Uno dei segreti di questo 2026 a ritmo record per Piazza Affari è l’ennesima prova di forza del settore bancario. In generale il comparto del credito europeo appare ben avviato per un anno da record in termini di profitti, in virtù principalmente dell’aumento di attività nell’investment banking e dalle commissioni per le attività di gestione patrimoniale, l’ultimo grande trend del settore. Stando ai calcoli di Bloomberg, lo Stoxx Europe 600 Banks Index, che comprende tutti i maggiori istituti di credito del Vecchio continente, quest’anno andrà a generare un return on equity (ROI) medio del 13,6% nel 2026, in netto rialzo dal 7,9% del 2022.
Marcia in più
Tornando al parterre di Piazza Affari, le cinque big bancarie presenti sul Ftse Mib hanno sfornato nel primo semestre utili record per 15 miliardi di euro che, abbinati alla nuova ondata di risiko, hanno contribuito a sostenere l’appeal sul settore. L’indice Ftse Italia All-Share Banks ha messo a segno un rialzo di oltre 28 punti percentuali negli ultimi sei mesi. Un assist perfetto per l’intera Piazza Affari visto che il peso specifico delle banche è decisamente elevato: quasi il 40% di tutto il Ftse Mib, di cui oltre il 30% rappresentato dal duo composto da Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Alle performance di Borsa le banche abbinano un altro importante tassello che rende appetibili agli occhi degli investitori, ossia l’elevata remunerazione dei soci. La voce dividendi è infatti un elemento distintivo degli istituti di credito, che presentano dividend yield (il rapporto percentuale tra dividendo unitario distribuito e prezzo corrente dell’azione, ndr) tra i più alti sia in Italia sia allargando lo sguardo al panorama globale, dove il settore finanziario si conferma, con un discreto margine di vantaggio, il principale motore dei dividendi globali. Nel secondo trimestre di quest’anno le società finanziarie hanno aumentato le distribuzioni complessive di 26 miliardi di dollari, pari a una crescita del 10,1%.
I più generosi
A fare la voce grossa in termini assoluti è Intesa Sanpaolo che presenta un monte dividendi di 6 miliardi di euro, seguita da Unicredit con 4,74 miliardi di dividendo cash. Guardando invece alla generosità in termini di dividend yield – ossia con rapporto tra dividendi e prezzo più alto – è svettare è invece l’attuale preda di Intesa Sanpaolo, ossia Banca Mps, con un rendimento del 7,4%, seguita da Banco Bpm al 6,2% e terzo gradino del podio per Intesa Sanpaolo al 5,7%; leggermente più indietro Bper Banca, con uno yield del 4,6%, mentre UniCredit si ferma al 3,8%.
Riscontri coerenti con la forte attenzione del settore alla distribuzione di capitale. Intesa Sanpaolo prevede per quest’anno un payout del 95%, di cui il 75% attraverso dividendi cash. Unicredit invece a partire da quest’anno ambisce a una distribuzione ordinaria dell’80 per cento dell’utile netto, di cui la componente in forma di dividendo in contanti pari al 50% dei profitti netti, e con potenziale utilizzo del capitale in eccesso per ulteriori riacquisti di azioni proprie, da valutare annualmente.
Come detto, il Monte dei Paschi in questi anni ha scalato velocemente la classifica dei rendimenti da cedola, risultando ad oggi la banca più generosa. In aggiunta l’istituto guidato da Luigi Lovaglio proporrà ai soci un dividendo straordinario di ben 4 miliardi di euro, collegato alle operazioni di aggregazione su Banco Bpm e Banca Generali predisposte dal ceo Luigi Lovaglio e che il prossimo 29 ottobre saranno al vaglio dell’attesa assemblea dei soci. Il dividendo straordinario sarà composto in parte in contanti e in parte tramite l’assegnazione di azioni a Banca Generali.
Ad alzare l’asticella sulle remunerazioni dei soci è stato recentemente anche Banco Bpm. In seguito ai solidi conti del primo semestre dell’anno, l’istituto di piazza Meda ha deciso di rivedere al rialzo i target di utili per l’intero anno così come il dividendo per azione 2026, indicato adesso ad “almeno” 1 euro. Già il dividendo intermedio 2026 vedrà un ritocco al rialzo, attestandosi a circa 750 milioni, con cedola attesa a 0,50 euro per azione, contro gli 0,46 euro e i circa 700 milioni distribuiti come acconto nel 2025. In generale il gruppo guidato da Giuseppe Castagna ha rivisto al rialzo il target cumulato di remunerazione degli azionisti per il periodo 2024-2027 da 6 miliardi a circa 7 miliardi.
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