Gentile redazione, nella mia azienda sono stati introdotti sistemi di IA per valutare la produttività e anche per suggerire provvedimenti disciplinari. Ho letto che ci sono state nuove pronunce della Cassazione e norme europee (AI Act, Gdpr) che toccano il tema. Mi conferma che un datore di lavoro può basare un licenziamento o una sanzione su valutazioni automatizzate senza spiegare i criteri usati? Quali tutele ha il lavoratore?
Armando Pace
Gentile Armando,
Le risponde l’avvocato Fortunato Barone (CBB Avvocati). I sistemi di IA vengono utilizzati in azienda per numerose finalità, tra cui quella di verifica e miglioramento della produttività. Tuttavia, nessun algoritmo può sostituirsi all’imprenditore nell’ordinaria gestione del rapporto di lavoro. Ogni licenziamento o provvedimento disciplinare deciso esclusivamente da un algoritmo è da considerarsi nullo e privo di effetti, poiché la legge richiede sempre un intervento e una convalida umana. Molti tribunali italiani hanno chiarito che l’uso dell’IA non basta a giustificare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo (per esempio nel caso di crisi aziendale). In ogni caso, è possibile licenziare un lavoratore per scarso rendimento, ma occorre dimostrare che il rendimento del lavoratore è molto più basso rispetto a quello dei colleghi che fanno lo stesso lavoro e non può essere valutato in un arco temporale di breve durata. In secondo luogo, ogni provvedimento disciplinare deve essere preceduto da una contestazione disciplinare che deve contenere la dettagliata e circostanziata condotta attribuita al lavoratore così che lo stesso sia messo nella condizione di potersi difendere.
© Riproduzione riservata