C’è una cosa che accomuna la Croce in ferro e vetro che svetta sulla Sagrada Familia (inaugurata a inizio giugno) e grattacieli iconici come il Burj Khalifa di Dubai, il più alto del mondo, e le Torri Petronas di Kuala Lumpur: un’azienda con sede nel Modenese. Nello specifico, la Voilàp, che dall’Italia è partita alla conquista del mondo diventando una multinazionale specializzata nella progettazione e nella produzione di macchine e sistemi smart per la lavorazione di vetro e profili in alluminio, Pvc e acciaio. Macchine al servizio dell’edilizia, in particolare degli smart buildings, e dell’industria: dall’aerospazio ai settori ferroviario, automotive, illuminotecnica, energie rinnovabili e arredamento. Un percorso con oltre 100 anni di storia alle spalle che ha reso Voilàp leader a livello mondiale del settore.
La smart factory di Carpi
Fiore all’occhiello, la smart factory realizzata nello stabilimento di Carpi: grazie a un investimento di 12 milioni di euro qui è stato realizzato un nuovo modello di fabbrica che integra meccanica, software, sensori Internet of Things, robotica e sistemi di analisi dati per sviluppare impianti in cui linee produttive, logistica, sistemi informativi e operatori dialogano in un’unica architettura. Qualche numero: Voilàp è presente in oltre 60 Paesi, con 16 stabilimenti produttivi, circa 2.100 dipendenti e 44 filiali commerciali. Nel 2025 il fatturato è cresciuto a 346 milioni di euro e le previsioni per il 2026 parlano di un balzo a 420 milioni. La crescita è avvenuta soprattutto grazie ad acquisizioni anche all’estero: oggi circa la metà dei dipendenti si trova in Germania. Solo lo scorso anno sono state acquisite le italiane Mappi (macchine per lavorazione del vetro), Avg Automazioni e Dinamica (robotica) e la tedesca Sturtz, leader nei macchinari per il Pvc in Germania. Fra i marchi controllati, anche Elumatec, Emmegi, Tekna, Someco, Keraglass e Imecon.
Comunicazione
Ma che cosa si intende per smart factory e soprattutto cosa la distingue da una classica fabbrica automatizzata? «Sono due realtà molto diverse – spiega a Moneta Valter Caiumi, ad e presidente dell’azienda – La fabbrica automatizzata si limita, per l’appunto, all’automatizzazione mentre quello che proponiamo noi è un sistema diverso che ha al centro la comunicazione in tempi rapidissimi e in 38 lingue diverse sia fra uomo, macchine e tecnologie, sia fra uomo e uomo e che coinvolge tutti gli ambiente dell’impresa. Siamo partiti nel 2011 costruendo ecosistemi di smart retail per poi evolverci lungo questa traiettoria: ora siamo in grado di fornire i macchinari per creare una smart factory disegnata su misure delle esigenze del cliente, basandoci sia sui suoi obiettivi iniziali sia sui suoi piani di sviluppo per il futuro e sulla necessità di adattarsi in modo veloce ai cambiamenti di mercato. In tutto questo l’IA ha un ruolo chiave visto che permette di utilizzare queste tecnologie in modo semplice, quasi senza accorgersene. Noi offriamo grazie alle diverse società che abbiamo rilevato nel corso degli anni una serie di competenze di eccellenza, che per un’azienda normale sarebbero impossibili da trovare altrimenti».
Ruolo chiave ai big data
Big data e informazioni sono il cuore della smart factory, con un sistema unificato di informazioni che arrivano attraverso totem e ledwall che trasmettono indici, parametri e notizie. Caiumi sottolinea: «Sette grattacieli su dieci a livello mondiale vengono realizzate da aziende clienti che usano le nostre tecnologie». Per fare un esempio, la Croce della Sagrada Familia è stata costruita da Josef Gartner GmbH (Gruppo Permasteelisa) utilizzando macchinari Emmegi (società di Voilap): «Il risultato di una visione straordinaria, che unisce arte, ingegneria e innovazione in un punto di riferimento destinato a lasciare un’impressione duratura».
Espansione all’estero
L’espansione all’estero, che finora è stata determinante per la crescita di Voilàp, si appresta a fare un altro passo avanti: da poco è stato firmato un accordo strategico con Sir China, parte di Wolon Group, per sviluppare soluzioni di robotica e umanoidi per il mercato asiatico, dove la domanda di automazione sta crescendo a ritmi record. Un percorso quasi contro intuitivo: tendiamo a pensare che l’innovazione in questo settore arrivi dalla Cina, invece siamo noi italiani a portarla oltre la Grande Muraglia.
«Questo è il momento di costruire un nuovo pilastro in Oriente – spiega Caiumi – Entro dieci anni, il nostro obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento anche in Asia, assumendo la leadership del settore. La manifattura in Cina è cresciuta moltissimo e il Paese è diventata bravo in diversi comparti, come l’automotive, ma in altri più di nicchia riteniamo che ci sia spazio per tecnologie d’eccellenza come le nostre. In prospettiva, come avvenuto in Europa, puntiamo ad acquisire e integrare anche realtà locali. La Cina da molti punti di vista è imperfetta, come lo era l’Italia del Boom economico e del Dopoguerra, ma sta trasformando questa imperfezione in una leva di crescita e sperimentazione: l’innovazione lì corre più veloce».
Non solo Cina
E Voilàp in Oriente non guarda solo alla Cina: «C’è interesse anche per Taiwan, Corea del Sud, Vietnam e Indonesia, tutti mercati in fase di sviluppo. Senza dimenticare che l’Asia è una porta di ingresso affacciata su Australia e Nuova Zelanda».
IA, sensori e robot-operai però aprono interrogativi su come evolverà il mondo dell’occupazione: «Ci sono molte teorie – conclude Caiumi – Secondo alcuni ci sarà una riduzione di posti di lavoro, secondo altri no. Quello che posso dire è che nel nostro settore è in corso una grande trasformazione. Dalla Rivoluzione industriale a oggi, l’innovazione non ha fatto scomparire il lavoro però l’ha cambiato. Basti pensare al fatto che un tempo bastavano poche ore di formazione, mentre ora è vitale per rimanere al passo con l’evoluzione tecnologica che stiamo vivendo».
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