E’ iniziato quel periodo dell’anno in cui ci si rende conto che restano solo tre mesi per realizzare gli obiettivi di rendimento e trasformare le previsioni in risultati concreti. Peccato che il quarto trimestre si sia avviato in un contesto tutt’altro che tranquillo. I mercati azionari hanno mostrato una notevole capacità di tenuta, sostenuti dalla crescita degli utili e dall’entusiasmo ancora forte per gli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Tuttavia, l’obbligazionario è entrato in uno dei passaggi più difficili da inizio anno, con i rendimenti dei titoli di Stato saliti sensibilmente, sui massimi da decenni. Questo movimento non è affatto secondario: quando il rendimento offerto dal reddito fisso sale così rapidamente, cambia anche il prezzo che gli investitori sono disposti a pagare per gli asset più rischiosi, in primis le azioni.
In questi ultimi tre mesi, quindi, la vera questione potrebbe non essere tanto inseguire il prossimo rialzo, quanto trovare il giusto equilibrio in portafoglio. Secondo i gestori, non è necessario stravolgere le proprie posizioni, ma verificare se il bilanciamento e la proporzione tra azioni, obbligazioni, liquidità e altre asset class siano ancora adeguati al nuovo scenario, senza perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo. Le incognite in questo ultimo scorcio d’anno, di certo, non mancano tra inflazione, decisioni delle banche centrali, andamento dell’economia, prezzo dell’energia, tensioni geopolitiche e sostenibilità dei debiti pubblici.
Le quattro forze in gioco
I prossimi mesi, secondo gli esperti, saranno animati e condizionati da quattro fattori. Innanzitutto, dalla geopolitica, e in particolare dallo scontro tra Stati Uniti e Iran che tiene in ostaggio lo Stretto di Hormuz e, più ancora del greggio, alcuni prodotti raffinati e input chiave come fertilizzanti e gas, con ricadute su inflazione e di conseguenza sulle decisioni delle banche centrali. Alla geopolitica si aggiunge la politica elettorale. Le elezioni di metà mandato americane sono alle porte e possono cambiare il tono fiscale, i dazi e la postura internazionale, con effetti immediati su dollaro, Treasury e valutazioni. Anche l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Francia, previste nel 2027, comincia già ad aggiungere una certa dose di incertezza. «Nel breve periodo, la combinazione tra un deficit consistente e una limitata stabilità politica è destinata a rimanere un fattore rilevante per i mercati obbligazionari europei», avverte Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments. Ecco dunque che la terza grande incognita riguarderà le politiche fiscali, soprattutto della Francia.
Infine, le prospettive sugli utili societari che rappresentano un elemento più costruttivo in grado di controbilanciare i rischi precedenti. Finora i risultati sono stati solidi nel 2026, con una crescita degli utili superiore alle attese sia in termini di diffusione tra i diversi settori sia di entità. La stagione dei risultati del terzo trimestre inizierà nelle prossime settimane e le attuali aspettative di analisti e gestori suggeriscono che questa resilienza possa proseguire anche nel quarto trimestre.
I suggerimenti operativi
In questo contesto il portafoglio non va stravolto, ma ricomposto. «Dopo il rally molti profili sono da ribilanciare. – suggerisce Sara Amato, head of investment specialists Italia di Pictet Wealth Management – Le azioni restano centrali, ma cambiano volto: più qualità, dividendi, più energia, difesa e infrastrutture elettriche; meno concentrazione sui titoli dell’IA più cari, meno high yield e meno small cap speculative. Il reddito fisso, dopo un anno da dimenticare, può essere rispolverato privilegiando governativi e investment grade sulle scadenze intermedie, 3-5 anni. L’oro, tra il 2 e il 5%, e una parte in materie prime (3-4%) restano l’assicurazione sui rischi geopolitici, valutari e inflattivi. Una liquidità tattica attorno al 5-8% consente infine di sfruttare eventuali fasi di volatilità legate a elezioni o a shock energetici».
Tra i gestori emerge una convergenza sul ruolo dell’oro e dei metalli preziosi. «Il metallo prezioso trae vantaggio sia dal suo ruolo di bene rifugio in un contesto geopolitico complesso, sia dalla sua funzione di copertura contro i rischi legati al deterioramento delle finanze pubbliche e a un’inflazione potenzialmente più persistente», precisa Valetin Bissat, chief economist e senior strategist di Mirabaud Asset Management. Spazio anche ad alcune opportunità geografiche specifiche, come l’Oriente. I mercati emergenti – in particolare Taiwan e Corea del Sud – insieme al Giappone, offrono spunti interessanti: «Offrono esposizione al ciclo di investimenti, oltre a una governance in miglioramento e a un solido sostegno interno», aggiunge Candriam.
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