Fincantieri baluardo di un patrimonio economico invisibile. Il mare non è solo una rotta commerciale o un teatro militare. È un’infrastruttura sulla quale poggia una fetta rilevante dei business chiave dell’economia mondiale: sui fondali corrono i cavi che trasportano il traffico Internet globale, si sviluppano gli elettrodotti sottomarini che collegano continenti e parchi eolici offshore, passano gasdotti, oleodotti e reti energetiche. Difendere il mare significa tutelare tutto questo. E in questo scenario la trasformazione di Fincantieri che si basa sulle quattro recenti acquisizioni – Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm – non rappresenta solo un’espansione industriale, ma la nascita di un operatore integrato capace di costruire le tecnologie necessarie per lavorare sott’acqua, ma soprattutto di proteggere l’infrastruttura critica più importante. Per decenni Fincantieri è stata identificata con la cantieristica navale. Ma oggi il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero sta assumendo un ruolo diverso: diventare il principale presidio tecnologico italiano nel dominio subacqueo, sempre più decisivo per la sicurezza nazionale ed europea.
Oggi i fondali sono ciò che lo spazio era vent’anni fa, un ambiente relativamente poco presidiato, ma decisivo per sicurezza, comunicazioni e intelligence: banche, Borse, cloud, traffico Internet, sistemi militari e reti energetiche dipendono da infrastrutture che sono sommerse. E così il modello è cambiato. Fincantieri non vende più solo mezzi navali, ma servizi di sorveglianza e protezione. Le sue tecnologie possono essere impiegate per ispezionare un parco eolico offshore o per proteggere un cavo Internet, così come per supportare operazioni della Marina Militare.
Sui fondali marini si estendono 1,5 milioni di chilometri di cavi e attraverso questi collegamenti passa oltre il 99% del traffico intercontinentale di Internet e delle comunicazioni digitali. A questa rete si affiancano migliaia di chilometri di altre reti, gasdotti, oleodotti e, sempre più spesso, cavi elettrici ad alta tensione che collegano Paesi diversi, piattaforme offshore e impianti eolici marini. Tutte infrastrutture che sono però estremamente vulnerabili. Negli ultimi anni gli episodi verificatisi nel Mar Baltico, nel Mare del Nord e in altre aree strategiche hanno dimostrato come bastino pochi interventi mirati per interrompere comunicazioni, flussi energetici o collegamenti fra Stati. Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel 2022 e i danneggiamenti ai cavi per telecomunicazioni e collegamenti elettrici hanno cambiato la percezione del rischio, spingendo governi e Nato a considerare i fondali marini un nuovo dominio della competizione geopolitica.
È questo il terreno su cui Fincantieri ha deciso di giocare la partita. Negli ultimi tre anni il gruppo ha costruito un ecosistema che unisce capacità navali, robotica, sensoristica, IA, tlc e servizi operativi. L’esperienza maturata con i sommergibili della Marina Militare, i sistemi subacquei di Wass, le tecnologie unmanned di Ids e le competenze offshore di Remazel costituiscono la base di un polo nazionale dell’underwater. Con l’ingresso di Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm il puzzle è completo. Next Geosolutions porta la capacità di effettuare survey dei fondali. WSense introduce una tecnologia chiave: reti di sensori e comunicazioni wireless subacquee, l’Internet of Underwater Things, che consente a droni e strumenti installati sul fondo di dialogare tra loro. Graal Tech rafforza la componente robotica con droni autonomi capaci di ispezionare condotte, cavi e infrastrutture. Defcomm aggiunge invece i mezzi navali di superficie senza equipaggio, destinati alla sorveglianza costiera e alla protezione delle installazioni sensibili. Tutto il ciclo è coperto: individuare un’infrastruttura, monitorarla, rilevare anomalie, identificare minacce e intervenire rapidamente. L’obiettivo non è solo reagire a un incidente, ma individuarlo prima che produca danni. In questo scenario Fincantieri passa dalla vendita di singole tecnologie alla fornitura di un servizio continuativo di protezione delle infrastrutture critiche, secondo un modello che potrebbe evolvere verso un “Underwater Security as a Service” destinato a governi, operatori energetici e società di tlc. L’altra partita riguarda il sistema energetico. L’Europa sta investendo decine di miliardi di euro nello sviluppo dell’eolico offshore e nelle interconnessioni elettriche internazionali. Ogni nuovo parco eolico marino richiede chilometri di cavi ad alta tensione posati sui fondali, così come ogni nuovo collegamento tra Paesi. Il Mediterraneo è destinato a diventare uno dei principali hub energetici europei grazie ai nuovi collegamenti elettrici tra Italia, Grecia, Tunisia e Nord Africa e ai corridoi dedicati all’idrogeno e alle rinnovabili. E lo è anche per le strategiche vie di gas e petrolio. Proteggere queste reti significa garantire la sicurezza energetica del continente.
Attraverso l’integrazione di università, start-up e aziende ad alta tecnologia, il gruppo sta costruendo un campione nazionale capace di presidiare un dominio che fino a pochi anni fa era considerato quasi inesplorato. Il valore del mercato underwater, secondo le stime della stessa società, potrebbe raggiungere 155 miliardi di euro tra il 2026 e il 2030. Le acquisizioni consentiranno al business underwater di superare già nel quest’anno 1,1 miliardi di euro di ricavi, centrando con quattro anni di anticipo gli obiettivi del piano industriale e ponendo le basi per arrivare a circa 1,8 miliardi entro il 2030. Per questo Fincantieri non è più solo uno dei maggiori costruttori navali al mondo ma un attore capace di sorvegliare e proteggere il nostro patrimonio invisibile.
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