Si chiama equazione di Navier-Stokes ed è uno dei problemi matematici più difficili da risolvere: per oltre duecento anni ha visto provarci e riprovarci i più grandi matematici della storia. Ora OpenAI potrebbe aver trovato la soluzione dell’enigma. L’equazione elabora il modo in cui si muove un fluido in condizioni ideali. Come il sangue nelle arterie o del magma nelle viscere della Terra.
La parte più complessa del calcolo riguarda la turbolenza. Quando un fluido accelera, nascono vortici e moti caotici che trasformano la matematica in una giungla di equazioni differenziali non lineari. Per questo l’Istituto Clay ha inserito Navier-Stokes tra i sette Problemi del Millennio, con una taglia da un milione di dollari per chiunque riesca a dimostrarne rigorosamente l’esistenza e la stabilità delle soluzioni.
E ora OpenAI potrebbe aver trovato la soluzione. Invece di dividere il fluido in milioni di celle ed eseguire calcoli pesantissimi per giorni come fanno i supercomputer tradizionali, le nuove architetture stimano il comportamento delle masse liquide e gassose in tempo reale. I modelli di ragionamento avanzati vengono usati come assistenti logici per verificare se le equazioni possano generare singolarità fisicamente impossibili, come punti a densità o velocità infinita. La dimostrazione sarebbe stata realizzata da un gruppo di circa 10 mila agenti IA, basati su un modello proprietario “next-generation” ancora non pubblico, che avrebbero lavorato 88 ore per arrivare alla soluzione, poi formalizzata e verificata nel linguaggio Lean.
OpenAI ha dichiarato che non rivendicherà il milione di dollari del premio, anche se la dimostrazione dovesse essere confermata.
Le accuse
Tristan Buckmaster e Levent Alpöge, due matematici che da mesi lavoravano sullo stesso problema, sostengono che buona parte del lavoro di OpenAI sarebbe derivata da una scoperta che loro stessi avevano fatto e pubblicato alla fine di agosto. In pratica accusano OpenAI di essersi appoggiata, almeno in parte, ai loro risultati precedenti.
Il punto più contestato riguarda proprio l’autonomia rivendicata da OpenAI: l’azienda sostiene che i 10 mila agenti IA abbiano lavorato in completa autonomia, partendo da zero, senza usare i dati di Buckmaster e Alpöge. I due matematici contestano questa versione dei fatti.
Lavorando insieme per circa un anno, i due ricercatori hanno affrontato le equazioni di Navier-Stokes appoggiandosi a modelli di intelligenza artificiale come Claude e GPT-5.6 “Sol”. Seguendo l’impostazione teorica dei matematici Diego Córdoba e Luis Martínez-Zoroa, entro il 22 agosto avevano ottenuto e verificato diversi risultati parziali senza però pubblicarli.
In quel periodo, durante alcune conversazioni, Sébastien Bubeck avrebbe rivelato a Buckmaster che OpenAI disponeva già internamente di una dimostrazione di circa 100 pagine per l’intero problema di Navier-Stokes, prospettandogli due strade. La prima prevedeva di far uscire il lavoro parziale firmato con Alpöge subito prima che OpenAI annunciasse la soluzione definitiva, riservando ai due il titolo formale di “umani più vicini alla risposta”. La seconda opzione gli imponeva invece di pubblicare da solo, citando il modello di OpenAI ma tagliando fuori Alpöge per via del suo legame con la concorrente Anthropic.
Dopo il no di Buckmaster e la minaccia di rendere pubblica la trattativa, Bubeck lo avrebbe messo in guardia sul rischio di rovinarsi la carriera, lasciando intendere che i toni non sarebbero più stati cordiali. A questo si aggiunge un altro timore di Buckmaster: che le sue continue interazioni con Codex abbiano finito per alimentare, attraverso i dati di utilizzo della piattaforma, il materiale di addestramento impiegato da OpenAI.
I vertici della società, compresi Altman e Bubeck, respingono del tutto queste accuse. OpenAI sostiene di non aver mai visionato le ricerche del team né di aver sfruttato informazioni specifiche degli utenti per arrivare alla dimostrazione, pur concedendo che metriche anonimizzate potrebbero aver contribuito al perfezionamento generale dei sistemi. Bubeck ha anche diffuso alcuni messaggi per mostrare di aver garantito a Buckmaster una precedenza di uscita, negando di aver mai preteso l’esclusione di Alpöge.
Resta però un punto nodale: le 165 pagine del lavoro targato OpenAI attribuiscono le proprie fondamenta teoriche proprio agli studi di Córdoba e Martínez-Zoroa, esattamente la stessa pista seguita da Buckmaster e Alpöge. Un’analogia che lascia aperto il sospetto che l’impresa dei 10 mila agenti automatici di OpenAI non sia stata farina del tutto del loro sacco.
© Riproduzione riservata