Dalla guida di Mediobanca a consulente. Dopo aver perso la partita per il controllo di Piazzetta Cuccia, conclusasi con le sue dimissioni da amministratore delegato, Alberto Nagel riparte da una srl. Si chiama Rheingold Partners, è stata costituita lo scorso 6 luglio a Roma davanti al notaio Nicola Atlante, ma ha sede a Milano. Il capitale sociale è di 10 mila euro liberato mediante bonifico su un conto corrente della Bper.
L’oggetto sociale
L’oggetto sociale, si legge nell’atto costitutivo depositato nella banca dati delle Camere di Commercio, comprende attività di consulenza nelle acquisizioni e cessioni di imprese, fusioni, concentrazioni e ristrutturazioni aziendali. La società potrà inoltre prestare servizi per il reperimento di capitale di rischio e di credito, inclusi investimenti in club deal, nonché acquisire, detenere e gestire partecipazioni in altre imprese o enti, senza operare nei confronti del pubblico né svolgere le attività riservate agli intermediari finanziari autorizzati. Amministratore unico è lo stesso Nagel che detiene anche il 100% del capitale. Lo statuto lascia però aperta la porta all’ingresso di nuovi soci e investitori, riservando comunque all’ex banchiere particolari diritti di governance, a partire dalla nomina dell’organo amministrativo, e consentendogli di mantenere il controllo della società anche in caso di futuri assetti proprietari diversi da quelli attuali.
Nome ispirato all’Anello del Nibelungo
La scelta del nome richiama inevitabilmente il Rheingold di Wagner, l'”Oro del Reno” da cui prende avvio la saga dell’Anello del Nibelungo. Nella mitologia wagneriana l’oro è insieme simbolo di ricchezza, potere e responsabilità. Ma più che confermare il significato del marchio, la vera prova sarà un’altra. Nella lettera di congedo inviata ai dipendenti dell’istituto milanese a settembre 2025 dopo le dimissioni, Nagel aveva affidato il proprio commiato a una celebre frase di Orazio: “Graecia capta ferum victorem cepit”, la Grecia conquistata (dai romani) conquistò il feroce vincitore. Il poeta latino aggiungeva subito dopo: “et artes intulit agresti Latio” – “e le arti portò nel Lazio agreste”. In altre parole, se Roma aveva imposto il proprio dominio politico e militare sulla Grecia, quest’ultima aveva saputo “vincere” a sua volta con la propria superiorità culturale, diffondendo arti, lettere e filosofia. Un riferimento che molti hanno interpretato come un messaggio rivolto ai nuovi padroni della banca dopo l’Opas del Montepaschi: si può conquistare un’istituzione, ma non cancellarne la cultura e il metodo.
La sfida del prestigio
Oggi, però, la sfida è diversa. Si tratta di verificare quanto del prestigio costruito in quasi vent’anni ai vertici di Piazzetta Cuccia appartenga realmente ad Alberto Nagel e quanto, invece, fosse legato al ruolo esercitato all’interno di una delle istituzioni più influenti della finanza italiana. Perché nel mercato della consulenza non è la carica a creare autorevolezza: è il mercato a stabilire quanto quell’autorevolezza valga davvero. Un mercato sempre più affollato, dove il valore di un advisor si misura sulla capacità di attrarre mandati e chiudere operazioni.
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