato venduto per circa 47 mila dollari.
Ad alzare le quotazioni contribuisce anche la cultura pop. Hollywood ha infatti trasformato alcune tavole in memorabilia: la Spyder realizzata per Patrick Swayze durante le riprese di Point Break è stata battuta all’asta per circa 64 mila dollari, mentre la Lightning Bolt utilizzata da Gerry Lopez in Un mercoledì da leoni ha superato i 30 mila dollari. In questi casi il valore risiede tanto nella tavola quanto nella storia che porta con sé.
Negli ultimi anni il settore ha incrociato anche il mondo dell’arte e del lusso. Tavole decorate da artisti come Damien Hirst sono entrate nel circuito delle gallerie, mentre progetti come la Aureus, rivestita in foglia d’oro a 24 carati, hanno spinto il surf verso il design da collezione. Naturalmente non tutte le vecchie tavole nascoste in garage sono tesori. Gran parte della produzione commerciale degli anni Settanta e Ottanta conserva soprattutto un valore decorativo. I pezzi destinati alle aste più importanti devono possedere autenticità, rarità e una storia verificabile. Il cultore delle tavole da surf oggi non è più soltanto un appassionato della disciplina; tra i cacciatori di pezzi vintage sono infatti gli amanti del design, gli investitori alla ricerca di beni alternativi e chi è attratto dal loro fascino. Nel mare del collezionismo anche le vecchie tavole possono tornare a planare. Sì, ma sulle quotazioni.
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