La fretta è cattiva consigliera, come sa bene chi finisce nella trappola dei call center fantasma. Il meccanismo è noto: si riceve una telefonata in cui un operatore, spacciandosi per un dipendente delle società di luce, gas e telefonia, annuncia che sono in arrivo rincari o sanzioni. Per salvarsi, consiglia di cambiare tariffa o gestore agendo subito per non farsi sfuggire l’occasione. Peccato che non ci sia niente di vero e che il malcapitato che si fida finisca per ritrovarsi con un contratto peggiore o con un cambio di fornitore a sua insaputa. Un errore in cui chiunque può cadere, visto che questi inganni si basano su tecniche psicologiche sofisticatissime.
E il fenomeno è talmente serio che anche i big del settore cercano di contrastarlo, con pagine dedicate sui loro siti e protocolli con autorità e associazioni dei consumatori. Come spiega un’indagine dell’Osservatorio di Switcho (servizio che aiuta a risparmiare su utenze, assicurazione e mutui) condotta su oltre 2.000 utenti “smart”, l’85% dei consumatori riconosce i principali scenari di potenziale truffa, ma quando il contatto avviene per telefono circa il 25% dei cittadini non riesce a identificare le chiamate fraudolente. «L’aspetto più interessante emerso dalla nostra indagine è che la maggiore consapevolezza dei consumatori non basta, da sola, a ridurre il rischio – spiega Redi Vyshka, coo e cofondatore di Switcho- Assistiamo a una rincorsa continua: gli utenti diventano più preparati, ma anche i truffatori evolvono rapidamente». Fra i consigli di Switcho per difendersi, rimanere in silenzio per 2-3 secondi in caso di chiamate sospette, visto che molti sistemi automatici interrompono il contatto se non rilevano una conversazione; ed evitare di dare spiegazioni o comunicare dati, chiudendo subito la telefonata in caso di dubbi.
Anche le Authority sono scese in campo, con l’Agcom che ha portato avanti diverse iniziative fra cui la creazione di un filtro anti spoofing, attivo dallo scorso novembre, che prevede il blocco delle chiamate mobili provenienti dall’estero con numero italiano. Un modo per ostacolare i call center fantasma che quasi sempre fanno base in Paesi stranieri. Per dare un’idea del fenomeno, basti pensare che in soli tre giorni (dal 19 al 21 novembre 2025) i quattro principali gestori italiani hanno bloccato complessivamente una media di 7,46 milioni di telefonate al giorno. Anche il governo è intervenuto. Ad aprile, con la conversione in legge del decreto Bollette, è stata introdotta una norma che dichiara nulli i contratti stipulati con chiamate o messaggi commerciali non richiesti dal consumatore. Il comma 5bis dell’articolo 51 del Codice del Consumo vieta le telefonate per luce e gas a meno che chi le riceve non sia già cliente o non abbia fornito il proprio consenso esplicito. Inoltre, le chiamate commerciali devono provenire da un numero riconoscibile e univoco. Senza questi requisiti, l’attivazione dei contratti è nulla, con l’onere della prova a carico dell’operatore.
Consigli preziosi per difendersi arrivano anche dall’Adusbef, da sempre attivo su questo fronte: «Esistono vari tipi di raggiri e fra i più diffusi c’è la falsa identità: gli operatori si presentano come dipendenti di grandi aziende o enti pubblici, ma in realtà hanno ottenuto l’appalto da altri soggetti. Per irretire la vittima spingono su una finta urgenza, lanciando allarmi come “Dobbiamo adeguare il contratto” – spiega a Moneta il presidente dell’Associazione dei consumatori, l’avvocato Antonio Tanza – Fra le tecniche, anche quella di offrire prezzi fuori mercato, che però dopo pochi mesi lievitano con conseguente salasso». Se gli operatori non riescono a estorcere l’ok, possono addirittura ricorrere a registrazioni manipolate, tagliate ad arte montando un “sì” estrapolato dalla conversazione per simulare un consenso mai dato. E spesso ci vogliono mesi perché il cliente si renda conto dell’inghippo: di solito resta ignaro fino all’arrivo della prima bolletta.
Tanza offre poi un vademecum per difendersi: «Le regole d’oro sono: mai dare i propri dati personali, soprattutto codice fiscale, Pod e Pdr, numeri chiave per attivare nuovi contratti; chiedere sempre il numero di iscrizione al Roc dell’operatore e attaccare se si rifiuta di darlo; non fidarsi delle registrazioni di verifica e pretendere una copia scritta del contratto; e controllare mensilmente sul sito del proprio fornitore che non ci siano stati cambi non autorizzati». In caso di chiamate sospette è anche importante segnalare subito il numero “incriminato” sul sito dell’Agcom.
Se si rimane vittime di un raggiro, Tanza spiega che ci si può sempre difendere: «Se si è ancora in tempo si può esercitare il diritto di ripensamento entro 14 giorni. Negli altri casi bisogna inviare reclamo scritto al nuovo operatore, chiedere il rientro al vecchio fornitore, segnalare ad Arera e Agcom e in caso chiedere assistenza ad avvocati o associazioni dei consumatori».
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