Da malato grave ad asset più caldo di fine estate. Il Bitcoin nel corso del terzo trimestre ha improvvisamente ripreso vigore risollevandosi dalle paludi dell’ennesimo “crypto winter” che aveva portato il valore della regina degli asset digitali a più che dimezzarsi in pochi mesi. Il terzo trimestre si è chiuso con un rally del 43% circa per la regina delle criptovalute, il miglior trimestre degli ultimi due anni. E c’è chi già prospetta un rally ancora più vigoroso da qui a fine anno con il ritorno a quota 100mila dollari come possibile traguardo. L’inversione di tendenza sulle criptovalute non ha visto un vero e proprio fattore scatenante, anche se a ben vedere la maggior parte del rally si è materializzata dal 19 agosto in avanti, ossia dopo l’annuncio da parte del Tesoro statunitense dell’ampliamento del piano di buyback sui Treasury a lunga scadenza.
«Le preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti, gli elevati rendimenti dei Treasury e, più in generale, il tema della svalutazione monetaria (debasement trade) continuano a rafforzare l’attrattività di Bitcoin come asset monetario non sovrano», argomenta James Butterfill, head of reserch di CoinShares, che vede la «sorprendente» capacità di tenuta del Bitcoin motivata da una ripresa degli acquisti da parte delle cosiddette “balene”, ossia i grandi possessori di Bitcoin, così come da solidi afflussi istituzionali. In tal senso, gli Etf spot Bitcoin statunitensi hanno messo a segno a fine settembre una striscia di nove sedute consecutive di afflussi, per un totale di circa 3 miliardi di dollari nel periodo.
Gli investitori stanno tornando quindi a cavalcare il mondo cripto nonostante l’ostacolo dell’ennesimo stop dell’iter di approvazione del Clarity Act, il provvedimento destinato a creare negli Stati Uniti un quadro normativo organico per il mercato delle criptovalute. Un elemento di supporto normativo è invece arrivato grazie alla Securities and Exchange Commission (Sec) che ha autorizzato la negoziazione di azioni tokenizzate su alcune piattaforme blockchain per un periodo provvisorio di cinque anni.
Assist Sec
La sponda arrivata dalla Sec ha fatto bene in particolare all’Ethereum, risalito di oltre il 75% dai minimi di giugno sotto la spinta della crescita delle stablecoin, della tokenizzazione e della DeFi. Gli asset reali tokenizzati sono triplicati nell’arco di un anno raggiungendo circa 39 miliardi di dollari e quasi la metà viene regolata sulla rete Ethereum.
Gli elementi di rischio non mancano, a partire da quello che farà la Federal Reserve in termini di politica monetaria. Nel breve termine, il Bitcoin resterà quindi fortemente sensibile alle aspettative sui tassi di interesse. «Nel breve termine un orientamento restrittivo della Fed, prezzi del petrolio elevati e il rischio di un’ulteriore escalation in Iran rappresentano i principali fattori di pressione, soprattutto qualora contribuissero a mantenere alta l’inflazione e a ritardare un eventuale allentamento della politica monetaria», asserisce Butterfill di CoinShares. I principali rischi restano un nuovo shock dei prezzi del petrolio, ulteriori rialzi dei tassi, un aumento dei rendimenti obbligazionari e nuovi ritardi nell’approvazione della normativa statunitense sulla struttura del mercato degli asset digitali.
Secondo André Dragosch, head of research per l’Europa di Bitwise, il principale driver rialzista per il Bitcoin è di natura macroeconomica, con la correlazione tra Bitcoin e oro ai massimi degli ultimi sei anni, mentre quella con il Nasdaq è scesa ai minimi di un anno. In altre parole, è tornato il cosiddetto “debasement trade”, ossia la ricerca di asset in grado di proteggere dalla perdita di valore della moneta. Con il deficit statunitense su livelli record e l’espansione dei programmi di riacquisto dei Treasury, ci aspettiamo una debolezza strutturale del dollaro e, storicamente, nella corsa contro la svalutazione monetaria Bitcoin si è dimostrato il cavallo più veloce.
Target impegnativi
Scrutando l’orizzonte di lunghissimo periodo, il mondo cripto è sempre foriero di previsioni di “iper-crescita”, come quelle di Michael Saylor. Il numero uno di Strategy, la società di Tesoreria Bitcoin (detiene 847.666 token per un valore di oltre 70 miliardi di dollari) descrive l’attuale momento come una «corsa all’oro Bitcoin» come riserva di valore di lungo termine, che può portare a un mercato da 120 trilioni di dollari, ossia il 10% del totale degli asset globali. Considerando che adesso il mercato cripto nel suo complesso vale attualmente circa 3 trilioni di dollari, significa un aumento di ben 40 volte.
Come tutti i cripto guru, Saylor porta avanti il mantra della scarsità: entro il 2035 il 99% dei Bitcoin sarà estratto, mentre l’ultimo 1% ci metterà un altro secolo. Una narrazione che sostiene un potenziale apprezzamento, trascurando il punto interrogativo rappresentato dalla domanda futura su cui non vi è alcuna certezza.
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