Una strana congiuntura di cadute e risalite simultanee sta attraversando Wall Street dopo che Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic ha lanciato l’allarme sulla necessità di rallentare la corsa allo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale per la sicurezza dell’umanità. Ieri nello stesso momento in cui i titoli dei semiconduttori come Nvidia e Amd perdevano terreno, i titoli del software salivano. In una settimana il titolo di Salesforce ha guadagnato oltre il 4%, Adobe il 2%, ServiceNow il 6%. Nella sola seduta di ieri il Philadelphia Semiconductor Index ha ceduto il 6%. Nvidia è scesa del 3,4%, Micron ha perso oltre il 5%, Broadcom e Amd sono arretrate di più del 4% ciascuna.
Stop al rally dell’IA
La madre di tutti questi movimenti è il saggio pubblicato proprio da Amodei lo scorso weekend sulla necessità di sollevare il freno nello sviluppo algoritmico. Al suo appello si sono accodati a viva voce tutti gli altri big che sviluppano modelli, come Elon Musk (X), Sam Altman (OpenAI) e Satya Nadella (Microsoft).
La reazione dei mercati stata repentina. Le vendite hanno colpito i titoli legati all’hardware IA su scala globale. Dai produttori di chip asiatici come Sk Hynix e Samsung, in calo rispettivamente del 4% e del 9%, fino ai rivali europei come Asml, che ha ceduto il 9%, gli investitori hanno dismesso l’hardware per riallocare i capitali sul comparto software, da mesi in profonda crisi. I colossi del settore come Salesforce e ServiceNow conquistano così il tempo necessario per integrare l’intelligenza artificiale nei propri prodotti prima che gli agenti autonomi li rendano obsoleti.
Chi vince e chi perde
Oggi mentre i titoli delle aziende che producono chip e semiconduttori cedono terreno – Nvidia perde il 3,36%, Micron il 5,25%, SanDisk il 4,98%, Amd il 4,40% – i titoli delle aziende che producono modelli di intelligenza artificiale performano positivamente. Alphabet guadagna il 3,22%, Meta il 2,71%, Microsoft l’1,97%.
A beneficiare di questo freno sull’IA sono sia i produttori dei modelli, che giustificano agli investitori il taglio dei costi senza abbandonare la corsa allo sviluppo, sia le aziende di software, che tirano un sospiro di sollievo dopo mesi di crolli dettati dal timore che gli algoritmi le rendessero obsolete.
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