Colpo di spugna di Papa Leone XIV nel giorno del suo settantunesimo compleanno: cancellate le misure di contenimento salariale che Papa Francesco aveva introdotto come provvedimento emergenziale durante la pandemia da Covid, a causa del calo degli introiti pontifici, derivanti principalmente dalle visite museali, provocato dai continui lockdown. Oggi il Vaticano ha pubblicato un motu proprio per superare le misure straordinarie legate alla pandemia, che “possono ora essere superate”.
All’epoca il bilancio della Santa Sede fu particolarmente penalizzato dalla chiusura prolungata dei Musei Vaticani. Per questo motivo, nel marzo 2021, Francesco promulgò il motu proprio “Un futuro sostenibile”, con cui decurtò del 10% gli stipendi dei cardinali, dell’8% quelli dei capi dicastero e dei segretari, e del 3% quelli dei sacerdoti e dei religiosi in servizio.
Adesso che la situazione è tornata alla normalità, i Musei Vaticani, con oltre 6 milioni di visitatori l’anno, generano circa 100 milioni di euro di incassi, rappresentando la voce di entrata più consistente per le casse pontificie.
Quanto guadagnano i cardinali
Un cardinale della Curia romana percepisce oggi circa 5 mila euro al mese. Prima delle riduzioni, la retribuzione era compresa tra i 4 mila e i 5.500 euro mensili. Per loro Bergoglio aveva fissato un tetto di 3 mila euro al mese. Diversa la situazione per i semplici sacerdoti, il cui compenso è di circa 1.200 euro al mese.
La revoca decorre dal primo settembre 2026, ma il motu proprio fa salvi in via definitiva gli effetti già prodotti dalla norma precedente, come il congelamento della maturazione degli scatti di anzianità. Ciò significa che gli anni di blocco resteranno cristallizzati in modo permanente e non verranno recuperati.
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