Un anno e mezzo fa lo spauracchio DeepSeek provocò un improvviso scrollone a Wall Street sul timore che i modelli di IA generativa open-source a basso costo mettessero in discussione uno dei principali assunti del rally borsistico, ossia che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiedesse investimenti sempre crescenti in data center e semiconduttori di fascia alta. A ondate questi timori tornano innescando profonde correzioni per i titoli legati all’IA, come nelle ultime settimane con le notizie legate al modello di intelligenza artificiale open-source Kimi K3 della cinese Moonshot; a questo si aggiungono le indiscrezioni circa l’indiscrezione che Apple starebbe già testando le memorie del colosso cinese CXMT, quarto produttore mondiale di chip di memoria con una quota di mercato dell’8% nel primo trimestre dell’anno, in aumento rispetto al 3% dello stesso periodo dell’anno precedente. Il dominio di Micron e del duo coreano composto da SK Hynix e Samsung non appare ancora in discussione, ma l’avanzata di Pechino accende a ondate il nervosismo sui mercati.
L’indice Philadelphia Semiconductor (Sox) è così arrivato a cedere oltre il 20% rispetto ai recenti massimi di periodo, entrando così nella cosiddetta fase Orso. Titoli quali Micron e SK Hynix arrivati a cedere circa il 30% dal picco del 22 giugno, per poi recuperare in parte in quest’ultima settimana. Un ritracciamento da molti considerato “sano e fisiologico” visto che era reduce da un secondo trimestre avanti tutta (+80%) e anche dagli sbalzi d’umore stagionali che caratterizzano l’indice SOX che nel terzo trimestre ha sottoperformato rispetto all’S&P 500 in 10 negli ultimi 16 anni. La volatilità è parte dei semiconduttori con ben 9 correzioni superiori al 10% dal lancio di ChatGpt (novembre 2022) ad oggi, con cali medi del 14% su un arco di 31 giorni. «Vediamo la correzione come un reset estivo, non come un’inversione fondamentale – rimarcano gli esperti di Bank of America – e restiamo positivi sui titoli principali confermando la previsione di una spesa per l’IA destinata a lievitare ancora raggiungendo 1,7 trilioni di dollari entro il 2030». Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Mazzariello, senior equity specialist di UniCredit: «La correzione recente è più legata a posizionamento, prese di profitto e a un trade diventato molto affollato che a un deterioramento del ciclo IA».
Il ritorno sulla terra delle quotazioni del comparto a detta degli analisti non riduce la rilevanza strutturale dell’IA «ma mette in discussione la lettura più lineare del trade, secondo cui maggiore domanda implica necessariamente cluster di training sempre più grandi e capital-intensive», asserisce Diego Franzin, head of portfolio strategies Plenisfer Investments Sgr, che aggiunge: «La domanda di inferenza rimane forte e potrebbe beneficiare direttamente della riduzione del costo per token, ma il mercato dovrà diventare più selettivo nel distinguere tra crescita della domanda, intensità del capex e capacità di generare ritorni economici».
Intanto, oltreoceano la stagione delle trimestrali va avanti a ritmo spedito e promette un’ulteriore accelerazione del tasso di crescita dei profitti. Circa il 90% delle aziende che hanno riportato gli utili finora, tra cui le principali banche statunitensi, ha superato le aspettative. Come ormai da consuetudine il vero traino al boom dei profitti di Wall Street è atteso dal settore tech, anche se questa volta non saranno più le Magnifiche Sette i principali contributori; i loro profitti complessi cresceranno di circa il 31%, circa la metà del ritmo registrato nel primo trimestre. A fare la voce grossa saranno due nomi in particolare, Micron e Nvidia. Secondo le stime FactSet, escludendo i due colossi chip la crescita degli utili dell’S&P 500 per il secondo trimestre si assottiglia e non poco, dal 24,7% al 16,8%.
I riflettori saranno accesi non solo sugli utili, ma sui capex, ossia la spesa in conto capitale degli hyperscaler, per capire se continuerà a crescere. Gli esperti di Wall Street ritengono che la spesa in conto capitale lieviterà quest’anno attestandosi tra 800 miliardi e 1 trilione di dollari. Parallelamente la crescita degli utili di chi sta sopportando questi enormi capex sta rallentando e in Borsa le Magnifiche Sette non sono più nella pattuglia dei vincitori. Anzi a giugno hanno lasciato sul terreno complessivamente oltre 2,3 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato, con un calo del 10% nel mese e del 3% da inizio anno. «Qualsiasi contrazione nelle aspettative di spesa per l’IA potrebbe avere conseguenze drammatiche per le aziende che contribuiscono maggiormente alla crescita degli utili», avverte Ipek Ozkardeskaya, senior analyst di Swissquote, rimarcando come le Big Tech potrebbero recuperare terreno in tale scenario a condizione che gli utili rimangano resilienti, ma quasi certamente metterebbe al tappeto la catena di approvvigionamento dell’IA.
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