Cambiare il fornitore di luce e gas o quello di telefono e Internet è uno dei pilastri della concorrenza che hanno rivoluzionato il settore. Se un’offerta non convince, se il prezzo è troppo alto o il servizio non soddisfa, il consumatore può passare rapidamente a un altro operatore. Ma come succede spesso in Italia, fatta la legge trovato l’inganno.
Nel tempo questa libertà si è trasformata, in alcuni casi, in una scappatoia per evitare di pagare un servizio. È il fenomeno dei clienti che cambiano ripetutamente fornitore lasciando dietro di sé le ultime bollette non pagate. Un comportamento che interessa tanto l’energia quanto le telecomunicazioni, ma che negli ultimi anni ha trovato filo da torcere grazie agli strumenti messi in campo dalle Authority. Nel mirino è finita una platea vasta che riguarda tutti coloro che non pagano e comprende sia chi attraversa temporaneamente una difficoltà economica e salda il proprio debito dopo la scadenza, sia i “turisti” delle bollette, ovvero coloro che utilizzano ripetutamente il cambio di fornitore lasciando insolute le fatture finali.
I numeri raccolti da Arera attraverso il Sistema Indennitario mostrano la dimensione del fenomeno. Dal 2011 sono stati individuati quasi 870mila clienti elettrici classificabili come turisti energetici ripetuti, mentre nel gas, da giugno 2019, sono stati individuati oltre 227mila clienti. Complessivamente si tratta di quasi 1,1 milioni di casi nei due settori.
Ancora più significativo è il dato sulla reiterazione. Nel 2024 il 46,7% delle richieste di indennizzo nel settore elettrico riguardava clienti che avevano già ricevuto in precedenza un indennizzo. Nel gas la quota era del 42,7%. Il fenomeno, dunque, non sembra riconducibile solo a episodi occasionali: una parte dei clienti torna a utilizzare lo stesso meccanismo più volte come una strategia.
Il Sistema Indennitario nasce proprio per impedire che il cambio di fornitore faccia evaporare il credito del vecchio venditore. Il meccanismo più conosciuto è il Cmor, il corrispettivo di morosità. Quando ricorrono le condizioni previste dalla regolazione, il precedente venditore può chiedere un indennizzo per il credito rimasto insoluto e il sistema consente di recuperare una parte di quella somma attraverso il nuovo rapporto di fornitura. Quindi, cambiare fornitore non significa più potere evadere il debito. Il moroso viene individuato e il debito può essere recuperato. Il cliente che non paga, cambia fornitore e pensa di aver così chiuso la partita non è infatti automaticamente fuori dal radar.
I sistemi messi in campo dalle Authority servono proprio a evitare che il passaggio a un nuovo operatore azzeri la posizione debitoria. Nel settore energetico, attraverso il Sistema Indennitario e il Cmor, il vecchio venditore può recuperare una parte del credito anche dopo lo switching. Il meccanismo consente quindi di collegare la morosità al precedente rapporto di fornitura e di chiedere un indennizzo quando ne ricorrono le condizioni.
I numeri mostrano che lo strumento è efficace: secondo Arera, per i crediti per i quali è stato richiesto il Cmor, il sistema ha consentito di ridurre dell’82% nel settore elettrico e dell’86% nel gas gli oneri legati al mancato pagamento. Questo non significa che ogni euro venga recuperato, una parte dei crediti può infatti rimanere inesigibile. Ma cambiare fornitore non offre più una via automatica per cancellare il debito.
Inoltre, Arera ha avviato un procedimento per rivedere il Sistema Indennitario e renderlo più efficace, intervenendo anche sui meccanismi finanziari e sulla responsabilizzazione degli operatori coinvolti. A luglio l’Autorità ha pubblicato i propri orientamenti iniziali e ha aperto una consultazione, che si concluderà il 15 settembre. La direzione è quindi quella di rafforzare gli strumenti che consentono di recuperare il credito senza trasformare la morosità in un ostacolo alla concorrenza.
La telefonia
Un problema simile esiste nelle telecomunicazioni. Anche qui il cliente può cambiare operatore e, soprattutto, la morosità non può diventare semplicemente un motivo per impedirgli di portare con sé il proprio numero. La risposta del settore è stata diversa da quella energetica. In questo caso esiste SIMoITel, il sistema informativo sulle morosità intenzionali nella telefonia, una banca dati condivisa che permette agli operatori di verificare determinate situazioni di insolvenza prima di acquisire un nuovo cliente. Non è però una generica “black list” ma un sistema di segnalazione a condizioni precise. Tra queste, un debito di almeno 150 euro, il recesso dal contratto da almeno tre mesi, fatture non pagate nei primi sei mesi del rapporto e l’assenza di contestazioni o procedure di conciliazione aperte. Il cliente deve inoltre essere informato preventivamente dell’iscrizione nel registro. L’obiettivo è distinguere chi semplicemente attraversa una difficoltà e paga in ritardo da chi sembra utilizzare sistematicamente il cambio di operatore per sottrarsi al pagamento.
La sfida per le Authority diventa trovare il punto di equilibrio: tutelare il diritto del consumatore a scegliere e cambiare operatore senza consentire che lo switching diventi uno strumento per lasciare sistematicamente i debiti alle spalle. Secondo i dati 2025 i valori più alti di switch si registrano in Puglia, dove il tasso domestico raggiunge il 31,7% dei clienti e il 32,7% dei volumi, il tasso più elevato in Italia, seguita da Basilicata (23,9% dei clienti domestici) e Toscana (22,9%). All’estremo opposto si collocano Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, dove il tasso di switching domestico è rispettivamente del 5,8% e del 5,7% dei clienti.
© Riproduzione riservata