Il petrolio ancora al livelli decisamente elevati tiene sotto scacco i mercati. Le quotazioni del greggio Brent si mantengono sopra il muro dei 100 dollari al barile e la maggior parte degli operatori prevede che nel breve si manterrà ancora nei pressi di questi livelli a meno di una de-escalation delle tensioni in Medio Oriente. Secondo le stime più recenti di S&P Global Ratings, i prezzi dovrebbero attestarsi in media da qui a fine anno a circa 95 dollari al barile per il Wti e 100 dollari al barile per il Brent, con picchi potenzialmente legati all’andamento del traffico nello Stretto di Hormuz.
Le tensioni in atto, con le interruzioni e i rallentamenti del transito nel Golfo Persico, continuano infatti a condizionare il mercato e a imporre un premio di rischio sul greggio. Pesa, inoltre, la contrazione della domanda nei settori del petrolchimico e dell’aviazione a causa dei costi di gestione sempre più elevati.
Il caro-energia sta portando in dote una decisa accelerazione dell’inflazione, che in Italia a settembre ha superato la soglia del 4% (+4,2% su base annua) con più della metà dell’aumento ascrivibile allo shock energetico. Tolti gli energetici, l’inflazione sale dall’1,7% al 2%. L’inflazione si accompagna da sempre a un adeguamento di tutti i prezzi, compresi quelli delle azioni. E in ogni caso la maggior parte degli esperti ritiene che quella attuale debba considerarsi una temporanea fase di volatilità elevata, dovuta alle tensioni geopolitiche che riguardano il Medio Oriente.
Quali le ricadute sui singoli titoli azionari e in particolare con quelli legati a doppio filo con gli umori delle materie prime energetiche.
Eni
Colosso energetico italiano per eccellenza, è anche una delle principali compagnie del settore integrate a livello globale, leader nell’esplorazione, produzione, raffinazione e commercializzazione di petrolio e gas, con una forte presenza internazionale e un ruolo rilevante anche sulle fonti rinnovabili. Il titolo a Piazza Affari a metà settimana valeva intorno ai 24-25 euro per azione, con un rialzo di oltre il 58% rispetto a un anno fa.
Gli analisti sono tutti positivi, senza eccezioni, sulle prospettive del titolo. Il 25 settembre Hsbc ha confermato il giudizio «hold» (mantenere in portafoglio) e alzato il target price a 25,5 euro, mentre il 22 settembre Intesa Sanpaolo aveva alzato a «buy» (comprare) la sua raccomandazione. Barclays e Goldman Sachs, infine, il 15 e l’11 settembre avevano confermato i precedenti «overweight» (sovrappesare in portafoglio) e «buy», indicando obiettivi di prezzo di 30,5 euro e 26 euro. In precedenza (4 settembre) Morgan Stanley si era espressa con un «equalweight» (peso ponderato) e un target di prezzo di 23,8 euro.
Saipem
Leader mondiale nei servizi di ingegneria, perforazione e grandi progetti nel settore dell’energia e delle infrastrutture legate agli idrocarburi, la società è controllata, attraverso un patto parasociale, da Eni (21,19%) e Cdp Equity (12,82%). Le azioni proprie in portafoglio della società ammontano al 2,77% e il resto (poco più del 63%) è flottante sul mercato. Il titolo, quotato a Piazza Affari, segna da inizio anno un progresso di quasi 50 punti percentuali e vanta una capitalizzazione vicina ai 69 miliardi di euro.
Gli analisti, stando ai giudizi più recenti, che risalgono al 29 luglio scorso, pur confermando la raccomandazione «buy» (comprare), hanno ritoccato al ribasso i prezzi obiettivo: Berenberg lo ha fissato a 5,05 euro e Ubs a 4,6 euro. L’analisi tecnica evidenzia una contrazione, con la curva potenzialmente orientata sulla base di supporto a 4,329 euro e una resistenza posizionata a quota 4,4 euro. Operativamente lo scenario più credibile è attualmente quello ribassista, con target potenziale posto a 4,303 euro. Quanto all’analisi del rischio, secondo Teleborsa «l’operatività sul titolo appare predisposta soprattutto per quegli investitori avversi al rischio. Il trend si con-ferma piuttosto costante, con conferme che ci giungono anche dall’incremento dei volumi scambiati».
Tenaris
Specializzata nella produzione di tubi e servizi per l’industria petrolifera e del gas, la società ha un ruolo importante a livello internazionale e il titolo Tenaris è storicamente uno dei pesi massimi del comparto oil & gas di Piazza Affari. Le azioni hanno chiuso il mese di settembre sopra quota 24 euro e da inizio anno il saldo risulta positivo di oltre il 47%.
Le raccomandazioni degli analisti indicano in linea di massima un potenziale di rialzo medio del +12,75% rispetto ai valori di mercato attuali, con un consenso orientato prevalentemente al buy (comprare) e hold (mantenere in portafoglio). L’analisi tecnica di Teleborsa indica una situazione di medio periodo orientata al rialzo, mentre sul breve periodo la spinta rialzista si indebolisce a causa «dell’evidente difficoltà a procedere oltre quota 24,69 euro».
Quanto all’analisi del rischio, gli investitori istituzionali non si dimostrano fortemente interessati all’azienda che opera nel settore siderurgico visto che i volumi intraday risultano essere inferiori alla media mobile dei volumi a un mese, mentre il livello di rischio appare contenuto, con la volatilità giornaliera pari a 1,824, indicativa di una direzionalità sostanzialmente stabile del titolo.
Maire
Conosciuto come Maire Tecnimont, storica denominazione della società, il gruppo opera nei settori dell’ingegneria e della fornitura di servizi per la trasformazione delle risorse naturali, con particolare attenzione alla transizione energetica e alla chimica verde, ma storicamente è legata alla filiera petrolchimica.
Il titolo, quotato a Piazza Affari tra le mid cap, valeva a fine settembre intorno ai 12,8 euro per azione, in crescita del 2% circa rispetto alla chiusura precedente. È in corso un programma di acquisto di azioni proprie a servizio dei piani di incentivazione azionaria del gruppo. Il buyback, partito il 24 settembre scorso, è valido per 18 mesi. Nell’ambito del programma Maire potrà acquistare fino a 5 milioni di azioni ordinarie, pari all’1,52 per cento del capitale in circolazione alla data di autorizzazione, da destinare ai piani di incentivazione.
Il titolo ha chiuso il mese di settembre valeva 12,57 euro per azione, con un saldo di circa -3% rispetto a sei mesi prima, mentre le quotazioni risultano sostanzialmente invariate rispetto ai livelli di un anno fa.
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