Quattro anni di guerra hanno lasciato in Ucraina morte e devastazione – oltre due milioni tra morti, feriti e dispersi, tra le file sia russe che ucraine, dall’inizio dell’invasione (secondo i dati del Center for Strategic and International Studies) – ma hanno anche trasformato il Paese in uno dei principali poli militari occidentali. L’economia è stata riconvertita alla difesa e oggi Kiev rappresenta un partner strategico per le aziende europee: basti pensare a Leonardo, che la considera un futuro interlocutore fondamentale.
I numeri lo confermano: Ukroboronprom, principale conglomerato statale della difesa, è passato da 1,3 miliardi di dollari di fatturato nel 2022 a oltre 4 miliardi nel 2025. Tanto che oggi il Paese, se dovesse entrare nell’Unione europea, lo farebbe da vero e proprio colosso militare, con potenziali ricadute positive su tutti i Paesi Ue. E i droni sono il simbolo di questo mutamento. «L’Ucraina produce velivoli a lungo raggio capaci di colpire obiettivi oltre i 2 mila chilometri, piattaforme riutilizzabili armate di razzi, droni madre per il trasporto di altri velivoli e sistemi a reazione come Palianytsia e Peklo». Palianytsia. Un nome curioso, «si chiama come il tradizionale pane ucraino, divenuto durante la guerra una parola d’ordine per distinguere gli ucraini dai madrelingua russi», spiega a Moneta un referente interno di Ukroboronprom. «Questi sistemi possono trasportare fino a 100 chili, raggiungere i 700 chilometri orari, coprire circa 700 chilometri e colpire con una precisione di 1-2 metri».
Il principale vantaggio competitivo dell’industria ucraina è la possibilità di progettare, testare e perfezionare ogni innovazione direttamente sul campo di battaglia. Dal 2014 – anno dell’invasione russa della Crimea – l’esperienza operativa ha consentito di adattare rapidamente tattiche, tecnologie e risorse economiche. «Abbiamo dimostrato come droni dal costo contenuto possano neutralizzare mezzi molto più costosi e contribuire all’abbattimento di numerosi caccia ed elicotteri, anche mediante piccoli Fpv». Nati originariamente come droni commerciali da corsa per appassionati, durante il conflitto russo-ucraino gli Fpv sono diventati una delle armi tattiche più letali e rivoluzionarie della guerra moderna. Economici, piccoli e semplici, ma allo stesso tempo estremamente efficaci. L’industria produce internamente tra l’85 e il 90 per cento dei componenti, mentre solo una quota limitata viene importata. «Gli impianti sono distribuiti sull’intero territorio nazionale per ridurre la vulnerabilità ai bombardamenti, mentre la chiusura dello spazio aereo costringe tutta la logistica a utilizzare ferrovia e camion» spiega il referente di Ukroboronprom.
Si sa che i produttori ucraini si servono di una rete di fornitori internazionale su cui vige la massima riservatezza per evitare sabotaggi o interruzioni delle forniture. Ukroboronprom coordina circa 85 realtà produttive affiancate da un ecosistema di startup private, sostenute prevalentemente da fondi statali ucraini. Il governo ucraino finanzia la produzione tramite il proprio bilancio della difesa e contratti di acquisto diretti. La produzione continua ad aumentare grazie alla riconversione di fabbriche e alla costruzione di nuovi impianti. In questo Kiev è sostenuta da una coalizione di oltre 50 Paesi – in primis Ue, Usa e Uk – che forniscono aiuti militari, finanziari e umanitari, affiancati da colossi tech come Rheinmetall, Bae Systems, Lockheed Martin.
Tra le realtà che incontriamo – vagabondando nel padiglione ucraino del Farnborough Airshow di Londra – c’è Skyfall, nata nel 2022 in un garage e oggi diventata uno dei maggiori produttori di droni del Paese. Il suo Vampire, noto ai soldati come Baba Yaga (la strega malvagia che colpisce nella notte, secondo la tradizione folkloristica ucraina), ha superato i cinque milioni di missioni operative. «Vampire, oltre alle azioni di bombardamento e posa di mine, svolge un ruolo essenziale nella logistica delle prime linee trasportando viveri, munizioni, acqua, materiali sanitari e persino sacche di sangue, riducendo l’esposizione dei convogli terrestri agli attacchi dei droni Fpv», spiega una fonte interna a Skyfall.
L’azienda ha sviluppato anche la famiglia di droni Fpv Shrike, disponibile con termocamera, sistemi di intelligenza artificiale per il puntamento automatico e guida in fibra ottica.
«Il modello Shrike 10 – sviluppato in collaborazione con la britannica Skycutter – ha trionfato nel programma Drone Dominance del Pentagono ottenendo un punteggio di 99,3 su 100. Questo drone Fpv è diventato celebre per aver abbattuto in volo – grazie ad un’eccezionale livello di precisione – un elicottero russo Mi-8 da 10 milioni di dollari». L’ultima evoluzione è il P1 Sun Interceptor, progettato per contrastare i droni Shahed impiegati contro infrastrutture civili ed energetiche. La famiglia comprende una versione standard, una Long con intelligenza artificiale e il Jet Killer, capace di raggiungere i 370 chilometri orari per intercettare i nuovi droni a reazione. Skyfall dispone ormai di una capacità produttiva potenziale di circa 50 mila droni al mese, destinati alle forze armate ucraine attraverso un sistema statale di crediti virtuali assegnati ai reparti in base ai risultati operativi.
Ma le aziende della difesa sono molte, accanto a Skyfall operano altre imprese come Vyriy e Wild Hornets, ormai punti di riferimento del comparto privato. Le novità ucraine si estendono anche sul fronte dell’aviazione e i partner europei in questo hanno un ruolo fondamentale.
Un simbolo dell’innovazione ucraina in questo settore è Antonov. Dall’inizio dell’invasione da parte della Russia – che nel 2022 ha distrutto la storica base dell’azienda a Hostomel, vicino a Kiev – l’aeroporto di Lipsia/Halle, in Germania, è diventato il principale hub e base operativa internazionale per la flotta di aerei da trasporto. I suoi cargo sono una risorsa unica per il trasporto di carichi eccezionali, dagli elicotteri ai mezzi militari, grazie alla capacità di operare in qualsiasi condizione climatica e su piste non preparate. «Dopo la distruzione di Hostomel e la chiusura dello spazio aereo ucraino, le operazioni della flotta, la manutenzione e la gestione logistica sono state consolidate a Lipsia, già punto di riferimento del programma Nato Salis (ndr)», spiega un referente di Antonov. Qui l’azienda ha avviato la realizzazione di un nuovo grande hangar di manutenzione tecnica e revisione degli aerei.
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